FOCACCIA CON PATATE, ORIGANO E PANCETTA


Sta incredibilmente pubblicando un post!!!
Un evento che già di per sè ha dell'incredibile.
Se poi aggiungiamo che è la ricetta di un cibo che (finalmente) piace anche a me raggiungiamo realmente l'apice dello straordinario.
Cioè l'umana (che ultimamente, diciamoci la verità, cucinava solo schifezze) ha preparato una cosina che contiene la ciccia e ha la consistenza del pane. Peccato per la presenza delle patate che noi cani non gradiamo tantissimo e per quell'erbetta strana che ha sparso ovunque ma in tempi difficili bisogna sapersi accontentare.
Qui di fianco ho la Nera che, come sempre davanti al cibo, sbava in modo vergognoso.
Ancora dopo anni mi chiedo quale terribile malattia mentale abbia portato la mia umana a portare a casa la Nera.
Certo ai tempi era piccola e morbida, una cosetta graziosa insomma.
Nessuno poteva prevedere che sarebbe diventata grande come una poltrona, imbranata e pasticciona in modo insopportabile, sbavante e appiccicosa.
Ha questo problema dell'affetto, lei, nel senso che deve dimostrarlo sempre e a chiunque.
E lo fa nei modi più plateali e fastidiosi, lanciandosi addosso col suo peso da macigno, leccando e sbavando e muovendo quella sua enorme coda capace di spazzolare via ogni oggetto (e piccolo cane) nel raggio di dieci metri.
Una condanna la Nera.
Un peso che mi porto addosso con la dignità e l'eroismo che mi contraddistinguono.
Certo, direte voi, un cagnolino così perfetto dovrebbe essere un esempio da seguire per ogni cane (e pure per molti umani) ma la Nera non ha mai voluto imparare.
Ho cercato di insegnarle a mangiare con lentezza ma lei svuota la sua (enorme) ciotola nei pochi secondi che io impiego per raggiungere la mia. Quasi sempre finisce per ingozzarsi emettendo suoni a dir poco disgustosi.
Ho provato ad insegnarle a bere per benino dalla ciotola ma lei infila tutto il muso nell'acqua grufolando come un porcellino e spargendola tutta intorno. Poi, con la bocca ancora piena, corre per tutta la cucina spargendo acqua e bava ovunque. Uno spettacolo francamente agghiacciante.
Ho tentato di insegnarle ad abbaiare agli estranei ma lei scodinzola e saltella felice davanti a chiunque e sono certa che, se solo le fosse permesso, riempirebbe tutti di baci seminando il terrore in ogni umano che incontra (provate voi ad avere un mostro di quasi quaranta chili che vi si lancia addosso per leccarvi la faccia... sono traumi da cui è difficile riprendersi.
Ecco, mi rendo conto adesso che invece di parlarvi della cosina buona cucinata dalla mia umana vi ho di nuovo parlato della Nera, croce (senza delizia) della mia esistenza.
Vabbè, passo la tastiera all'umana così vi scrive la ricetta.
Cià dal vostro

Giotto ♥



♥♥♥♥♥♥♥♥





INGREDIENTI

300 grammi di farina manitoba
200 grammi di farina di farro
mezza bustina di lievito di birra disidratato
un cucchiaino di miele
300 grammi di acqua appena tiepida
due patate
100 grammi di pancetta coppata (o quella che preferite)
sale
pepe nero
origano
olio extravergine

Una focaccia che è nata per smaltire della pancetta che avevo in frigorifero e un fondo di farina di farro ma che alla fine ci è piaciuta così tanto che ho voluto condividerla con voi.
Ho messo nell'impastatrice le farine, il lievito il miele e ho aggiunto l'acqua a poco a poco.
Infine ho aggiunto il sale.
Ho trasferito l'impasto sulla spianatoia e l'ho lavorato a mano per qualche minuto.
L'ho messo in una ciotola coprendolo con la pellicola da cucina e l'ho lasciato lievitare nel forno spento con solo la lucina accesa per 3 ore.
Ho steso l'impasto nella teglia e l'ho lasciato riposare per mezz'ora.
Intanto ho cotto le patate in padella a fuoco basso con un filo d'olio e poco sale e una volta cotte le ho schiacciate grossolanamente.
Ho distribuito le patate sull'impasto, ho condito con poco olio e origano e ho infornato nel forno preriscaltato a 220 gradi nella parte bassa del forno.
La mia focaccia si è cotta in 25 minuti ma controllatela dopo 20 perchè ogni forno è diverso.
Ho distribuito la pancetta sulla focaccia e ho aggiunto pepe nero macinato al momento.



FOCACCIA CON POMODORINI E OLIVE NERE... GIOTTO E IL MERLO...


C'era una volta un cagnolino bianco e marrone.
Era piccino, nemmeno dieci chili di cagnino, ma credeva di essere un alano.
Gironzolava fra casa e giardino con fare da bullo, abbaiando a qualsiasi intruso (vero o immaginario).

C'era una volta anche un merlo.
Un merlo allegro e sbarazzino e pure un po' dispettoso.
Uno di quei merli che fischiano con fare da padroni e svolazzano provocatori sulla testa dei cagnolini bulli ma tanto ingenui.



Vi avevo già parlato di loro l'anno scorso qui ma mai avrei pensato che con l'arrivo di una nuova primavera il piccolo merlo sarebbe tornato nel mio giardino per divertirsi ancora a prendere in giro lo sprovveduto cagnolino.
E invece eccoli lì, il merlo nero che svolazza intorno al cagnolino ululante, finge quasi di posarsi sulla testa dello sprovveduto per poi volare in alto mentre i denti del malcapitato mordono l'aria.
Passano intere mattinate così, il cagnolino a correre e saltare fino allo sfinimento e il merlo a svolazzare leggero.
Posso giurarvi che c'è un lieve ghigno divertito sul becco del merlo mentre si posa su un ramo irraggiungibile per il povero Giotto e lo osserva stramazzare al suolo con la lingua penzoloni.
E mi fa così pena il piccolo Giotto che lo chiamo per una carezza e un biscottino... ma lui ha fretta, prende il biscottino, muove la sua piccola coda in segno di ringraziamento e poi torna al suo posto, dal suo nemico/amico con una forza nuova e una nuova fiducia "prima o poi lo prenderò".




Mia ed io li osserviamo, annoiata lei (poco interessata a queste sfide tutte maschili preferisce sradicare senza pietà le poche piante rimaste) e intenerita io... mentre questa primavera matura velocemente verso l'estate e l'odore del pane si spande nell'aria...

****


INGREDIENTI
200 grammi di farina Arifa - Ruggeri
una patata lessata e schiacciata
un cucchiaino di miele
due cucchiaini di sale (più quello per la superficie)
olio extravergine
origano
olive nere denocciolate
pomodorini ciliegini

Impastare in una ciotola le due farine, la patata, il lievito, il miele, il sale, due cucchiai d'olio aggiungendo acqua a filo fino ad ottenere un impasto morbido ma facile da lavorare.
Trasferirlo sulla spianatoia infarinata e lavorarlo a lungo (almeno dieci minuti).
Metterlo in un contenitore capiente, coprirlo e lasciare lievitare per circa tre ore in un luogo abbastanza fresco (non in frigo).
Riprendere l'impasto, lavorarlo ancora un po' e poi distribuirlo su una teglia unta, facendo le "fossette" con le dita.
Distribuirvi sopra le olive nere e i pomodorini.
Lasciarlo lievitare ancora per almeno un'ora.
Condire la focaccia con olio, sale e origano e infornare a 190 gradi per circa 25-30 minuti (molto dipende dalla potenza del vostro forno e dalla grandezza della teglia.



FOCACCIA DI FARINA DI KAMUT CON FRAGOLE... NEL CESTINO DI CAPPUCCETTO ROSSO...


Quando ero piccola adoravo la fiaba di Cappuccetto Rosso.
Mi piaceva immaginare il bosco che nella mia mente era fresco, ombroso e per nulla minaccioso.
Adoravo pensare alla casetta della nonna, me la immaginavo in una radura, circondata dai fiori e arredata con mobili di legno chiaro, tanto bianco e una cucina con una credenza piena di tazze e teiere.
L'unico punto dolente era il lupo. Provavo per lui un misto di paura e pena, una sensazione che non mi piaceva per niente e quindi evitavo di pensare al lupo, scegliendo di soffermarmi sui dettagli, immaginando ogni cosa fin nei più piccoli particolari.
Ma la cosa che mi piaceva di più, sulla quale amavo soffermarmi, era il cestino pieno di prelibatezze che Cappuccetto Rosso portava alla nonna.
Nella fiaba se ne parla pochissimo, solo un accenno ma per me era la cosa più affascinante.
Nel cestino doveva esserci assolutamente una tovaglia ripiegata, a piccoli quadretti bianchi e azzurri.
E una bottiglietta di vetro, con una bella etichetta, piena di limonata fatta in casa.
Di sicuro c'era un vecchio termos, come quello di mia nonna, pieno di caffè caldo.
E poi dei piccoli panini fragranti e burrosi e un piccolo cestino pieno di more.
Ma il pezzo forte era sicuramente la focaccia.
In tantissime versioni della favola si accenna a delle "focaccine dolci" che Cappuccetto Rosso (ma avrà avuto poi un nome tutto suo questa bambina?) portava alla nonna.
Ora, quando io ero piccola, per me le focacce erano solo quelle classiche, salate, che mi occhieggiavano dalla vetrina del panificio facendomi tormentare mia mamma per averne una.
Ma dolci? Facevo davvero fatica a immaginare che la versione dolce potesse essere altrettanto buona.
Ovviamente gli adulti non mi erano di nessun aiuto e non rispondevano alle mie pressanti domande su focacce salate che diventavano dolci.
Posso capirli: ero una bambina piena di fantasia e curiosità che sapeva essere piuttosto insistente quando ci si metteva
Crescendo l'amore per la cucina si è concretizzato e imparando a preparare i lievitati ho sperimentato parecchie versioni di focacce, dolci e salate.
Ma è stato solo qualche giorno fa che ho trovato la mia perfetta focaccia dolce per il cestino di Cappuccetto Rosso.
Tutto è cominciato da una trasmissione di cucina che mia figlia guarda spesso.
La conduttrice ha preparato una focaccia dolce alle fragole che ha acceso la mia fantasia.
Devo ammettere che nella sua versione non mi piaceva molto, aveva un aspetto un po' "piatto" e mi sembrava un po' troppo cotta.
Così, come faccio quasi sempre, ho preso l'idea stravolgendo completamente la ricetta.
Il risultato a noi è piaciuto tantissimo: morbida, perfettamente lievita e quindi leggerissima.
E' la merenda perfetta per i pomeriggi di primavera.
Adesso il mio cestino di Cappuccetto Rosso è completo.
Io mi incammino nel bosco...




INGREDIENTI
250 millilitri di latte appena tiepido 
50 grammi di lievito madre attivo  Ruggeri
100 grammi di burro
1 uovo 
50 grammi di zucchero (più un paio di cucchiai per spolverizzare la superficie)
2 cucchiaini rasi di sale
marmellata di fragole
una tazza di fragole

Impastare la farina con il latte, il lievito, il burro fuso e lasciato raffreddare, l'uovo, lo zucchero e il sale.
Lavorarlo bene, deve diventare liscio ed elastico (se impastate a mano lavoratelo per almeno dieci minuti).
Lasciare lievitare per tre-quattro ore a temperatura ambiente.
Dividere l'impasto in due, stendere una parte su una teglia rotonda ricoperta di carta forno, spalmarla di abbondante marmellata e poi coprire con l'altro impasto, sigillando i bordi.
Con le dita fare le "fossette" come per una focaccia salata.
Distribuire sulla superficie le fragole tagliate a metà, cospargere con lo zucchero e lasciar lievitare ancora un'oretta.
Accendere il forno a 180 gradi.
Cuocere per circa 25 minuti.


FOCACCIA A LIEVITAZIONE NATURALE CON CIPOLLA DI TROPEA... IL SOCIAL CONDOMINIO...


Recentemente una persona estranea al web mi ha chiesto come mai avessi un profilo personale su facebook.
Mi ha detto che secondo lei stare su facebook è una cosa un po' da guardoni e un po' da esibizionisti.
Mettere in piazza la propria vita e spiare un quelle degli altri le sembra un po' vizioso e dice che lei si sentirebbe quasi sopraffatta da questo.
Ho riflettuto a lungo su questo punto di vista anche perchè sono sentimenti che in passato ho provato anch'io.
I primi tempi che stavo su facebook ero quasi esaltata dalle richieste di amicizia e, senza farmi troppi problemi, la davo a tutti (l'amicizia...).
Il risultato è stato un profilo con quasi 5000 amici di cui almeno 4000 perfetti sconosciuti.
Ovviamente quando aprivo la home era un'accozzaglia di informazioni e immagini: Tizia comunicava al mondo di avere le cosce piene di cellulite (e purtroppo postava un selfie per dimostrarlo), Tizio spiegava nel dettaglio come aveva abituato suo figlio ad usare il vasino a sei mesi, Caia era stata tradita da Caio e così via.
Per non parlare delle varie foto in spiaggia con cosce in primo piano, selfie nei bagni dell'autogrill e altre meraviglie di questo tipo.
Cose di cui, ovviamente non me ne fregava nulla.
Andando a guardare nel dettaglio le mie "amicizie" ho fatto scoperte sconcertanti: un numero allarmante di psicopatici, un ufologo, due medium e tre cartomanti, una serie di "signore" poco vestite e un transessuale brasiliano dedito alle droghe sintetiche.
Insomma, un'accozzaglia di umanità che, con tutto il rispetto, non corrispondeva ai miei interessi.
Un altro risvolto inquietante della situazione erano i messaggi e le mail che continuavo a ricevere: chi mi rimproverava perchè postavo ricette con la carne, chi mi comunicava che le mie foto facevano schifo, chi voleva incontrarmi per bere una cosa insieme, chi mi proponeva di trasferirmi in Australia...
E poi gli inviti ai giochi... un flagello divino.
E i gruppi, vogliamo parlare del gruppi su facebook?
Mi sono trovata inserita nei gruppi più strani: quelli che volevano comunicare con gli alieni (e mi sa che qui c'era lo zampino dell'ufologo), quelli che "proteggiamo la ricetta del purceddu sardu", il gruppo dei suonatori di oboe e quelli delle personalità borderline (giuro).
Con 5000 "amici" era inevitabile trovarsi ogni giorno inserita nei gruppi più strani.
Ho avuto un momento di rifiuto verso facebook ma se volevo mantenere la pagina relativa al blog dovevo avere anche un profilo personale.
Stava a me decidere come gestire la faccenda.
Potevo vivere facebook come una finestra spalancata sul mondo, un mondo di cui buona parte non aveva niente a che fare con me oppure potevo restringere il campo, mantenere quella finestra ma aprirla su un piccolo cortile.
Una specie di condominio, dove condividere solo con chi voglio io.
Anzi, meglio di un condominio perchè se scopri che qualcuno alla fine non ti piace, puoi sempre cancellarlo con un click. Magari nella vita fosse possibile!
Così ho fatto click tante e tante volte, riducendo il mio condominio alle sole persone che conosco personalmente e a quelle che conosco comunque via web, quelle con cui interagisco per capirci.
Il senso di liberazione e di serenità sono incredibili.
Anche adesso ricevo parecchie richieste di amicizia (anche se molto meno perchè ho capito i trucchetti per essere molto poco visibile) ma difficilmente accetto. A meno che si tratti di qualcuno che conosco o voglio conoscere. Insomma, seleziono. Non per essere snob ma per vivere con serenità il mio condominio virtuale...
E voi? Come gestite i social?


INGREDIENTI
250 grammi di farina Biologica Arifa Ruggeri
250 grammi di farina per pizza Ruggeri
50 grammi di lievito madre attivo Ruggeri
tre cipolle rosse di Tropea
un cucchiaino di zucchero
sale
timo
olio extravergine

Una focaccia leggerissima grazie alla presenza della farina Arifa e del lievito madre.
Golosissima grazie alla dolcezza delle cipolle di Tropea.
In una ciotola capiente ho impastato le due farine con il lievito, due cucchiaini di sale e acqua a temperatura ambiente.
Ho trasferito l'impasto sul tavolo infarinato e ho lavorato a lungo, fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico.
Ho messo a lievitare nella ciotola leggermente unta coprendo con un canovaccio.
Ho lasciato lievitare al fresco, in modo che la lievitazione avvenisse lentamente (di solito la mia taverna è un ambiente ottimale...).
Dopo quattro ore l'impasto è raddoppiato.
L'ho ripreso lavorandolo brevemente e poi l'ho steso nella teglia da forno leggermente unta.
L'ho lasciato riposare ancora (io per un paio d'ore ma un'ora può bastare).
Nel frattempo ho affettato le cipolle e le ho versate in una casseruola con quattro cucchiai d'olio.
Ho aggiunto un po' di sale, due cucchiaini rasi di zucchero e un rametto di timo.
Ho lasciato cuocere a fuoco dolcissimo finchè la cipolla non è diventata morbidissima.
Ho acceso il forno a 200 gradi.
Ho disposto la cipolla sull'impasto e ho irrorato con poco olio.
Ho cotto la focaccia per 25 minuti circa, voi controllate la cottura perchè ogni forno è diverso...





I piatti fotografati arrivano da Rue de la Brocante
Se qualcuno vuole seguire il blog anche su facebook mi trovate 

FOCACCINE AL ROSMARINO CON FARINA DI CECI... DO YOU SPEAK BLOGGESE?


Quando, anni fa, ho aperto il blog non avevo la più pallida idea di cosa stessi facendo.
Voglio dire, ci si mette pochi minuti ad aprire un blog su blogger, può farlo anche un bambino.
Così cominci, scrivi qualche post, guardi le statistiche e ti capitomboli dalla sedia mentre fai la ola perchè scopri che ti hanno letta in 12 (di cui la zia, le amiche, le tue cugine e un paio di vicine di casa).
Poi quel numerino inizia a salire e tu ti esalti sempre di più anche se non hai la più pallida idea del perchè aumentano le persone che hanno voglia di leggerti.
A distanza di anni poche cose sono cambiate: ho imparato a fare foto mediamente decenti, ho cambiato la grafica del blog ed è cambiato di parecchio il famoso numerino.
Il fatto è che ancora non capisco come mai il numerino cambia.
Negli anni devo ammettere di aver provato (poche volte) ad informarmi meglio, a cercare di capire come si fa a bloggare in modo professionale ma mi sono sempre persa dopo poche parole scritte in un linguaggio alieno.
Parole come "seo", "pagerank", "views", " insight",  mi fanno girare la testa.
Alcune mail scritte da aziende e agenzie pubblicitarie mi mandano in crisi.
"Gentile blablabla..... saremmo interessati a blablabla..... per questo le chiediamo... pageview di analytics... blabla... frequenza di rimbalzo...dashboard...target..."
Ussignur...
Ma che cosa vuoi sapere di preciso? Dimmelo in parole povere!!!
Abbi pazienza, dimmi esattamente dove devo guardare e qual è il numerino che vuoi sapere. E non lo so se quel numerino è positivo o negativo... non so nemmeno cosa voglia veramente dire.
Altro esempio. Leggo che qualcuno (blogger) si lamenta di non poter scaricare nessun plugin. Che vorrà mai dire? E' grave? Io li ho mai scaricati? (Se sì giuro che non l'ho fatto apposta).
Leggo post che contengono parole come "affinità visuali" o  "networking" e mi viene da battere la testa sulla scrivania: cosa c'è di sbagliato in me?
Un'azienda mi ha chiesto i dati dei miei "insight di Facebook".
Cosa devo rispondere? Sono tentata di proporre loro un cestino pieno di focaccine in stile Cappuccetto Rosso, così, tanto per distrarli. Ma non credo che funzionerebbe.
Perchè non riesco ad imparare questa lingua aliena? Perchè????
Amiche, colleghe blogger... voi come ve la cavate con il "bloggese"?
Perchè, se non fosse ancora abbastanza chiaro, questo è l'accorato grido di aiuto di una donna che non riesce ad uscire dal tunnel delle pagerank (di qualsiasi cosa si tratti...).


INGREDIENTI
300 grammi di farina forte (io manitoba)
200 grammi di farina di ceci
rosmarino
mezza bustina di lievito di birra secco
un cucchiaio di miele
olio extravergine
sale
acqua q.b.



Adoro la farina di ceci, mi piace il profumo e la consistenza e la uso parecchio, sia per ricette classiche (qui) che per altre più originali (qui).
Ho assaggiato il pane fatto con farina di ceci in un panificio l'estate scorsa e mi è venuta voglia di provare a fare delle focaccine.
A casa mia sono piaciute moltissimo e, secondo me, si possono provare a fare anche utilizzando altre erbe aromatiche (origano, timo, salvia...).
Io, per mio gusto personale, ho preferito ridurre la quantità di lievito aumentando i tempi di lievitazione ma, se avete fretta, potete usare una bustina intera dimezzando i tempi.
In una ciotola ho mescolato le due farine insieme a due cucchiaini rasi di sale.
Ho creato una fontana nel centro e ho versato il lievito, il miele e due cucchiai d'olio.
Ho poi cominciato ad aggiungere l'acqua a temperatura ambiente, mescolando fino ad ottenere un composto liscio.
Ho lavorato a lungo (almeno dieci minuti) l'impasto sulla spianatoia e poi l'ho trasferito in una grossa ciotola leggermente unta. Ho coperto con della pellicola da cucina e l'ho lasciato lievitare a temperatura ambiente per circa quattro ore.
Ho ripreso l'impasto e l'ho steso allo spessore di circa due centimetri.
Con un coppapasta ho tagliato le focaccine e le ho lasciate lievitare ancora per circa quaranta minuti.
Nel frattempo ho tagliuzzato il rosmarino e l'ho lasciato in infusione in mezza tazzina d'olio.
Ho acceso il forno a 190 gradi, ho spennellato le focaccine con l'olio e il rosmarino, ho cosparso con il sale e ho infornato per circa 18 minuti (controllare che non si colorino troppo).




FOCACCIA ALLE PATATE CON POMODORO E ORIGANO...


Vi capita mai di non avere niente da dire?
A me raramente ma questo è uno di quei momenti.
Io, chiacchierona di natura, capace di stordire con le parole anche il più paziente degli ascoltatori... mi sto chiudendo in un silenzio riflessivo.
Osservo, medito e taccio.
Sarà perchè ultimamente le avversità si sono date tutte appuntamento a casa mia, sarà che sento anche troppe parole vuote (perdonatemi non è per giudicare ma ho sentito/letto cose che voi umani...), sarà che mi manca l'altra parte di me, quella a cui facevo dire quello che io, in fondo, non avevo il coraggio di dire...
Insomma, preferisco tacere.
Preferisco osservare, leggere, guardare il mio giardino che sta nascendo...
E cucinare.
Sto cucinando tantissimo ma la maggior parte delle volte mi dimentico di fotografare (che vorrà dire?) oppure me ne ricordo all'ultimo momento e allora scatto qualche foto senza pensarci troppo, come per questa focaccia, tolta velocemente dal tavolo per scattare un paio di foto sotto un sole così luminoso da accecare...
Non disperate (ma sarà poi vero che state disperando?) il tempo delle parole ritornerà...
Intanto facciamo quel gioco che fanno i bambini: stendiamoci su un prato e osserviamo il cielo, la luce, le nuvole...
E non abbiamo bisogno di parole...




INGREDIENTI
250 grammi di farina 00
250 grammi di farina manitoba
una grossa patata lessata e schiacciata
mezzo cubetto di lievito di birra fresco
un cucchiaino di miele
due cucchiaini rasi di sale (più quello per la superficie della focaccia)
olio extravergine
acqua a temperatura ambiente q.b.
polpa di pomodoro a cubetti
origano fresco

Sciogliere in una tazza d'acqua il lievito e il miele. 
Coprire e lasciare riposare per una ventina di minuti.
In una ciotola mescolare le due farine con il sale.
Fare una fontana al centro e versarvi la patata, il composto di lievito e due cucchiai d'olio.
Iniziare a lavorare il composto unendo poca acqua alla volta.
Lavorare bene per una decina di minuti.
Ungere una ciotola molto capiente e mettervi a riposare il composto per un paio d'ore, coprendo con la pellicola e tenendo lontano da correnti d'aria.
Dopo circa due ore il volume dell'impasto dovrebbe essere raddoppiato.
Stenderlo su una teglia da forno leggermente unta e lasciarlo lievitare ancora per mezz'ora.
Condire con la polpa di pomodoro, un filo d'olio, sale e origano.
Cuocere nel forno preriscaldato a 200 gradi per circa 20 minuti.


COMFORT FOOD: PIZZA DI SCAROLA... QUELLA DI CASA MIA



Intanto GRAZIE!
Ieri mi avete inondata di commenti e di consensi, qui e su facebook... siete venuti in tantissimi a leggermi e mi avete "coccolata" come solo gli amici sanno fare...

grazie!!!!

Vi ringrazio nel modo in cui mi riesce meglio... regalandovi una delle mie ricette preferite.
Metto la pizza di scarola fra i miei comfort food perchè mi ricorda l'infanzia e mi fa stare bene.
E' il piatto preferito della figlia numero uno e gliela preparo ogni volta che voglio coccolarla o consolarla o incoraggiarla... 
Pare abbia poteri magici...


Questa è la pizza di scarola di casa mia.
Quella che preparava mia nonna, quella che col suo profumo incredibile inonda la cucina rendendoti impaziente perchè è difficile aspettare per assaggiarla.
Non è la ricetta originale che prevede un impasto e un ripieno leggermente diversi da questo ma io la trovo la più buona del mondo.
Vi consiglio di provarla in questi giorni così freddi, sarà una consolazione per il cuore e lo stomaco...

INGREDIENTI
200 grammi di farina 00
200 grammi di farina manitoba
una patata lessata e schiacciata
mezza bustina di lievito di birra disidratato 
un cucchiaio di miele
un bel cespo di scarola
una manciata di olive nere denocciolate
un cucchiaio di capperi ben sciacquati 
due acciughe sott'olio
uno spicchio d'aglio
sale
olio extravergine


Impastare le farine con la patata, il lievito, il miele, un cucchiaino di sale, un cucchiaio d'olio.
Mettere l'impasto a riposare per un paio d'ore o fino al raddoppio del volume.
Pulire la scarola e spezzettarla grossolanamente con le mani.
Versare in una padella un bel giro d'olio e farvi imbiondire l'aglio.
Unire le acciughe e, quando sono sfaldate, la scarola ancora gocciolante dell'acqua di cottura.
Far cuocere a fiamma media mescolando spesso finchè la scarola è ben appassita e l'acqua quasi del tutto eliminata.
Unire le olive, i capperi e regolare di sale.
Eliminare l'aglio, togliere dal fuoco e lasciare intiepidire.
Dividere la pasta in due parti (una più grande dell'altra)e stenderle in due cerchi.
Foderare con la parte più grande una teglia rotonda e riempire con la scarola.
Coprire con la pasta avanzata, spennellare con poco olio e infornare a 180 gradi per circa 30 minuti.
E' più buona tiepida anche se è davvero difficile aspettare...



FOCACCIA SENZA IMPASTO... CARO SETTEMBRE...



Caro Settembre,
finalmente sei arrivato.
Ti ho aspettato tanto, quasi convinta che tu fossi la soluzione a tutti i mali...
e in un certo senso è così.
Adesso sei qui,
con l'aria fresca al mattino e le serate frizzantine,
con la tua luce limpida e le piogge improvvise.
Ho sempre avuto l'impressione che il primo mese dell'anno fossi tu
e che Gennaio fosse solo un'impostore.
Sei tu che porti una stagione nuova,
che porti aria di rinnovamento...
"Ricominciare" è il verbo che ti accompagna... da sempre...
Ci sono stati tanti Settembre in cui sfioravo emozionata i nuovi libri si scuola...
C'è n'è stato uno che mi ha vista andare all'altare vestita di bianco
e un altro che mi ha sorpresa mamma per la prima volta.
Insomma, tu per me sei sempre stato speciale 
ma questa volta... questa volta ancora di più...
Questa volta mi porti la voglia di cose nuove, belle, importanti.
Mi porti energia e voglia di fare.
Questa volta mi porti LA FIDUCIA.
Ho di nuovo voglia del profumo delle mele che cuociono in forno,
dell'aroma di zucchero e cannella.
Ho voglia di impastare e di mescolare,
ho voglia del calore che solo il pane che cuoce può dare.
Ho voglia di candele profumate e tisane calde...
E... ho di nuovo voglia di parlare... di raccontare...
Grazie Settembre


Ho letto questa ricetta qua e là sul web e sono sempre stata un po' scettica sul fatto che potesse venire buona e fragrante anche senza "mettere le mani in pasta".
Mi sono dovuta ricredere: è buonissima, così fragrante che sembra appena uscita dal forno di quel piccolo panificio nella via dove vivevo da bambina...
L'unico problema è che è così facile e veloce che vorrete farla e rifarla e poi rifarla ancora...

INGREDIENTI
(per una teglia grande da forno)

250 grammi di  farina "forte" (manitoba)
250 grammi di farina 00
450 ml di acqua a temperatura ambiente
una bustina di lievito di birra secco 
1 cucchiaio di miele
sale
olio extravergine


Munitevi di una grossa ciotola e di una forchetta.
Versare nella ciotola le farine mescolate con due cucchiaini rasi di sale.
Fare un incavo al centro e versarvi il lievito, il miele e un paio di cucchiai di olio.
Aggiungere l'acqua a filo mescolando con la forchetta fino ad ottenere una specie di pastella semiliquida (se fosse necessario aggiungere ancora un paio di cucchiai di acqua).
Coprire la ciotola con della pellicola da cucina e lasciare lievitare per un paio d'ore.
Accendere il forno a 200 gradi.
Rivestire una teglia con carta da forno bagnata e strizzata (io ho usato la placca del forno).
Rovesciarvi l'impasto e con le mani bagnate di acqua e olio appiattirlo nella teglia.
Cospargere la focaccia con olio e sale e infornare per 20-25 minuti.




COSA METTO NEL CESTINO? BOCCONCINI DI PIZZA... SU DONNE MAGAZINE!!!

Buongiorno e buon venerdì!
Come state?
Io un po' stordita da una settimana caotica ma che si è rivelata piuttosto produttiva.

Pronti per aggiungere qualcosa al nostro cestino da picnic?
Allora vi aspetto su Donne Magazine con la ricetta di questi "bocconcini di pizza". 
Sentite già il profumo?

COSA METTO NEL CESTINO? FOCACCINE MORBIDISSIME SU DONNE MAGAZINE

 la ricetta è su Donne Magazine


Eeeeeeettcciùùùùùùùùùù
Salute.
Grazie.
Prego.
Eeeeeetttt........

Questa è la conversazione che fa da sottofondo a tutte le attività, qui a casa mia, in queste giornate fredde, umide e grigie.
Ecco, va bene che io amo l'inverno, sto bene al freddo e vengo considerata un caso clinico senza speranza da tutti gli amanti dell'estate... ma... c'è un limite a tutto!

Io ad Aprile voglio sentire gli uccellini che cantano, la brezza tiepida e il profumo dell'erba appena tagliata.
Voglio stendere una coperta su un prato e sentire il sole sul viso.

Io ad Aprile voglio preparare un cestino pieno di cose buone e dividere amichevolmente il mio pasto con le formiche.

E siccome sono una donna ostinata, comincio a preparare il mio cestino da pic-nic.
Così, da questo venerdì, mi trovate ogni settimana su Donne Magazine con una ricetta adatta ad una bella scampagnata dove volete voi: su un prato in montagna, su una spiaggia soleggiata o più semplicemente nel giardino di casa.

Focaccine, crostate, torte salate, muffin dolci e salati, frittatone... insomma, tutto quello che possiamo mettere nel nostro cestino.

Allora, tutti pronti?
E non dimenticate impermeabile e ombrello!!!
eeeeeetttccciiiiùùùùùùùùùùùù

FOCACCIA ALL'OLIO AROMATIZZATO AL ROSMARINO... ASPETTANDO IL MIO TURNO...



- Speriamo che mio figlio quest'anno non venga di nuovo rimandato in inglese... sto asino... e sì che ogni estate gli paghiamo la vacanza-studio a Londra! Quel disgraziato però passa un mese a correre dietro alle ragazze così quando torna a casa l'inglese non lo parla ma in compenso ha due occhiaia da far paura...
(evidentemente lui fa "vacanza" senza "studio")


- Io sono qui giusto per non essere scortese con gli insegnanti, tanto mia figlia ha tutti dieci, più che farmi i complimenti cosa mi devono dire? Mia figlia è così brava che anche loro mi dicono sempre "ma cosa le possiamo dire di più? E' troppo brava!!!". Del resto è sempre sui libri, non esce mai, spesso dobbiamo dirle "tesoro, prenditi una pausa, te la meriti..."
(poraccia...)


- Guarda, io sono una mamma moderna: dico sempre a mio figlio "stai attento, usa il preservativo che oggigiorno le ragazze sono tutte delle sporcaccione, vanno con tutti e poi ti trasmettono le malattie "aeree"...
(ma come si permette questa? e poi scusi... aereee? tipo il raffreddore? cosa fa suo figlio, si mette il preservativo sul naso? ma per piacere...)


- Ma io non capisco quei genitori che stanno dentro mezz'ora! E che cosa dovranno mai raccontarsi? Se tuo figlio ha problemi prendi un appuntamento in un'altro orario... organizzati dico io... invece di far perdere tempo alle persone che lavorano!
(perchè, quelli che hanno un figlio che va male a scuola è scientifico che non lavorano?)


- Mia figlia, che come vi dicevo prima ha la media del dieci (ma chissenefregaaaaaa) a settembre si iscriverà a medicina... come? Il test d'ingresso? Ma naturalmente si sta già preparando! Non mi stupirei se arrivasse addirittura prima in graduatoria...
(Vi prego, vi prego spostatevi, voglio buttarlo giù dalle scale!!!!)


- L'anno scorso aveva pure una fidanzata brasiliana... non ti dico la preoccupazione... si sà che è gente poco pulita...
(giù dalle scale anche tu!!!!!!)


- Mi scusi, guardi che lei è arrivata dopo di me!!! Perchè se qui facciamo tutti quanti i furbi.....
(ebbè... chissà dove andremo a finire...)


- Qualcuno sa dirmi che dieta ha fatto la mamma di M.? No dico ma avete visto com'è dimagrita? Però può essere che siano i dispiaceri... tre mesi fa suo marito l'ha lasciata per una di venticinque anni... bellissima... sembra una fotomodella... bionda... alta un metro e ottanta... un fisico...
(Ma che, volevi scapparci tu con la biondona? e finiamola... abbiamo capito tutti che era strafiga... ebbasta che qui c'è gente alta un metro e sessanta scarso...)


- Mia figlia, oltre ad avere la media del dieci, suona il pianoforte, il flauto traverso e l'ocarina... e ha fondato un club di latinisti...
(basta! vengo lì e ti gonfio... lo giuro!!! Ma quando tocca a me???? Aiutoooooo....)


Ascoltare le conversazioni altrui mentre si è in fila ai colloqui generali con gli insegnanti del liceo può nuocere gravemente alla salute. Fisica e mentale.


INGREDIENTI
250 grammi di farina 00
250 grammi di farina manitoba
mezzo cubetto di lievito di birra fresco
un bicchiere di olio extravergine
due rametti di rosmarino
un cucchiaino di sale fino
un cucchiaio di malto d'orzo
sale grosso 
acqua a temperatura ambiente q.b.


In un pentolino far scaldare l'olio senza portarlo a friggere.
Spegnere, immergervi i rametti di rosmarino, coprire con un telo e lasciare in infusione.
In una grossa ciotola mescolare le due farine con il sale fino.
Aggiungere il lievito sciolto in poca acqua a temperatura ambiente insieme al malto d'orzo.
Cominciare a lavorare l'impasto aggiungendo poca acqua alla volta alternata all'olio aromatizzato (che nel frattempo si sarà raffreddato). 
Ricordate di tenere da parte un po' di olio per spennellare la superficie della focaccia.
Lavorare energicamente l'impasto, prima nella ciotola e poi sul piano di lavoro infarinato.
Rimetterlo nella ciotola, coprirlo e metterlo a lievitare nel forno spento per almeno due ore.
Riprendere l'impasto, lavorarlo ancora un po' e stenderlo nella teglia ricoperta di carta forno bagnata e ben strizzata.
Con le dita formare sulla superficie le caratteristiche "fossette", spennellarla con l'olio rimasto, cospargerla di sale grosso e lasciarla lievitare per quaranta minuti.
Infornarla in forno già caldo a 200 gradi finchè non è ben dorata (con il mio forno 20 minuti).

L'idea di questa focaccia nasce perchè adoro il profumo del rosmarino ma detesto ritrovarmi in bocca le foglioline che, anche se ben tritate, spesso sono un po' durette.
In questo modo la focaccia risulterà profumatissima ma senza i fastidiosi pezzettini.
Potete preparare l'olio aromatizzato anche il giorno prima, conservarlo in un barattolo ben chiuso e al momento dell'uso eliminare il rosmarino.




E' MERCOLEDI'... CI FACCIAMO LA FOCACCIA?

La focaccia mi piace un sacco. Morbida o croccante ma sempre con tanto sale e bella unta. Se no che focaccia è?
Ma anche voi da bambini andando a scuola vi fermavate a comprare la merenda in panificio?
Tenevo stretta la mia moneta nella mano e ogni mattina entrando nel negozio inalavo quel profumo meraviglioso di pane appena cotto (già allora l'odore del pane mi faceva l'effetto di una droga...).
Il rito era sempre lo stesso: una mattina focaccia e la mattina dopo un panino con l'uvetta. Le mie due passioni.
Il sacchettino della focaccia era sempre piuttosto unto e spesso la cartella e qualche libro si sporcavano un po'.
 Ma a me non importava niente.
Con quel profumo nelle narici potevo sopportare le prime ore di scuola, la noia, il bambino del banco dietro il mio (Claudio si chiamava) che mi tirava i capelli e gli sguardi in tralice che mi lanciava Nicoletta, la bambina più odiosa della classe.
La detestavo dal giorno in cui, passando di fianco al mio banco, aveva rovesciato il bicchierino dell'acqua con cui diluivo i colori a tempera: il mio disegno, di cui ero orgogliosissima e che era stato appena lodato dalla maestra, si era irrimediabilmente rovinato.
Da quel momento era stata guerra dichiarata che aveva avuto il suo culmine quando in mensa avevo messo nella sua minestra (che, diciamoci la verità, faceva già abbastanza schifo senza bisogno di "aggiunte") il fazzoletto sporco di un nostro compagno, Paolo, soprannominato da tutti "moccio".
Chissà dove saranno adesso tutti quanti? Io ho cambiato città e non ne ho più saputo niente.
Forse Claudio, che era così aggressivo, adesso è un avvocato di grido e protegge gli interessi di qualche losco figuro.
Nicoletta secondo me è diventata una signora della buona società di quelle finto-filantrope che passa il tempo dividendosi fra il parrucchiere e il chirurgo estetico. Magari si è sposata con Claudio...
E il Moccio? Speriamo abbia finalmente capito l'uso del fazzoletto!

FOCACCIA MORBIDA




Ingredienti
500 grammi di farina manitoba
un cubetto di lievito di birra fresco
due cucchiaini di miele
acqua tiepida
olio extravergine
sale

In una piccola ciotola sciogliere il cubetto di lievito di birra con il miele e un bicchiere d'acqua.
Coprire e lasciare riposare per un quarto d'ora circa.
Nel frattempo in una grossa ciotola setacciate la farina, aggiungete un bel giro d'olio e un cucchiaino di sale.
Mescolate bene e fate una fontana al centro dove verserete il composto di lievito.
Cominciare a impastare aggiungendo acqua poco alla volta come spiegato qui
Raccogliere l'impasto in una palla liscia e metterla in una ciotola capiente ben unta.
Porre a lievitare per un paio d'ore in un luogo tiepido. (come spiegato qui).
Ungere bene una teglia da forno e distribuirvi sopra l'impasto.
Pizzicare l'impasto formando della fossette, coprire con un telo pulito e lasciare lievitare ancora da mezz'ora a un'ora (a seconda di quanto volete alta la vostra focaccia).

prima di essere infornata...

In una ciotolina sbattere bene mezzo bicchiere d'olio con due-tre cucchiai d'acqua e distriburlo bene sulla focaccia. Cospargere di sale (fino o grosso, dipende dai vostri gusti).
Infornate in forno già caldo a 200 gradi. Come per gli altri lievitati la cottura varia molto da forno a forno. E' meglio controllarla spesso. E' pronta quando prende un bel colorino dorato (nel mio forno dopo 18-20 minuti).

appena sfornata, morbida e profumata...
Buon appetito!
Anna
Quando ero ancora una bambina (tanti e tanti anni fa...eh eh), mia nonna era per me "la maga della cucina". Seguivo affascinata i suoi movimenti mentre impastava, mescolava, tagliuzzava... Sbalordita vedevo nascere sotto il tocco delle sue mani focacce fragranti, sughi profumati e le meravigliose "orecchiette" che erano per me un vero mistero: come faceva la nonna a creare quelle piccole conchiglie così perfette da un cordoncino di pasta? Mia nonna era una donna semplice che aveva avuto una vita difficile. Costretta ancora ragazzina a sposare un uomo molto più anziano di lei aveva avuto il coraggio di lasciare lui e il paese della Puglia da cui proveniva e, insieme al figlio neonato, si era recata a Milano. Aveva trovato una casa e un lavoro ed era andata avanti con la sua vita. Era una donna di poche parole, a volte sembrava un po' dura, ma in cucina sapeva creare magie. Sono convinta che fosse solo attraverso la cucina che riuscisse a esprimere l'amore che provava per i suoi cari. Il cancro se l'è portata via quindici anni fa, prima che potesse confidarmi i suoi segreti e così ho cercato spesso di ricreare alcuni dei suoi piatti...ma non è la stessa cosa. Il ricordo più vivido è legato a quella che lei chiamava la "sua pizza". Era la sua versione della focaccia pugliese e io la adoravo: uno scrigno di pasta fragrante che racchiudeva un profumatissimo ripieno di cipolle e olive nere. Me la portava il sabato pomeriggio, ancora calda nella teglia avvolta in un canovaccio bianco. Il coltello affondava nella pasta e il ripieno fuoriusciva spandendo un profumo da svenimento.
I miei tentativi per imitarla sono stati molteplici. Questa è la versione più somigliante.
Ingredienti:
500 grammi di farina (meglio manitoba)
una grossa patata lessata e schiacciata
un cubetto di lievito di birra
acqua minerale q.b.
pomodorini datterini
un chilo di cipolle rosse di tropea
olive nere denocciolate
origano
olio evo
sale, pepe
un pizzico di zucchero
una foglia di alloro
Mettere in una grossa ciotola la farina,cospargerla con un cucchiaino di sale, disporla a fontana e mettere al centro la patata schiacciata, due cucchiai d'olio e il lievito di birra sciolto a parte con un po' d'acqua e due cucchiaini rasi di zucchero.
Cominciare a impastare aggiungendo acqua a poco a poco fino ad amalgamare tutti gli ingredienti. trasferire l'impasto sul tavolo infarinato e lavorarlo a lungo fino a ottenere una palla liscia e soffice.
Mettere l'impasto in una ciotola unta e passare un po' d'olio su tutta la superficie.
Coprire con uno strofinaccio pulito bagnato con acqua calda e ben strizzato.
Porre a lievitare nel forno spento per un'ora e trenta.
Nel frattempo sbucciare le cipolle, tagliarle a velo e metterle in una grossa padella con un bel giro d'olio, una foglia d'alloro, un pizzico di sale, un pizzico di zucchero e una macinata di pepe.
Cuocere le cipolle a fuoco bassissimo stando bene attenti che non prendano troppo colore.
Devono cuocere fino a diventare morbidissime.
Spegnere il fuoco, aggiungere due belle manciate di olive nere e lasciarle riposare.
Riprendere l'impasto e lavorarlo ancora per due o tre minuti.
Dividerlo in due parti (una deve essere più grande).
Disporre la parte più grande in una teglia rotonda e rialzare i bordi fino a foderarla.
Versare sull'impasto le cipolle e le olive.
Stendere l'altra parte di impasto e usarla per chiudere la focaccia.
Pizzicare i bordi con le dita per chiuderla bene.
Disporvi sopra i pomodorini tagliati a metà, coprire con un canovaccio e rimettere a lievitare in forno spento per circa quaranta minuti.
Estrarre la teglia, accendere il forno a 200 gradi e cospargere la superficie della focaccia con sale, origano e olio.
Quando il forno è ben caldo infornare per 20-25 minuti.
A questo punto la casa sarà talmente profumata di pane e cipolle che molto probabilmente i vicini suoneranno alla vostra porta reclamando la loro parte.
Dovrete pazientare per una ventina di minuti prima di tagliarla, e questa è sicuramente la parte più difficile della ricetta....
Anna