POLPETTINE DI TONNO E PATATE.... VIVA IL NATALE CHE E' FINITO... PAROLA DI MIRANDA


Ehi... c'è nessuno?
Sarà meglio aprire le finestre e arieggiare un po' che questo blog è in letargo da troppo tempo!
E, lasciatemelo dire, fosse stato per lei la situazione non sarebbe cambiata e saremmo ancora ricoperti di ragnatele.
E prima si è fatta travolgere dalla valanga delle feste natalizie (una valanga sì perchè qui il Natale mica è una faccenda normale...).
Ha cominciato a non starci più con la testa ai primi di dicembre quando ha tirato fuori scatoloni su scatoloni.
Io mi sono spaventata: "Hai visto mai che 'sta matta vuole farci traslocare ancora???".
Poi mi sono ricordata: niente trasloco... PEGGIO!!!!... era in arrivo il Natale!!!
Ma, dico io, dove la teneva tutta questa roba?
Per giorni e giorni ha delirato spacchettando, ri-impacchettando, spostando mobili, togliendo quadri mentre quello stupido d'un cane (qualcuno sa dirmi dov'erano i cani quando distribuivano i cervelli?) la seguiva ovunque saltellando tutto felice (gonzo) e ingurgitando intere decorazioni natalizie.
Poi, passata la fase "decorazione" è iniziata la fase "cuciniamo per un esercito" che è iniziata infornando biscotti come se non ci fosse un domani e si è (momentaneamente) conclusa con la lotta di quella squilibrata della mia umana contro un gigantesco e orrido volatile tutto nudo, apparentemente morto, ma sicuramente posseduto da un'entità demoniaca decisa ad impedirne la farcitura. Mentre meditavo di chiamare un bravo esorcista la "bestia" è stata infilata a forza nel forno e non ne è uscita che tre ore e mezza dopo con un aspetto completamente diverso. Confesso che il tacchino è stata l'unica cosa che mi è veramente piaciuta del Natale.
Del resto cos'altro c'è di bello?
Musica e rumori, gente che continua a parlare, un viavai continuo (ma lo sapete che questa casa non è un albergo??) e, orrore estremo, bambini.
No dico... bambini.
Quei cosi piccoli e rumorosi che si infilano le dita nel naso e poi te le passano sul pelo (!!!!).
E ti tirano la coda e vogliono prenderti in braccio.
Mostri. Ecco cosa sono. Solo a quell'essere inferiore di un cane potevano piacere. Se ne stava lì a farsi torturare con aria beata muovendo la coda e sdraiandosi a pancia in sù. Tze. Inferiore...
E adesso?
Adesso tutte le decorazioni sono state tolte (o meglio quasi tutte perchè quella matta ne ha lasciata qualcuna perchè "fanno tanto inverno...") e l'umana squilibrata udite udite è malata!
Ebbene sì, sta così tanto male che i dottore ha detto che deve stare ferma. Poi l'ha guardata negli occhi e, siccome la conosce anche troppo bene e sa che non è per niente ubbididiente, ha detto che deve stare a letto.
E lei si dispera pure! Dico io... cosa c'è di più bello che poltrire in un letto?
Ma qui stiamo parlando una tizia che fa almeno tre cose alla volta, una specie di aliena che riesce a cucinare il risotto mentre dipinge un mobile e fa ripetere la lezione all'umano piccolo. 'Na pazza.

Bene, ora vado a stendermi un pochino anch'io che la tastiera mi stanca.
Il blog l'ho riaperto, qui sotto trovate pure una ricetta che può piacere anche ai vostri felini... che dirvi di più?

Au revoir

La vostra (nobil)Gatta Miranda


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INGREDIENTI 
160 grammi di tonno all'olio d'oliva di ottima qualità
650 grammi di patate lessate, sbucciate e schiacciate con lo schiacciapatate
una piccola acciuga sott'olio
due cucchiai di pecorino grattugiato
un uovo intero
prezzemolo
sale
pepe
pangrattato
olio extravergine

In una ciotola mescolare le patate con il tonno sminuzzato con una forchetta, l'acciuga tritata, il pecorino, l'uovo, una manciata di prezzemolo tritato, un pizzico di sale e uno di pepe.
Formare delle polpettine della grandezza di una grossa noce, passarle nel pangrattato e disporle su una teglia ricoperta di carta da forno.
Irrorare con un filo d'olio e infornare a 180 gradi per una ventina di minuti.
Lasciarle intiepidire prima di servirle.


I MIEI SPAGHETTI CON LE POLPETTINE E... VOI SIETE TATO STRAMPALATO O TITINA PERBENINO?

Quando le mie ragazze erano piccole, avevamo scovato nella biblioteca comunale (di cui siamo tuttora assidue frequentatrici) un libretto per bambini che ci aveva folgorate.
Anzi, posso affermare che questo volumetto di poche pagine ha cambiato il mio modo di classificare le persone. Il libretto si chiamava "Tato Strampalato e Titina Perbenino e raccontava la vicissitudini di due fratellini Tato e Titina appunto.
I due erano proprio agli antipodi: per quanto Tato Strampalato era originale, pazzerello e pasticcione, Titina Perbenino era seriosa, precisa e diligente. Il libretto era delizioso: pieno di disegni bellissimi ed esilarante nel suo genere.
Dopo averlo letto e riletto innumerevoli volte e aver rinnovato il prestito in biblioteca per quante volte lo consentiva l'umana decenza siamo state costrette a lasciarlo andare. All'epoca ho cercato il libretto in molte librerie per poterlo acquistare ma sembrava impossibile trovarlo.
Da allora, per me e le mie figlie,  il mondo si divide in due: i "Tato Strampalato" e i "Titina Perbenino".
Inutile che io vi dica a quale gruppo io appartenga... "Strampalato" for ever!!!!
Una donna che ha fatto quattro figli (e bisogna possedere una lieve forma di pazzia per farlo...) e che ha una serie di eccentriche manie come me può far parte solo di quel gruppo... e buona parte della mia famiglia...pure...
Prendiamo, ad esempio il nanetto, mettiamo stamattina a colazione: capelli in piedi, occhi gonfi, scalzo e con le infradito in mano ci delizia con una mise mattutina degna di uno stilista giapponese... pantaloncini al contrario con etichetta a vista color rosso fuoco e canottiera arancione da basket con il numero in verde acido. Il tutto corredato da una collana con pendente dei Gormiti trovata nell'uovo di Pasqua due anni fa e riesumata durante il grande evento di sabato che ha compreso il riordino della cameretta e lo svuotamento della cesta dei giochi che non veniva fatto dal lontano 2004 o giù di lì (ne è spuntato anche un calzino antiscivolo taglia 18 mesi e un sonaglino massaggiagengive): TATO STRAMPALATO...
Figlia numero 3: è la più giovane di tre sorelle, è molto carina ma anche molto insicura. Vive con l'idea perenne che buona parte del mondo possa aggredirla e nel nel frattempo lei si esercita nella difesa personale aggredendo suo fratello e le sue sorelle. Quando deve uscire prova ogni indumento suo o delle sue sorelle (o della mamma...) su cui riesce a mettere le mani e poi puntualmente esce indossando la prima cosa che aveva provato. E' un soggetto ibrido: TITINA PERBENINO al 30 per cento (quando esce di casa con ogni indumento perfettamente abbinato all'altro per colore e tessuto e passa tre ore a piastrarsi i capelli mandando in corto circuito l'impianto elettrico) e TATO STRAMPALATO (ha fotografato col cellulare il cartellone con i suoi voti e la scritta "promossa" per essere certa di non avere letto male...).
Figlia numero 2: è "TATO STRAMPALATO" al cento per cento. Conserva ogni oggetto per anni (compresi i biglietti dell'autobus e le pubblicità). Nel cassetto del suo comodino convivono felicemente i biglietti di auguri per i suoi ultimi dieci compleanni, i biglietti del cinema di quattro anni fa, qualche fazzoletto di carta usato e una miriade di oggettini assurdi: forcine per capelli rotte, graffette di metallo, nastrini e fiocchetti di varie provenienze, scatolette di ogni foggia e colore,  un occhio (appartenente ad uno dei venticinque peluches che vivono sul suo letto) e le mutande di stoffa maculata di Ada, una scimmietta di peluches datata1999 che vive sul suo cuscino smutandata, sguercia e con sette dita (le altre tre risultano disperse). Sul suo comodino troneggia tutta la serie di "Harry Potter" che lei legge e rilegge con lo stesso zelo di un rabbino che recita i salmi dell'Antico Testamento, insieme con l'ultimo romanzo che sta leggendo in questi giorni di meritato riposo dopo una anno di scuola: giusto cinque minuti fa mi ha comunicato ufficialmente che sta diventando una "topa" (!?!) da biblioteca...
Figlia numero 1: è la prima della serie e porta la "strampalataggine" nel DNA. Da piccola andava in giro con il secchio dei Lego in testa sbattendo ripetutamente contro le pareti e si arrabbiava furiosamente perchè non riusciva a mettere a Cicciobello i vestiti di Barbie. Il pediatra, consultato da noi genitori perplessi, si diceva ancora più perplesso dei suddetti genitori. Nonostante le dubbie premesse è diventata una ragazza solare e allegra, piena di amici e brillante negli studi. Conserva comunque una vena di follia che esprime in particolar modo quando tenta di fare le parole crociate (per cui è completamente negata): non riesce a spiegarsi come mai quando si siede al tavolo di cucina dicendo "facciamo insieme le parole crociate" dopo qualche minuto dei suoi deliri noi altri siamo buttati a terra dalle risate...qualche esempio? "Lo era la lingua di Cicerone" (latino), lei ha scritto "gonfia"... oppure "una perfida vecchiaccia" (megera) lei ha scritto "vicina"... Le sue giustificazioni? Lingua gonfia a furia di... declamare... e vicina... vabbè spero che la nostra vicina non mi legga....
Marito: è colui il quale è stato mio complice nel generare questo clan di squinternati: basta questo per definirlo "TATO STRAMPALATO"! Se poi aggiungiamo che canta a squarciagola le canzoni dei Litfiba con le cuffiette alle orecchie mentre innaffia il giardino... Ecco, potete immaginare i suddetti vicini...
Gatta Miranda: ecco, lei è proprio TITINA PERBENINO, si muove come una regina , non degna di uno sguardo in più nessun essere vivente e passa la maggior parte del suo tempo a dormire. Ha solo due piccoli sprazzi di vitalità al giorno, quando vengono riempite le ciotole...
Gatta Ermione: totalmente TATO STRAMPALATO, è completamente folle e priva di qualsiasi logica felina. Zompetta e saltella tutto il giorno inseguendo farfalle, mosche e lucertole, ha reazioni da tossica ogni volta che annusa le piante di basilico e passa parte della giornata saltellando da un albero all'altro convinta di essere un piccione...
Coniglietta Trisha: se non fosse per i quantitativi enormi di pipì che produce ogni giorno potrebbe essere TITINA PERBENINO... siccome questo è un blog di cucina vi risparmio i particolari....
E voi? Siete TATO STRAMPALATO o TITINA PERBENINO?

Questi spaghetti con le polpettine, degni di Lilli e il Vagabondo, sono dedicati alla "figlia numero 1" che oggi affronta la prima prova della maturità... Forzaaaaaaaaaaaaaaaa.......................



INGREDIENTI
500 grammi di macinato scelto di manzo
200 grammi di salsiccia
due uova
100 grammi di grana grattugiato
50 grammi di pecorino grattugiato
un panino grosso ammollato nel latte e strizzato
2 spicchi d'aglio
prezzemolo
una bottiglia grande di passata di pomodoro di buona qualità (io Mutti)
un cucchiaino di granulare vegetale
olio
sale, pepe
un pizzico di zucchero

In una ciotola mescolare le carni (sbriciolare la salsiccia a cui avrete tolto la pelle), le uova, il pane, i formaggi, uno spicchio d'aglio tritato finemente, una spolverata di prezzemolo, sale e pepe q.b.
Formare con le mani inumidite delle polpettine grandi come una noce.
In una casseruola larga soffriggere l'altro spicchio d'aglio con un giro d'olio ed eliminarlo quando è dorato. Aggiungere le polpettine e farle colorare da tutte le parti (è meglio usare un tegame antiaderente, potrete usare meno condimento e le polpette non si attaccheranno).
A questo punto aggiungere tutta la passata di pomodoro, mezzo bicchiere d'acqua, il granulare vegetale e un pizzico di zucchero. Regolare di sale e pepe e lasciar cuocere con il coperchio per 20-25 minuti.
Intanto cuocere gli spaghetti e condire con il sugo, le polpettine e una spolverata di grana. 

CHEESE CAKE FACILISSIMO DI ALESSANDRA E...LOVE IS IN THE AIR...

Lui la guarda rapito per ore mentre lei prende il sole distesa sul prato.
Ogni tanto prova ad avvicinarsi ma poi torna indietro: si vede che ha paura di essere respinto.
Lei lo guarda di sottecchi e si stira civettuola.
Lui scappa intimidito ma poi torna, attratto da una forza misteriosa.
A volte si guardano negli occhi finchè uno dei due abbassa lo sguardo.
Lui ha l'andatura dinoccolata di chi è giovane e un po' bullo.
Lei è sinuosa ed elegante ma sotto sotto sa di essere ancora piccola e si perde a giocare dimentica di tutto.
Lui vorrebbe... ma non osa.
Annusano l'aria della primavera, storditi dai mille profumi del giardino e sentono che la vita è dolce e piena di promesse.
Forse si innamoreranno.
O forse no.
Io resto a guardarli intenerita, sentendomi un po' un'intrusa nel mio giardino. Penso che il ciclo della vita si ripete ed ogni volta è un'emozione.
Penso che se fossi una persona saggia e ragionevole interverrei e fermerei questo gioco.
Ma siccome non sono nè saggia nè ragionevole resto lì, incantata dall'amore che è nell'aria e sento nel cuore un'amara dolcezza.
E' ufficiale: la piccola Ermione ha uno spasimante.
Love is in the air....

o o o o o o o o o o o o o o o

 
E siccome l'amore è nell'aria, anch'io non ne sono immune.
L'ho vista domenica me ne sono innamorata.
No, non è l'ultima borsa superstilosa vista in una vetrina del centro di Verona.
Che tanto non ce la fai ad avvicinarti per guardarle bene che ci sono i bodyguards che ti guardano truci inquadrandoti subito per quello che sei, cioè una "vorrei-mammamiacomevorrei-accidentiquantocosta-magarimelapotròpermettereinunaltravita".
Non è neanche l'auto del momento: bella, grintosa, veloce... perchè tanto io non guido.
Ecco un'altra cosa che non vi avevo ancora detto di me.
Io non guido.
E credetemi: è meglio così!
In realtà l'oggetto del mio amore è una torta.
Non fate quella faccia.
Ci si può tranquillamente innamorare di una torta.
Guardarla, venerarla e poi...mangiarla!
La torta in questione è la cheese cake della mia amica Alessandra.
Cuoca sopraffina e amica da premio Oscar.
Una perla rara.
Il bello di questa cheese cake è che è talmente facile da fare che è impossibile sbagliare.
E' talmente buona e fresca che quando la assaggerete non potrete più farne a meno.
Seguitemi passo passo...



Ingredienti per la base:
70 grammi di burro
40 grammi di zucchero
1 uovo intero
150 grammi di farina
buccia di limone grattugiata
1 cucchiaino da caffè di lievito per dolci

Tirare fuori il burro un'ora prima perchè si ammorbidisca.
Mescolare in una ciotola la farina con lo zucchero, la buccia di limone e il lievito.
Unire l'uovo sbattuto e per ultimo il burro che sarà morbido e si unirà facilmente all'impasto.
Per non complicarvi la vita potete amalgamare gli ingredienti della base con una forchetta e poi con le mani.
Il risultato sarà una pasta morbida e facile da lavorare.
Stendere con le mani l'impasto in una tortiera da crostata fino a foderarla completamente.
Aiutatevi con i polpastrelli per i bordi.
Accendere il forno a 180 gradi.
Prepariamo la crema:
2 uova intere
200 grammi di zucchero
250 di mascarpone
400 grammi di formaggio morbido (io e Alessandra abbiamo usato Philadelphia Yò)

Mescolare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema morbida.
Versare la crema nel guscio di pasta.
Infornare nel forno già caldo a 180 gradi per 35-40 minuti.

Prepariamo la composta di fragole:
una tazza di fragole mature
mezza tazza di zucchero
la scorza intera di un limone

Mettere in un pentolino le fragole a grossi pezzi con lo zucchero e la scorza di limone intera (che alla fine andrà tolta).
Cuocere a fuoco bassissimo con coperchio per una ventina di minuti.
Togliere il coperchio e cuocere ancora una decina di minuti per ridurre il liquido.
Lasciare raffreddare.
Sfornare la torta e lasciare raffreddare anche lei.
Versare sulla torta la composta di fragole spalmandola bene su tutta la superficie.
Mettere in frigorifero almeno quattro ore prima di mangiarla.
Voilà, semplicissima.
Può essere la torta per tutta l'estate variando la frutta che metterete in superficie.
Se non avete tempo va bene anche uno strato abbondante di marmellata.
Dite la verità: vi siete un po' innamorati anche voi?



COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: DA IERI BLOGGER NON MI LASCIA POSTARE COMMENTI SUL MIO BLOG E SU MOLTI DEI VOSTRI. MI SCUSO PER NON AVER RISPOSTO AI VOSTRI DOLCISSIMI COMMENTI AL POST PRECEDENTE: NON E' DIPESO DA ME. MI AUGURO CHE IL PROBLEMA SI RISOLVA PRESTO MA, NONOSTANTE IO MI SIA RIVOLTA ALL'ASSISTENZA TECNICA DI BLOGGER GIA' IERI MATTINA NON HO AVUTO DA LORO ALCUNA RISPOSTA....

FRITTATINE AI CARCIOFI...NASCOSTI...POST VELOCISSIMO PERCHE' ...NON HO TEMPO!!!!

Oggi sono di corsa. Di più, di corsissima.
Questo post praticamente deve scriversi da solo.
Ma anche voi vivete la vostra vita sul filo del rasoio e in perenne ritardo?
Io praticamente quando mi alzo la mattina sono già in ritardo...
Sveglia alle 6...
mi precipito in bagno...
schizzo in cucina...
preparo la colazione...
sveglio le figlie...
urlo al nanetto di svegliarsi...
mi vesto...
scrollo il nanetto...
metto su il latte per lui...
lo trascino di peso fuori dal letto e lo deposito davanti ad una tazza di latte...
urlo che è tardi...
corro per casa con una scarpa sola cercando di fare in mezz'ora quello che un essere umano di solito fa in almeno due ore...
ovviamente non ci riesco...
brontolando accompagno un nano stropicciato e assonnato a scuola...
inizio la mia giornata in cui devo far conciliare un lavoro a tempo pieno, una casa, un giardino, quattro figli, un marito, due gatte, una coniglia, un blog, la cucina e mille altre cose che mi invento ogni giorno per complicarmi la vita (che in questo sono maestra!)...
alle 9 crollo sul divano con l'occhio da triglia, i capelli in piedi, le gambe tremanti e fisso lo schermo della televisione senza capire un accidente di quello che sto guardando...
generalmente alle 9,30 l'occhio da triglia diventa vitreo e poi si chiude definitivamente...
in orario variabile vengo trasportata di peso a letto dal marito dove cado in coma fino al mattino dopo...
Meno male che poi ci sono i tranquilli sabato mattina!!!!!
Perciò oggi niente chiacchiere, tutti sull'attenti che non abbiamo tempoooooooo........

INGREDIENTI
una busta di carciofi surgelati (una manna quando non si ha tempo)
otto uova
100 grammi di grana grattugiato
50 grammi di pecorino grattugiato
qualche fogliolina di menta fresca (in alternativa prezzemolo)
uno spicchio d'aglio
olio extravergine
limone
sale e pepe
Scottare i carciofi in acqua bollente acidulata con limone per un paio di minuti. Scolarli.
Asciugarli con uno strofinaccio pulito.
Mettere in una padella un bel giro d'olio, lo spicchio d'aglio e i carciofi (io ho usato carciofi già tagliati a spicchi, nel caso fossero interi tagliarli a pezzi).
Lasciar insaporire a fiamma vivace per un paio di minuti, poi abbassare, aggiungere un mestolino di acqua bollente, la menta, sale e pepe e lasciare cuocere per 15 minuti.
Spegnere la fiamma e lasciare intiepidire.
A parte sbattere le uova con il grana e il pecorino.
Mettere nel bicchiere del robot i carciofi con il loro sughetto e frullare fino ad ottenere una crema densa.
Unire la crema di carciofi alle uova.
Scaldare il forno a 200 gradi.
Ungere bene uno stampo da muffin e versare all'interno di ogni "buco" un mestolino di composto (altezza poco più di un centimetro.
Infornare e cuocere per 10 minuti circa. Cuocere così tutte le frittatine fino ad esaurimento del composto.
Ne risulteranno delle mini frittatine gonfie e morbide, molto saporite. Sono ottime per un buffet o una scampagnata...
Mio figlio, che odia le verdure, divora queste frittatine come fossero caramelle!!!
Con questa ricetta partecipo al contest de   la banda dei broccoli e il posto delle fragole.


P.S. scusate la foto, lo so che è orrenda ma l'ho scattata col cellulare in velocità PERCHE' NON HO TEMPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

TRECCIA DI PANE CON FARRO E MALTO... PENSANDO A TRE DONNE CHE HO RITROVATO...

Non ci siamo sentite per quasi vent'anni.
Io ho cambiato città, tu addirittura continente.
Ho pensato infinite volte a te e ho pensato di cercarti, ma poi la vita quotidiana mi travolgeva con le sue mille richieste ed io accantonavo il pensiero, lo mettevo lì, in un angolo del mio cuore...
A volte mi chiedevo se ti ricordavi di me e forse è stata proprio la paura di scoprire che magari mi avevi dimenticata a fermarmi quando mi decidevo a cercarti su facebook o altro...
Io non mi sono mai iscritta a nessun social network e non ne avevo l'intenzione ma negli ultimi mesi, da quando ho aperto il blog, il pensiero di te si era fatto più pressante.
Così, io che sono schiva e riservata e non volevo espormi on line con foto e notizie su di me ho trovato la soluzione lunedì mattina: se non voglio andarci io su facebook ci metto il mio blog, ci metto il mio forno che è la mia finestra sul mondo ma anche il mio rifugio.
In pochi minuti ti ho trovata.
Incredibile!
Ho lasciato passare tutti questi anni e poi in un attimo, con un semplice clic, il tuo viso mi è apparso sullo schermo. Non avrei certo potuto confonderti: sei sempre la stessa, sembra che gli anni su di te non abbiano lasciato traccia.
Ho un forte tremore alle mani quando ti scrivo un breve messaggio: ti ricordo chi sono e come ci siamo conosciute. Un altro clic e il messaggio è partito.
Resto lì a fissare lo schermo inebetita, pensando che non mi risponderai, che non ti ricorderai di me. Mi sento un po' stupida...
E invece dopo pochi minuti arriva il tuo messaggio. E' pazzesco venire a sapere che in questi anni mi hai pensata anche tu e che mi hai cercata in rete...
Ed è ancora più pazzesco ritrovarmi a parlare con te come se quasi vent'anni fossero stati spazzati via.
E siccome ci sono giornate in cui il destino si sente ben disposto e ci regala gioia a piene mani, insieme a te ritrovo le altre due componenti del nostro quartetto: una ancora a Milano e l'altra addirittura in Australia.
Quattro donne che vivono in tre continenti diversi. Quattro donne che hanno condiviso tante cose e sono state amiche per la pelle. E nonostante siano passati tanti anni si ritrovano come dopo pochi giorni.
E' da ieri che scrivo e ricevo messaggi.
Mi sento come una bambina che ha ricevuto un regalo meraviglioso e inaspettato e vivo in preda all'emozione.
E come sempre, quando le emozioni prendono il sopravvento nella mia vita, per ritrovare il mio equilibrio e per poter pensare con calma io devo fare il pane.
Non possiedo la macchina per fare il pane, nè alcun tipo di impastatrice. Impasto a mano, con calma e con forza e il movimento delle mie mani mi dà quella concentrazione ipnotica di cui in questo momento ho assolutamente bisogno.
Ma quello di oggi deve essere un pane speciale: deve avere il colore caldo del grano ed essere profumato e fragrante.
E' il momento di usare i due nuovi acquisti fatti sabato: un vasetto di malto d'orzo e una farina di farro, frutto di un giretto veloce in un supermercato di prodotti biologici qui vicino.
Mentre impasto penso a Liria, Sandra e Miriam...nel mio pane metto tutta la voglia che ho di abbracciarle, di chiacchierare con loro.
Nel mio pane metto quel meraviglioso sentimento che scalda il cuore e fa sentire migliori: l'amicizia.

TRECCIA DI PANE CON MALTO E FARINA DI FARRO




500 grammi di farina di farro
500 grammi di farina manitoba
due cucchiai di malto d'orzo
un cubetto di lievito di birra fresco
due cucchiaini di sale
acqua q.b.

Ho messo in una tazza capiente il lievito sbriciolato e i due cucchiai di malto.
Ho aggiunto acqua fino a metà tazza e ho mescolato bene con una forchetta.
Ho coperto e lasciato riposare per una quindicina di minuti.
In una grossa ciotola ho versato le due farine, le ho mescolate col sale e ho formato una fontana al centro.
Ho versato il composto di malto e lievito e ho cominciato a impastare.
A poco a poco ho aggiunto l'acqua (non calcarea e a temperatura ambiente) impastando prima nella ciotola e poi sul piano di lavoro infarinato.
Ho lavorato l'impasto a lungo fino a ottenere una palla liscia e soffice (è questa la parte del lavoro che mi piace di più: sentire la consistenza dell'impasto fra le dita, piegarlo e batterlo sul piano di lavoro mentre la mente divaga... sono convinta che i pensieri e i sentimenti che proviamo in quei momenti in qualche modo finiscano nel pane, modificandone di volta in volta il sapore...).
Ho rimesso l'impasto nella ciotola e l'ho messo a lievitare lontano da correnti d'aria, coperto con un canovaccio umido.
Dopo due ore, ho ripreso l'impasto e l'ho lavorato ancora per qualche minuto.
Ho formato due trecce (ho diviso l'impasto in due e poi ciascun pezzo in tre parti; dalle tre parti ho ricavato tre lunghi cordoni, li ho posizionati sulla placca del forno e li ho intrecciati insieme formando due grossi treccioni).
Li ho lasciati lievitare ancora per un'ora e poi ho infornato a 220 gradi per venti minuti circa.
Il pane è cotto quando battendone la superficie con un cucchiaio di legno fa un suono sordo...
Per questo pane ho voluto dimezzare la dose di lievito che uso di solito aumentando un po' il tempo di lievitazione e aggiungendo il malto al posto di miele o zucchero e sostituendo metà dose della mia amata farina manitoba con la farina di farro (come a suo tempo mi era stato consigliato dalla bravissima Manuela.)

Ne è nato un pane profumatissimo, morbido e con un retrogusto molto particolare.
Una treccia fragrante che simboleggia l'intreccio delle nostre vite, ora così lontane ma sempre strette insieme.
Il mio pane era buonissimo ma ci ha resi tutti un po' malinconici... forse perchè nell'impasto mi era caduta una lacrima di commozione, un sospiro di rimpianto e tre baci che spero siano volati attraverso terre e mari e che abbiano raggiunto le destinatarie.
Anna


AGGIORNAMENTO IMPORTANTE:
PASSANDO DAL BOLG DI Mirtill@ LEGGO CHE UNA NOSTRA AMICA BLOGGER STA RISCHIANDO DI DOVER CHIUDERE IL SUO BLOG A CAUSA DELL'OMONIMIA CON UN MARCHIO AZIENDALE. VI INVITO AD ANDARE A DARE UN'OCCHIATA AL BLOG DI Crysania...


E' MERCOLEDI'... CI FACCIAMO LA FOCACCIA?

La focaccia mi piace un sacco. Morbida o croccante ma sempre con tanto sale e bella unta. Se no che focaccia è?
Ma anche voi da bambini andando a scuola vi fermavate a comprare la merenda in panificio?
Tenevo stretta la mia moneta nella mano e ogni mattina entrando nel negozio inalavo quel profumo meraviglioso di pane appena cotto (già allora l'odore del pane mi faceva l'effetto di una droga...).
Il rito era sempre lo stesso: una mattina focaccia e la mattina dopo un panino con l'uvetta. Le mie due passioni.
Il sacchettino della focaccia era sempre piuttosto unto e spesso la cartella e qualche libro si sporcavano un po'.
 Ma a me non importava niente.
Con quel profumo nelle narici potevo sopportare le prime ore di scuola, la noia, il bambino del banco dietro il mio (Claudio si chiamava) che mi tirava i capelli e gli sguardi in tralice che mi lanciava Nicoletta, la bambina più odiosa della classe.
La detestavo dal giorno in cui, passando di fianco al mio banco, aveva rovesciato il bicchierino dell'acqua con cui diluivo i colori a tempera: il mio disegno, di cui ero orgogliosissima e che era stato appena lodato dalla maestra, si era irrimediabilmente rovinato.
Da quel momento era stata guerra dichiarata che aveva avuto il suo culmine quando in mensa avevo messo nella sua minestra (che, diciamoci la verità, faceva già abbastanza schifo senza bisogno di "aggiunte") il fazzoletto sporco di un nostro compagno, Paolo, soprannominato da tutti "moccio".
Chissà dove saranno adesso tutti quanti? Io ho cambiato città e non ne ho più saputo niente.
Forse Claudio, che era così aggressivo, adesso è un avvocato di grido e protegge gli interessi di qualche losco figuro.
Nicoletta secondo me è diventata una signora della buona società di quelle finto-filantrope che passa il tempo dividendosi fra il parrucchiere e il chirurgo estetico. Magari si è sposata con Claudio...
E il Moccio? Speriamo abbia finalmente capito l'uso del fazzoletto!

FOCACCIA MORBIDA




Ingredienti
500 grammi di farina manitoba
un cubetto di lievito di birra fresco
due cucchiaini di miele
acqua tiepida
olio extravergine
sale

In una piccola ciotola sciogliere il cubetto di lievito di birra con il miele e un bicchiere d'acqua.
Coprire e lasciare riposare per un quarto d'ora circa.
Nel frattempo in una grossa ciotola setacciate la farina, aggiungete un bel giro d'olio e un cucchiaino di sale.
Mescolate bene e fate una fontana al centro dove verserete il composto di lievito.
Cominciare a impastare aggiungendo acqua poco alla volta come spiegato qui
Raccogliere l'impasto in una palla liscia e metterla in una ciotola capiente ben unta.
Porre a lievitare per un paio d'ore in un luogo tiepido. (come spiegato qui).
Ungere bene una teglia da forno e distribuirvi sopra l'impasto.
Pizzicare l'impasto formando della fossette, coprire con un telo pulito e lasciare lievitare ancora da mezz'ora a un'ora (a seconda di quanto volete alta la vostra focaccia).

prima di essere infornata...

In una ciotolina sbattere bene mezzo bicchiere d'olio con due-tre cucchiai d'acqua e distriburlo bene sulla focaccia. Cospargere di sale (fino o grosso, dipende dai vostri gusti).
Infornate in forno già caldo a 200 gradi. Come per gli altri lievitati la cottura varia molto da forno a forno. E' meglio controllarla spesso. E' pronta quando prende un bel colorino dorato (nel mio forno dopo 18-20 minuti).

appena sfornata, morbida e profumata...
Buon appetito!
Anna

COSA VUOI FARE DA GRANDE? I CONSIGLI DEL MERCOLEDI': QUICHE CIPOLLA E SPECK

Cosa vuoi fare da grande?
E' la domanda che ogni bambino, prima o poi, si sente rivolgere.
E le risposte sono sempre particolari. L'astronauta, il calciatore, la ballerina, la dottoressa che cura i conigli (giuro, è vera...).
Ogni bambino risponderà col mestiere che lo fa più sognare.
Ma dico, avete mai sentito un bambino rispondere, che so... l'operatore di un call center? o... l'impiegato dell'ufficio riscossione tributi? O più semplicemente la segretaria, l'operaio, il centralinista...
Tutti mestieri che non stimolano la fantasia di un bambino ma che saranno il lavoro futuro di moltissimi di loro. Spesso le aspettative e i sogni che abbiamo da bambini sono diversi dalla realtà che ci attende una volta adulti ma questo non è necessariamente una cosa negativa.
Prendete me ad esempio: da bambina volevo fare la dottoressa che cura i bambini e a tempo perso l'architetto. Volevo vivere all'ultimo piano di un palazzo progettato da me insieme ad un cane pastore tedesco che avrei chiamato Pluto come il cane di Topolino. E soprattutto, cosa di cui ero assolutamente certa, non volevo innamorarmi, non volevo sposarmi e NON VOLEVO AVERE FIGLI.
Ecco qui, signore e signori, la donna che ha fatto tutto il contario di quello che voleva e ringrazia il cielo ogni giorno di questo!
A sedici anni, ancora al liceo, ho conosciuto mio marito.
Mi sono sposata a ventiquattro anni.
A ventisette ho partorito la prima dei miei quattro figli.
Non vivo in un attico, non ho progettato un palazzo, non curo i bambini (a parte i miei ovviamente!) e non ho neanche un cane che si chiama Pluto ma due gatte bisbetiche e una coniglietta bianca.
Ho un lavoro precario che devo reinventare ogni giorno, una grande passione per la cucina e regolarmente devo fare i salti mortali per fare almeno la metà delle cose che dovrei fare in una giornata. La mia vita è dominata dal caos ma anche dalle risate e dalle carezze.
Se guardo indietro provo tenerezza per quella bambina magrolina e seria: non sapeva che avrebbe fatto il mestiere più bello del mondo:
LA MAMMA.


Adesso, siccome è mercoledì, mettiamo le mani in pasta e prepariamo una torta salata partendo dalla base, che non sarà la sfoglia del supermercato da srotolare nella teglia ma una fragrante pasta brisèe da preparare in casa in pochi minuti. Provare per credere...

QUICHE CIPOLLA E SPECK

Ingredienti per la base di pasta brisèè:
200 grammi di farina
100 grammi di burro
un uovo
sale
acqua molto fredda

Si prepara in pochi minuti utilizzando un normale robot da cucina (e se ce la fa il mio che è preistorico ce la fanno tutti, credetemi...) .
Mettere nel bicchiere del robot  prima la farina con il burro e azionare il robot: si otterrà un composto in briciole.
Aggiungere poi l'uovo e un pizzico di sale.
Azionare il robot fino a ottenere una palla liscia (di solito è necessario aggiungere qualche cucchiaio di acqua fredda: aggiungetene un cucchiaio alla volta per evitare di avere un impasto troppo molle e appiccicoso.
L'impasto è pronto quando ha la consistenza di una pasta frolla e si stacca dalle pareti).
Mettete a riposare al fresco per una mezz'oretta.
Nel frattempo preparate il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:
2-3 cipolle bianche
6 uova
250 grammi di ricotta fresca (o se preferite caprino)
100 grammi di speck
80 grammi di grana grattugiato
50 grammi di pecorino grattugiato (facoltativo, ma dà un ottimo saporino piccante...)
sale, pepe, olio extravergine

In una padella far stufare a fuoco bassissimo le cipolle affettate a velo con un giro d'olio.
Le cipolle non devolo colorirsi troppo altrimenti prenderanno un gusto amarognolo...
Quando sono morbide spegnere e lasciare raffreddare.
In una ciotola capiente sbattere le uova con il grana e il pecorino. Aggiungere la ricotta prima ammorbidita bene con un cucchiaio di legno.
Regolare di salepepe e aggiungere le cipolle ormai a temperatura ambiente (quando si prepara una torta salata è importante non aggiungere alle uova ingredienti caldi altrimenti queste si rapprenderebbero).
Riprendere la pasta brisèe, stenderla sottile in una tortiera antiaderente. Conviene stenderla bene col mattarello su un foglio di carta forno, così sarà più facile sollevarla e adagiarla sulla tortiera. Farla aderire bene ai bordi avendo cura di lasciarla sbordare un po'. Non è necessario imburrare la tortiera: l'impasto non attaccherà in cottura.
Stendere sull'impasto le fettine di speck fino a ricoprire tutta la base e disporvi sopra composto di uova e cipolle. Ripiegare in dentro i bordi della pasta adagiandoli sul composto di uova.
Infornare a 200 gradi (forno già caldo) nella parte bassa del forno per 20/30 minuti (la cottura varia a seconda del tipo di forno: dopo 20 minuti fate una prova con uno stecchino, se esce con residui di uovo lasciatela lì ancora qualche minuto...
E' meglio servirla a temperatura ambiente: il sapore ne guadagnerà...
Con questa ricetta partecipo (all'ultimo momento...) al contest di Marcella http://marcellaincucina.blogspot.com/2011/03/dimmi-che-faiti-diro-quichei-il-mio.html
Anna





I CONSIGLI DEL MERCOLEDI'...CIOCCOLATO, CHE PASSIONE!...PREPARIAMO INSIEME LA TORTA CREMINO?

- Sicuramente la bocceranno, non studia mai, mi fa una rabbia!!!
- Senti, non ti arrabbiare ma ho perso di nuovo la penna...
- Mi sa che l'ho sbagliata tutta la versione di latino...
- E poi... non ti arrabbiare... io mica l'ho saputa la tabellina dell'otto... non me la ricordavo più...
- Devono bocciarla... se tutti fanno così cosa studiamo a fare?
- Ti è colato tutto il mascara, sembri un panda, ma sei andata in giro così?
- La verifica di filosofia dovrebbe essere andata bene ma per scaramanzia non dico niente...
- Ma se ieri la sapevi??? Proviamo... otto per quattro?
- Mette sempre i pantaloni di una taglia più piccola così quando si siede noi che stiamo dietro le vediamo sempre le mutande... ormai conosco tutte le sue mutande... come se mi interessasse...
- Ma "existimo" come si traduce?
- Mica mi guardo allo specchio in continuazione come te! Ho altro da fare io?
- Pensa che ieri, mentre io ho studiato tutto il pomeriggio lei era fuori col suo ragazzo... ma ti pare?
- Otto per sei?
- Propter come si traduce?
- Almeno se le cambia tutti i giorni?
- Sono le penne che scappano dal mio astuccio! Comunque non la ristudio la tabellina!
- Dovresti curarti di più che se scoprono che sei mia sorella che figura ci faccio?
- Otto per nove?
- In questa casa non si può mai fare una conversazione decente!
- Ma quale scaramanzia? Mica lo dovevi dire che forse è andata bene, se no che scaramanzia è?
- Otto per otto?
Sono quattro e parlano tutti insieme. A volte urlano e spesso litigano. Tutti e quattro vogliono raccontare la loro giornata. Tutti e quattro sono adorabili. Tutti e quattro, come me, adorano il cioccolato...
Io sto lì, e li ascolto godendomi questi momenti con loro. Magari davanti a una fetta di questa torta...






Ingredienti per la base:
100 gr di burro
100 gr di cioccolato fondente
3 uova
150 gr di zucchero
50 grammi di farina di riso
50 grammi di farina 00

Sciogliere burro e cioccolato a bagnomaria così: mettere sul fuoco una pentola piena a metà di acqua e posizionarvi sopra una pentola un po' più piccola in modo che l'acqua tocchi abbondantemente il fondo. Mettere nella pentola più piccola il burro e il cioccolato a pezzetti. E' importante tenere basso il fuoco altrimenti c'è il rischio che entri qualche schizzo d'acqua nel composto di cioccolato e burro, rovinando tutto. Quando il cioccolato e il burro si sono fusi togliere la pentola dall'acqua bollente e mescolare bene. Lasciare raffreddare.
Mescolare le uova (senza sbatterle troppo) con lo zucchero e setacciarvi sopra le due farine. Setacciare la farina quando si fa un dolce è un passaggio importante da non trascurare: in questo modo si evitano grumi nell'impasto.
Mescolare bene senza sbattere e unire il cioccolato raffreddato.
Mettere in una stampo da crostata imburrato (é meglio non usare la carta forno in questo caso perchè il dolce non avrebbe una bella forma. Imburrare abbondantemente mettendo tanti pezzetti di burro nello stampo e lasciandoli ammorbidire a temperatura ambiente mentre prepariamo la base della torta. In questo modo sarà più facile distribuirlo su tutta la superficie).
Infornare in forno già caldo a 150 gradi per 20 minuti. Togliere dal forno e far raffreddare bene.

Intanto prepariamo la crema:
30 grammi di burro
200 grammi di cioccolato al latte (così ricicliamo le uova di Pasqua!)
150 grammi di panna fresca

Sciogliere burro e cioccolato al latte prestando molta attenzione perchè il cioccolato al latte forma facilmente dei grumi. Se capitasse togliere un attimo dal fuoco, mescolare bene e rimettere sul fuoco.
Far intiepidire il composto e unire la panna poco alla volta mescolando bene.
Versare sulla base raffreddata distribuendo bene su tutta la superficie.
Mettere in frigorifero per 24 ore prima di consumarla.
E' importante il tempo di raffreddamento altrimenti la torta non si taglierà bene.
E' decisamente un dolce da proporre agli amanti del cioccolato ed è un ottimo modo per riciclare le uova di Pasqua (fondenti e al latte)... e per zittire per qualche minuto i propri figli....
Se avete ancora tanto cioccolato e non volete mangiarlo tutto mentre siete sul divano a guardare un film lacrimoso andate a trovare Diana sul suo bellissimo blog, ha pubblicato la ricetta di una torta al cioccolato strepitosa!
Anna

I CONSIGLI DEL MERCOLEDI': I LIEVITATI DOLCI. PREPARIAMO INSIEME LA TORTA DELLE ROSE?


IMPARIAMO INSIEME!


Sono stata parecchio latitante in questi giorni.
Non ho fatto in tempo a dichiarare che volevo occuparmi di più del blog che la vita quotidiana mi ha risucchiata in una serie di impegni che non hanno lasciato spazio per niente altro.
Niente di grave o straordinario per fortuna, solo una mamma che è sempre in netta minoranza rispetto ai suoi quattro (e a volte sembrano otto) figli, una donna che lotta quotidianamente per restare a galla... a volte è una fatica!!!
Così, visto che non si può fare tutto, a risentirne di più è stata la cucina: in questa settimana ho nutrito la famiglia con pastasciuttine veloci (pomodoro e basilico che per fortuna il basilico è tornato!), panini e bistecchine e insalata.
Per cucinare seriamente non c'è stato il tempo.
E se non si cucina niente di buono... niente ricette sul blog!
Ma un impegno è un impegno.
Devo ringraziare le amiche che mercoledì scorso sono passate a lasciare il loro commento. Mi hanno incoraggiata e dato preziosi consigli.
Così eccomi qui per provare a continuare il momento settimanale di consigli e confronti.
Mercoledì scorso ho cercato di mettere insieme un po' di consigli (testati sulla mia pelle...) per quello che riguarda la preparazione dei lievitati. In realtà solo un po' di dritte per chi comincia da zero. Questo è lo scopo di questo spazietto settimanale.
Oggi vorrei continuare a parlare di lievitati (ma quanto mi piacciono?), però di lievitati dolci.
Ammetto che il web è pieno di ricette fantastiche per la preparazione soffici brioches e profumati panettoni ma, decisamente, sono ricette (e procedimenti) che possono intimidire non poco chi è alle prime armi.
Spero che la volta scorsa qualcuna abbia provato a realizzare una pizza o una focaccia o magari una bella pagnotta morbida.
Quando però la ricetta è quella di un dolce e quindi prevede ingredienti come burro e uova ci sono degli accorgimenti da usare.
Prendiamo per esempio quello che è il dolce tipico della mia zona, Verona e dintorni, la TORTA DELLE ROSE.
E' un dolce buonissimo oltre che estremamente scenografico ma è semplicissima da realizzare con alcuni trucchetti.
Intanto gli ingredienti:
500 grammi di farina manitoba (sempre lei e qui non si sgarra, non c'è lo stesso risultato con un'altra farina)
150 ml di latte
100 grammi di zucchero
70 grammi di burro
un cubetto di lievito di birra
2 uova
un pizzico di sale
essenza di vaniglia
Per la crema al burro:
100 grammi di burro
130 grammi di zucchero
essenza di vaniglia
- Cominciamo a fare il nostro panetto col lievito di birra come spiegato la volta scorsa.
Solo che ora useremo 150 grammi di farina, il cubetto di lievito, un cucchiaino di zucchero e diluiremo il tutto col latte (100 ml) appena tiepido (ricordiamo come è importante la temperatura: non deve essere troppo caldo ma neppure freddo, io mi regolo mettendo una goccia sul polso, se è della stessa temperatura va bene...)
- Mettere in una ciotola la farina restante e unirvi il burro a temperatura ambiente. Io di solito incorporo il burro a pezzettini creando delle "briciole" di farina e burro. E'un metodo semplice per distribuire bene il burro in tutto l'impasto.
- Unire l'impasto di lievito e il latte rimasto e gli altri ingredienti. A questo punto impastare energicamente come spiegato la volta scorsa e con le stesse modalità degli impasti salati porre a lievitare.
- Dopo un paio d'ore riprendere l'impasto e stenderlo col mattarello: dovete ottenere un rettangolo dello spessore di un centimetro.
- Preparate la crema al burro: lavorare energicamente con un cucchiaio di legno (io ultimamente uso quelli in silicone e mi trovo molto bene) il burro morbido (conviene toglierlo dal frigo quando si inizia a preparare l'impasto così sarà della giusta consistenza) con lo zucchero e l'aroma di vaniglia.
- Spalmare la crema al burro sul rettangolo di pasta e arrotolarlo dal lato più lungo.
- Tagliare il rotolo in cinque parti uguali.
- Rivestire una tortiera dai bordi alti con carta da forno, disporvi i tronchetti mettendone uno al centro e gli altri intorno tenendoli un po' distanziati.
- Porre a lievitare per un'ora.
- Cospargere la superficie di zucchero e mettere in forno caldo a 180° per 40 minuti.
Attenzione:
- la superficie a causa dello zucchero colorerà molto rapidamente. Per ovviare a questo inconveniente e per evitare di avere una torta bruciacchiata nella parte superiore regolo il forno in modo da avere il calore solo nella parte inferiore per i primi venti minuti. Ho notato che così la torta si cuoce in modo più uniforme.
- infornare sempre nella parte bassa del forno.
- Quando si uniscono all'impasto le uova è meglio sbatterle prima leggermente. Sarà più facile incorporarle in modo uniforme.
- E' meglio che gli ingredienti (uova, burro, latte ecc.) che si uniscono ad un impasto per lievitati dolci non siano freddi di frigorifero per non compromettere la lievitazione.
La torta delle rose è il dolce più amato dai miei figli, persino dal mio ultimogenito che non è propriamente un mangione!
Certo è un dolce calorico (purtroppo) ma limitando le porzioni o consumandolo a colazione forse si possono arginare i danni...
Ovviamente questi sono solo i consigli di una mamma che cucina e non di un cuoco.
Derivano dalla mia personale esperienza e non hanno certo la pretesa di insegnare nulla.
Lo spirito con cui li posto è lo stesso con cui vi scriverei la ricetta su un foglietto di quaderno mentre sorseggiamo un caffè: senza pretese e con la massima semplicità.
Fatemi sapere se vi sono stata utile, commentate, fate domande e criticate. Questo spazio è per il confronto fra amiche.
Anna
In questi giorni sono molto pensierosa. Non so se capita anche a voi ma ci sono periodi in cui la mia mente è in continuo lavorio: penso, medito, progetto... La verità è che vivo con la testa fra le nuvole.
Ovviamente in una di queste nuvole c'è questo blog. Quando l'ho aperto l'ho fatto d'impulso, senza pensarci troppo: lo scopo era poter passare le mie ricettine alle amiche (e parenti) che non vivono vicino a me. In verità non mi ero neanche guardata troppo intorno per vedere come fossero strutturati gli altri blog di cucina. Come ho fatto per la maggior parte delle decisioni prese nella mia vita, ho seguto l'istinto e in un momento ho aperto il blog. Ovviamente poi mi sono chiesta "e adesso?". Ho cominciato a girovagare per il web e ho trovato dei blog bellissimi che mi hanno fatta un po' vergognare della mia creatura. Prima di tutto gli altri blogger inseriscono le foto dei piatti che cucinano, alcuni fotografano addirittura le varie sequenze di preparazione del piatto. Io all'inizio non mi sono posta il problema, visto che il mio blog era rivolto alle persone che mi conoscevano.
Ma poi ho conosciuto (virtualmente) delle persone splendide. Stanno nascendo delle amicizie virtuali che mi hanno stupito. Avere un blog ha arricchito il mio mondo in un modo che non avrei mai creduto possibile. Ho sempre guardato con sospetto il mondo del web: non sono su nessun social network, non ho mai pensato fosse necessario esserci (e su questo la penso ancora più o meno così...). Ma il blog è una cosa diversa: chi passa di qua viene apposta per trovare me e questo mi sembra bello come ricevere a casa la visita di un'amica per un caffè e due chiacchiere. Ho deciso quindi di dedicare più tempo al mio blog. Innanzi tutto devo sistemare la questione delle foto: devo acquistare una buona macchina fotografica (ebbene sì a casa mia in questo momento ne siamo sprovvisti) e imparare a fotografare i piatti. Devo postare le ricette con una certa regolarità e seguire gli amici incontrati finora e quelli che (spero) verranno. E proprio riflettendo sulle amiche di blog e non mi sono resa conto che quelli che seguo (e che sono così carini da seguirmi) non sono solo blog di cucina. Oltre a cucinare infatti fra i miei interessi c'è l'arredamento, la decorazione e lo stile shabby.Inoltre penso che apparecchiare bene la tavola sia importante quanto servire del buon cibo. Poi mi interessa sapere come vivono e pensano le altre mamme (per questo passo spesso di qua). In effetti ho moltissime amiche (virtuali e non) che mi vengono a trovare anche se non sono delle appassionate di cucina o delle cuoche provette. Così ho pensato (ma quanto ho pensato eh...) che spesso quando si posta una ricetta si da per scontato che chi ci legge conosca bene il procedimento di preparazione e gli ingredienti del piatto. In realtà non è sempre così. Tempo fa una mia carissima amica, dopo aver letto la ricetta della pizza, mi ha telefonato e mi ha chiesto "ma cos'è la manitoba?". Altre rinunciano a preparare un dolce casalingo perchè pensano sia troppo complicato. Allora ho pensato (di nuovoooo?) che si potrebbe fare una specie di rubrica dei consigli del tipo  "i consigli del mercoledì". Ovviamente io non sono uno chef ma sono una mamma appassionata di cucina che ogni giorno deve mettere in tavola colazione, pranzo, merenda e cena per sei persone. Proviamo? Oggi per esempio vorrei fare due chiacchiere sui lievitati, visto che alcune amiche mi hanno detto "a me vengono sempre male...". In realtà preparare un buon impasto per il pane (o pizza, focacce o dolci lievitati) è veramente semplice, basta usare dei semplici accorgimenti. Voglio dividere con voi i miei "trucchi".
- Prima di tutto gli ingredienti: farina, lievito di birra, acqua. E' molto importante non sottovalutare la qualità degli ingredienti. Per un buon lievitato è meglio usare una farina forte (manitoba appunto...) di buona qualità. Nei miei innumerevoli esperimenti ho constatato che se una farina costa un po' più di un'altra c'è un suo perchè. Inoltre le buone marche in questo caso sono una garanzia.
Per quello che riguarda il lievito è meglio, se si è alle prime armi, usare il lievito di birra fresco in cubetti (si trova nel banco frigo). Certo, il lievito madre è fantastico e dà agli impasti un profumo e una consistenza straordinari, ma è difficile da tenere in vita e da dosare negli impasti.
E' importante anche l'acqua: se quella della vostra zona è molto calcarea è meglio usare l'acqua in bottiglia (io uso acqua leggermente frizzante, mi sembra che l'impasto venga più soffice).
La prima cosa da fare è disporre la farina in una grossa ciotola (la proporzione tra farina e lievito è un cubetto di lievito per 500 grammi di farina) e, se dovete prepare un lievitato salato unite due cucchiaini di sale a mescolateli bene alla farina. A parte mettere in una ciotolina il cubetto di lievito, due cucchiaini di zucchero (anche per gli impasti salati...) e un paio di cucchiai di farina. Aggiungere acqua fino a formare una pastella piuttosto liquida, coprire con la pellicola e lasciare riposare per un quarto d'ora lontano da correnti d'aria. Quando andrete a riprendere la vostra pastella vedrete che è aumentata di volume ed è diventata "schiumosa". A questo punto fate un incavo nella farina (una specie di buco al centro) e versate la vostra pastella. Piano piano incorporatela alla farina e iniziate ad aggiungere l'acqua (potete intiepidirla se è inverno o usarla a temperatura ambiente se è estate, l'importante è che non sia troppo fredda perchè questo ritarderebbe troppo la lievitazione nè troppo calda altrimenti il vostro impasto non lieviterà). Ogni volta che aggiungete l'acqua dovrete incorporarla bene all'impasto prima di aggiungerne altra. Non c'è un quantitativo preciso di acqua, dipende da quanta ne assorbirà la farina. Fermatevi quando il vostro impasto sarà facilmente lavorabile (non troppo liquido ma nemmeno troppo asciutto, dovrete poter affondare al suo interno le mani senza restarci appiccicate...). Lavorate bene l'impasto con le mani, trasferitelo sul tavolo infarinato a continuate a lavorarlo senza troppe cerimonie. L'impasto va piegato e ripiegato, sbattuto bene sul tavolo (pensate di lavorare la capoccia di qualcuno che vi ha fatto arrabbiare, l'impasto verrà benissimo...).
Quanto sarà bello liscio e non appiccicoso e premendolo con un dito formarà una fossetta bella elastica l'impasto sarà pronto. A questo punto c'è la parte più importante: la lievitazione. E' meglio metterlo in una ciotola molto grande (raddoppierà) e unta (così non si attaccherà). Io di solito ungo un po' anche la superficie dell'impasto. A questo punto copritelo con della pellicola per alimenti. Poi prendete un canovaccio pulito, bagnatelo con acqua calda e strizzatelo molto bene. Metterlo sopra la pellicola e mettere la ciotola a lievitare. Il fattore climatico è molto importante. In estate si può lasciare in cucina, basta che sia lontano da correnti d'aria (comprometterebbero la lievitazione). In inverno io la metto nel forno spento. Lasciare lievitare l'impasto per un paio d'ore (resistete alla tentazione di scoprirlo per vedere se sta lievitando bene: si sgonfierebbe...). Dopo un paio d'ore rimettere l'impasto sul piano di lavoro e rilavorarlo per una decina di minuti (ancora altri cazzotti al nemico...eh eh). A questo punto il vostro impasto è pronto per essere trasformato in quello che volete voi, pizza, focaccia o pane... a seconda della ricetta che volete preparare. E' un po' diverso il procedimento per gli impasti dolci a cui vanno aggiunti burro ed uova ma di questo vi parlerò mercoledì prossimo.
Questo post è lunghissimo e so che sono stata taaaantoooo prolissa ma se siete state così buone da arrivare a leggere fin qui... intanto GRAZIE!!! e poi vorrei chiedervi cosa ne pensate di questo minimanualino di istruzioni. Insomma ditemi se vi sembra utile o se vi sembra una "ciofeca"...
Adesso potete andare, dopo aver inserito il vostro commento, ovviamente!
Baci
Anna