CREMA DI FAVE CON TAGLIOLINI E POMODORO... MI RICORDO...


Niente è più evocativo del profumo dei cibi.
I ricordi fluiscono mentre il coltello sminuzza la cipolla sul tagliere e gli effluvi si spandono per la cucina.
E in un attimo ho nove anni, le gambe magre e un po' storte e una curiosità e una brama di vita che mi divorano.
Ho nove anni e una piccola bicicletta azzurra che è il mio fido destriero nei giochi nel cortile di casa.
Un cortile gremito di bambini in un palazzo di quella Milano vecchia e tradizionale che ormai è scomparsa.
In una di quelle vie dove ci sono i negozi in fila: il forno con il suo profumo di pane, la merceria con i fili e i bottoni colorati e le signore che comprano a metro l'elastico per le mutande e persino la latteria col suo odore forte di formaggio e il piccolo banco di marmo.
Una di quelle vie abitate da famiglie vecchio stampo dove le mamme fanno solo le mamme, sono sempre ben pettinate e in casa indossano il "vestito da casa" e i papà quando la sera tornano trovano la tavola già apparecchiata e la cena pronta.
Ho nove anni e sono un po' innamorata di quel bambino con gli occhi neri e sono certa di volerlo sposare ma... forse invece farò un lungo viaggio in India con la mia amichetta del cuore e insieme addomesticheremo una tigre che con noi sarà buona come un micetto.
Ho nove anni ed è estate, le finestre sono tutte spalancate e io vorrei correre e saltare ma devo fare i compiti delle vacanze e detesto con tutta me stessa la fila di parole che ho davanti a me. Col tempo avrei fatto pace con le parole arrivando ad amarle e a cullarle come perle preziose. Ma non a nove anni.
Dalla finestra accanto esce un profumo delizioso, lo riconosco, è la minestra di fave che la nostra vicina sta preparando per il pranzo.
E' una vecchietta adorabile, una cuoca strepitosa che sa portare nell'asettica città tutti i colori e i sapori della sua terra d'origine, il Salento.
E' la mia vicina preferita anche perchè non manca mai di farci assaggiare le delizie che prepara.
Ci allunga focacce fragranti di origano e pomodorini, succulente parmigiane di melanzane, vasetti di vetro colmi di meravigliose verdure sott'olio, piccole teglie bollenti di pasta al forno.
La amo proprio in verità.
Lei e mia nonna sono state le artefici della mia passione per la cucina e per il cibo in generale.
Quel giorno il profumo è quello della "minestra di fave" la cosa più saporita e confortante mai assaggiata.
Lei ci metteva la cicoria selvatica.
Io nel tempo l'ho replicata in mille modi (senza mai ovviamente arrivare alla sua perfezione).
Questa è la versione più estiva, "rubata" da mia figlia da una nota trasmissione di cucina, una di quelle che lei guarda sempre e si appunta le ricette che poi io le farò.
Nella mia versione le fave sono fresche ma si può realizzare tranquillamente con quelle secche.


INGREDIENTI
(per quattro persone)
500 grammi di fave fresche già sgranate, pulite e private della pellicola esterna
oppure 300 grammi di fave secche lasciate in ammollo dalla sera prima
1 cipolla
olio extravergine
sale
pepe nero
120 grammi di tagliolini all'uovo 
un cucchiaino di dado vegetale (il mio home made)
2 pomodori ramati
una foglia di alloro

Pulire e tagliare a velo la cipolla.
Farla appassire in mezzo bicchiere d'olio, aggiungere le fave, tre mestoli di acqua bollente e il dado.
Abbassare la fiamma e far cuocere finchè le fave saranno tenerissime, quasi spappolate, aggiungendo a mano a mano acqua bollente.
Frullare con il frullatore a immersione, rimettere sul fuoco e riportare a bollore.
Intanto mettere sul fuoco una pentola di acqua. portare a bollore immergendovi per qualche minuti i pomodori a cui avrete praticato un taglio a croce per incidere la buccia.
Scolarli, lasciarli raffreddare, sbucciarli e poi tagliarli a cubetti.
Condirli con un cucchiaino d'olio, sale e pepe.
Cuocere i tagliolini nella crema di fave aggiungendo l'acqua necessaria.
Servire con la dadolata di pomodori, olio e una generosa macinata di pepe nero.




CREMA DI POMODORO ALLE SPEZIE...MIA...



Ho così tante cose da raccontarvi, così tante cose da dirvi che non so nemmeno da dove cominciare.
Potrei cominciare da quando, lo scorso marzo, ho perso la mia piccola amica pelosa, la mia gatta arancione come il sole, la mia bellissima Miranda.
Potrei raccontarvi del vuoto nel cuore, della sensazione di aver perso una parte di me.
In tanti mi hanno detto "ma è solo un gatto...". Non hanno capito niente.
Certo, avevo con me il mio piccolo, buffo, adorato Giotto, il cagnolino più pazzerello del mondo.
Avevo con me il mio gattone Patroclo, dormiglione e pigro come i gatti delle barzellette.
E le mie due vagabonde (anche se part-time in verità visto che spariscono per settimane in cerca di avventure)... Penelope ed Ermione...
Ma, chi ha avuto (e ha) la fortuna di dividere la propria vita con dei compagni a quattro zampe, sa che ci sono rapporti speciali, quasi telepatici. Per me con Miranda era così.
Pur amando alla follia gli altri miei pelosi non riuscivo a instaurare un simile rapporto con loro.
Nel mio cuore ha iniziato a farsi strada un desiderio...
Tanti anni fa ho avuto un cane, un meraviglioso labrador color miele.
I labrador sono cani meravigliosi: forti, coraggiosi, generosi, empatici.
Sono creature speciali.
Ho pensato, riflettuto, ho deciso e poi sono tornata sui miei passi, ho pianto, ho aspettato, ho sperato...
Poi un giorno ho conosciuto attraverso facebook una ragazza meravigliosa, una di quelle persone col cuore luminoso e bello.
Questa ragazza ha realizzato il mio desiderio.
Ha riempito il vuoto, non sostituendo ma aggiungendo...
Mi ha affidato LEI...


MIA... 

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INGREDIENTI
(per 6 porzioni)
2 chili di pomodori (io ho usato dei pomodori perini)
due scalogni
una piccola carota
una piccola patata
un pezzetto di sedano
uno spicchio d'aglio
un cucchiaino di paprika
la punta di un cucchiaino di cumino
un pizzico di noce moscata
un cucchiaino di dado vegetale 
mezzo cucchiaino di zucchero
olio extravergine


Ho portato questa ricetta a Natale al Poggio e chi l'ha assaggiata l'ha gradita molto.
E' una zuppa piccantina, molto gradevole e anche poco calorica.
La ricetta l'ho trovata nel libro "Regali golosi" ma, come faccio di solito, l'ho un po' cambiata per renderla più cremosa.
Per prima cosa ho sbollentato i pomodori per un paio di minuti, li ho spellati, tagliati a spicchi e ho eliminato i semi.
Ho tagliato a pezzetti gli scalogni, la carota, l'aglio e il sedano.
In una casseruola capiente ho fatto dorare le verdure in poco olio e ho aggiunto i pomodori e la patata a pezzetti.
Ho versato un bicchiere d'acqua in cui avevo sciolto il dato e ho aggiunto le paprika, il cumino, la noce moscata e lo zucchero.
Ho messo il coperchio e ho lasciato sobbollire piano per quaranta minuti.
Alla fine ho frullato tutto e ho servito ben caldo con dei crostini.


VELLUTATA DI ZUCCA E CAROTE... CONFUSA E FELICE



Recentemente mi è stata posta una domanda che mi ha messa un po' in crisi.
- Tu che lavoro fai?
Una domanda apparentemente innocua che, nel mio caso, nasconde insidie e ragionamenti degni di un laureato in fisica quantistica.
Per esempio, se fate questa domanda ai miei figli, mica vi sanno rispondere.
Sono pronta a giurare che almeno due su quattro vi risponderebbero "niente" e la chiuderebbero lì, mica per cattiveria, solo per semplificare le cose.
Quando mio figlio era al secondo anno di scuola materna, una solerte insegnante aveva proposto un lavoro dal tema "disegniamo il lavoro della mamma".
Mio figlio si era messo a piangere, spiegando fra un singhiozzo e l'altro che sua mamma stava al telefono, al computer, preparava le torte e fotografava la minestra.
Roba da psicologo infantile.
Così, dopo che la mamma molto carina di un nuovo compagno di scuola (ora il pargolo è in prima media) mi ha posto questa domanda con il semplice intento di conoscerci meglio, ho pensato che è il caso di trovare una definizione per quello che faccio. O almeno di cercare di mettere un po' di ordine.
Prima di tutto io non faccio un lavoro solo, bensì due (oltre a quello che fanno di solito tutte le mamme: infermiera, psicologa, insegnante, cuoca, cameriera, esperta in allacciatura delle scarpe, ecc...).
Il primo è il lavoro ufficiale, ovvero quello normale.
Ogni mattina, per quattro mattine alla settimana, seguo una parte dell'ufficio commerciale di una grossa azienda.
La mia fortuna immensa è che svolgo questo lavoro da casa mia, più precisamente dalla postazione ufficio posta nella mia cucina.
Una fortuna perchè mentre lavoro posso seguire la cottura dello spezzatino e aprire la porta che da sul giardino al cane se deve fare la pipì.
A volte è anche una sfortuna perchè chiunque si trovi a passare di lì (dalla cucina intendo) si sente autorizzato ad interrompermi e a chiedermi la cose più svariate: "hai visto per caso le mie mutande verdi?", "cosa si mangia stasera?" (la domanda più gettonata fin dalle sette del mattino), "ti lascio un appunto puoi chiamarmi il medico/dentista/parrucchiere ecc. ecc..?"
In breve, se lavori da casa (e più precisamente dalla tua cucina), difficilmente verrai presa sul serio e quando fai cortesemente notare che dalle 8,30 alle 12,30 sei pagata per svolgere un lavoro per qualcuno che non è parte della famiglia ti guardano stralunati come se avessi comunicato loro lo sbarco dei terrestri su Marte.
Dalle 12,30 alle 14 circa sono in pausa pranzo.
Ecco, pausa è una parola grossa. Diciamo che impiego questo tempo per cucinare/apparecchiare/portare fuori il cane/ascoltare i figli/fare da psicoterapeuta (sempre ai figli)/sparecchiare/riordinare/organizzare il pomeriggio.
Dalle 14 in poi (dopo aver accompagnato mio figlio agli allenamenti e/o averlo aiutato coi compiti) sono pronta per fare la blogger.
E qui dovrei aprire un discorso talmente lungo e variegato che vi porterebbe a chiudere il pc maledicendomi per quanto sono prolissa (lo so... lo so... abbiate pazienza, ci sto lavorando) oppure a dover annullare tutti i vostri impegni della giornata per poter leggere questo post fino in fondo.
Per sintetizzare vi dico solo che cucino, fotografo e scrivo.
Succede anche che mi confonda, fotografando il pc mentre cerco di scrivere su una tarte tatin.
Del resto quattro figli e due lavori confondono parecchio.
Che poi ho cercato di spiegare tutto questo alla gentile mamma del compagno di mio figlio ma dopo qualche parola ho notato il sorriso cordiale restringersi sempre di più mentre si guardava intorno alla ricerca di qualcuno che potesse salvarla.
Insomma, così non va bene! Ho ventisei mamme della nuova classe di mio figlio da conoscere, non vorrei metterci tutti e tre gli anni di media per presentarmi.
Secondo voi, come posso sintetizzare in una, massimo due parole?
Avete qualche idea... una definizione di quelle ganze che vanno tanto di moda adesso? Uno di quei paroloni altisonanti che quando li senti non capisci assolutamente cosa vogliono dire ma nessuno lo confessa per non apparire ignorante?
Lascio aperto il dibattito, sperando che qualcuno di voi abbia l'illuminazione del secolo.
Perchè io proprio non ce l'ho.
Io sono confusa ma per fortuna sono confusa e felice.


INGREDIENTI
(per 4 persone)
600 grammi di zucca pulita e tagliata a pezzi
3 carote a pezzetti
una patata a pezzetti
100 grammi di porro tagliato a pezzetti
3 cucchiaini di dado granulare di verdure (per me dado fatto in casa)
sale
pepe
noce moscata
olio extravergine


In una casseruola versare un bel giro d'olio e farvi appassire il porro.
Unire la patata, le carote e la zucca e far insaporire a fuoco basso.
Coprire con dell'acqua, aggiungere il dado, abbassare la fiamma, mettere il coperchio e lasciare cuocere finchè le verdure saranno morbidissime.
Togliere dal fuoco e frullare con il frullatore ad immersione.
Rimettere la crema sul fuoco, aggiustare di sale, profumare con un pizzico di noce moscata e cuocere ancora per un paio di minuti.
Servire la vellutata caldissima, è perfetta per questi primi giorni di freddo.


COMFORT FOOD: IL MIO MINESTRONE


Già solo dirlo mi piace un sacco: "comfort food".
Fa pensare al fuoco scoppiettante, alla torta nel forno, al fumo fragrante che esce dalla pentola sul fuoco.
E' una coccola tutta invernale perchè fa pensare a una coperta calda e morbida, a un paio di calze di lana, a una tazza piena di tè bollente.
Ed è, in verità, uno dei motivi per cui amo l'inverno.
Sono i piatti che mi piace di più cucinare (e mangiare) perchè la mia cucina è semplice, quasi "di campagna".
Non amo gli ingredienti strani e gli accostamenti azzardati, sono una di quelle che detesta l'agrodolce (ecco, l'ho detto... uccidetemi) e di fusion ha solo (quasi sempre) il cervello.
Sono quella che quando guarda alcuni programmi di cucina inorridisce (no, dico... ma vogliamo parlare del coniglio crudo visto a Masterchef la scorsa settimana? Ecco... se dovessero proporlo a me... MUORO... come minimo...).
Quindi, se volete la ricetta delle cozze alla menta piperita o dell'arrosto alle bacche di goji (si scrive così?) siete nel posto sbagliato.
Se invece volete scaldarvi con un bel piatto di minestrone fumante "come lo faceva mia nonna", magari accompagnandolo con un bel bicchiere di vino rosso... accomodatevi...
Entrate, scaldatevi le mani sul fuoco del camino e fate una carezza alla gatta Miranda, per carità, altrimenti si offende!
Prendete uno di quei grembiuli da cucina e indossatelo.
Ecco, venite qui, c'è un grosso tagliere antico...
Siamo pronti?
Cominciamo a tagliare le verdure...

INGREDIENTI
una grossa cipolla bianca
due carote
un bel gambo di sedano
tre patate
un paio di pomodori da sugo
qualche porro
una bella manciata di foglie di verza
fagioli borlotti (surgelati)
piselli (surgelati)
un bel pezzo di zucca
una manciata di biete
uno spicchio d'aglio
una foglia d'alloro
prezzemolo
una crosta di parmigiano ben pulita
sale 
pepe
olio extravergine
parmigiano grattugiato per servire

Ci servirà una pentola molto grande...
Lavare e tagliare a pezzetti tutte e verdure.
Tenere da parte l'aglio.
Mettere nella pendola un bel giro d'olio e farvi soffriggere a fuoco dolce l'aglio.
Quando è ben dorato toglierlo e aggiungere la cipolla, la carota e il sedano.
Far dorare appena e poi aggiungere il porro.
Unire poi tutte le altre verdure e coprire tutto con acqua fredda.
Portare a bollore, abbassare la fiamma, aggiungere la crosta di parmigiano, mettere il coperchio e lasciar sobbollire per circa un'ora.
Verso la fine regolare di sale e profumare con il pepe.
Servirlo con parmigiano e pane caldo.



ECORICETTA: LA ZUPPA DI LENTICCHIE... E I MILLE UTILIZZI PER IL PANE DEL GIORNO PRIMA



Si narra che Esaù per un piatto di lenticchie si vendette la primogenitura.
Chissà se fu perchè andava pazzo per questi legumi o se invece aveva semplicemente fame...
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A casa nostra adoriamo le lenticchie (in particolare accompagnate da un buon cotechino) e le cuciniamo in molti modi.
Ma, come per tutte le cose, il modo più semplice ed economico è sempre il migliore.

Questa zuppa è poverissima e se l'accompagnate con dei semplici crostini di pane (così utilizzate quello avanzato il giorno prima) e un filo di buon olio d'oliva otterrete un pasto delizioso che scalda il cuore nelle fredde sere d'inverno.



Se volete utilizzare al meglio il pane che vi avanza conservatelo in un sacchetto di stoffa: in questo modo non diventerà duro e sarà facile affettarlo. Un breve passaggio in forno caldo poi, gli restituirà fragranza e croccantezza.
Un filo d'olio e una spolverata di sale e otterrete dei crostini buonissimi.
Si possono anche aromatizzare con un po' di origano, oppure strofinarli con l'aglio o ancora con un pizzico di rosmarino secco. Se volete un gusto piccante potete aggiungere del peperoncino o paprika in polvere.

Un altro modo gustosissimo per usare il pane avanzato sono le polpette di pane.
Basta bagnare il pane in un po' di latte, strizzarlo bene e mescolarlo con uova, sale, prezzemolo e grana. Se avete in frigo degli avanzi di salumi tritateli finemente e aggiungeteli all'impasto. Formate delle palline e friggetele nell'olio caldissimo. Sono perfette con l'aperitivo.

E perchè non preparare dei gustosissimi gnocchi di pane ed erbette (biete, spinaci o erbette di campo) magari avanzati anche loro?
Si prende del pane vecchio e lo si fa ammollare in poco latte.
Si strizza bene e si unisce alle verdure già cotte e tritate.
Si aggiungono un paio di uova, sale, pepe, farina e pangrattato in parti uguali in modo da ottenere un impasto sodo.
Si formano dei rotolini che si tagliano a tocchetti.
Vanno lessati un minuto in acqua bollente e conditi con burro fuso, salvia e grana grattugiato.




Ovviamente il pane avanzato può essere grattugiato e conservato in un barattolo pulito.
Avremo sempre pronta un'ottima panatura che potremo anche aromatizzare a nostro piacimento: rosmarino, scorza di limone oppure paprica o aglio.

Un dolcetto che non sia la solita torta di pane?
Tagliate a fettine del pane avanzato, togliete la crosta e spalmatele con della marmellata di albicocche. Accoppiate le fettine  formando dei sandwich.
In una ciotola sbattete uno o due uova (a seconda del quantitativo di pane) con un po' di latte, uno o due cucchiai di zucchero e una puntina di cannella.
Immergete i sandwich e fateli dorare in una padella in cui avrete fatto sciogliere del burro.
Servite i sandwich spolverizzati di zucchero a velo.
E adesso la nostra zuppa!




INGREDIENTI
500 grammi di lenticchie (messe a bagno la sera prima, sciacquate e scolate)
un pezzetto di cipolla
una piccola carota
un pezzetto di sedano
uno spicchio d'aglio
una foglia di alloro
tre cucchiai di passata di pomodoro
olio
sale
prezzemolo
peperoncino in polvere

Tritare la cipolla, la carota ed il sedano.
Versare abbondante olio in una casseruola (se ne avete una di coccio sarà perfetta), aggiungere l'aglio e il trito di verdure.
Fate dorare appena e poi unite le lenticchie e l'alloro.
(Io metto anche un cucchiaino di dado vegetale home made, di cui vi darò presto la ricetta)
Coprire d'acqua, abbassare la fiamma e lasciar sobbollire finchè non sono cotte.
A cottura ultimata regolare di sale e profumate con il peperoncino.
Servite con crostini di pane e un giro d'olio "buono".








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LA PASTA E PATATE ISPIRATA DALLA VALE, UN POST SCRITTO DALLA GATTA MIRANDA




Se qualcuno (umano o felino) cinque anni fa mi avesse detto che avrei scritto un post su un blog di cucina probabilmente gli avrei soffiato.
Una gatta come me, cresciuta fra i rifiuti, abituata a temere gli umani, non avrebbe mai potuto credere ad una simile svolta del destino.
Cinque anni fa, più o meno a quest'ora stavo in un rifugio per gatti. Non era certo il posto peggiore dove avevo vissuto. 
I volontari del rifugio mi avevano trovata in condizioni disastrose in una casa fatiscente abitata da umani poco raccomandabili. Calci, bruciature di sigaretta e insulti erano per me all'ordine del giorno. 
Cibo ne vedevo poco. In casa c'erano altri gatti e cani e riuscire a prendere qualche boccone dalla ciotola (peraltro sempre vuota) era davvero un'impresa.
Così, quando quegli umani mi hanno portata in un posto dove mi hanno pulita e curata, non ho avuto molta fiducia: credevo si trattasse di un'altro inferno, solo diverso da quello che avevo appena lasciato. E ne ho avuto la prova quando mi hanno portato in un posto dove un uomo con la mascherina mi ha fatto addormentare. Al mio risveglio avevo un gran male alla pancia. Sterilizzazione l'hanno chiamata. Ora so che è stato fatto per il mio bene e che è stato meglio così, ma allora mi ha fatto una grande paura. 
Poi mi hanno portato in un'altro posto dove c'erano degli umani gentili ma c'erano anche dei cani e io ho paura dei cani.
Era un pomeriggio gelido quando mi hanno infilata in una di quelle gabbiette in cui gli umani infilano noi felini quando vogliono portarci da qualche parte (e di solito questo non porta a niente di buono, nella migliore delle ipotesi significa veterinario e vaccinazione).
Mi hanno portata in un posto che non avevo mai visto. C'era luce, una luce calda e gli odori non li avevo mai sentiti... erano strani, sapevano di buono.
Mi hanno lasciata lì, con degli umani sconosciuti. 
Io ho cercato di farmi piccola piccola, in attesa delle botte che sarebbero certamente arrivate e appena ho potuto sono sgusciata sotto un mobile.
Tremavo ed ero certissima che sarebbero venuti a tirarmi fuori di lì per farmi del male. 
Non avevo conosciuto altro nella mia vita.
Invece, stranamente, nessuno ha provato a tirarmi fuori con la forza.
Gli umani hanno fatto finta di niente e mi hanno lasciata tranquilla.
Dopo un po' qualcuno ha messo appena fuori dal mio rifugio una ciotolina con dei croccantini e una con dell'acqua. Avevo fame e sete ma troppa paura: sono rimasta dov'ero.
Intorno sentivo voci  e risate, non sembrava ci fossero pericoli ma ancora non mi fidavo.
A un certo punto hanno spento le luci e poco dopo c'è stato silenzio.
E' stato allora che qualcuno ha messo accanto alle ciotoline un piattino con dentro del prosciutto tagliato a pezzetti e, poco lontano, una copertina ripiegata dall'aria calda e morbida.
Ho aspettato che ci fosse il più totale silenzio e poi mi sono azzardata a uscire. Ho divorato il prosciutto, terrorizzata all'idea che qualche cane o gatto potesse sbucare all'improvviso e portarmelo via.
Ho anche bevuto tutta l'acqua: era dal mattino che non bevevo.
Intorno a me c'era solo silenzio, un silenzio buono, che non faceva paura.
Ho pensato che forse potevo azzardarmi ad uscire da quella cucina ed esplorare il resto della casa.
Ho percorso il corridoio e ho trovato una stanza (ora so che è il bagno) dove avevano messo una cassettina pulita con della sabbietta per gatti. Un vero sollievo per me.
Poi sono entrata nelle stanze. 
Ho contato sei umani addormentati.
Uno in particolare mi ha incuriosita: era più piccolo degli altri e aveva un odore buonissimo. Sono salita sul suo letto e l'ho annusato. Era così morbido e profumato che mi ha fatto venire voglia di restare lì con lui.
E così ho fatto anche se, ad un tratto, ho sentito un'altra presenza nella stanza. Mi sono immobilizzata, in preda al terrore. Era l'umana che avevo sentito chiamare mamma dall'umano piccolo.
Avevo paura che mi avrebbe picchiata invece si è seduta a terra accanto al letto e mi ha teso la mano.
Ci ho messo un secolo per decidemi a raggiungere quella mano tesa, la paura era troppa...
Ma quando alla fine l'ho raggiunta e lei mi ha accarezzata mi sono sentita finalmente felice. Volevo ancora tante e tante carezze, tutte quelle che mi erano state negate nella mia vita. Mi sono acciambellata accanto a lei e sentivo un rumore strano. Dopo ho capito che ero io che facevo le fusa. Che buffo, non le ho riconosciute perchè non ero abituata a farle.
Sono passati cinque anni da quella notte e sono successe tante cose. Sono pure arrivate altre due gatte, madre e figlia (due pesti ma bisogna avere pazienza nella vita!).
Una cosa però non è mai più successa: nessuno mi ha mai più picchiata.
La mia umana-mamma dice sempre che io sono "la gatta che è arrivata per Natale" rifacendosi al titolo di un libro che lei ha letto anni fa. Così, ogni volta che si avvicina il Natale, lei diventa un po' smielosa e mi coccola ancora di più. Io la lascio fare, poverina, in fondo non fa niente di male.
Lei è così, un po' strampalata, però a me piace molto. In particolare mi piace acciambellarmi nei suoi vestiti e annusarli. Lei usa un profumo che non cambia mai (anche l'umano bambino ama quel profumo e annusa le sue sciarpe) e i suoi vestiti di solito sono molto morbidi. Mi piace guardarla al mattino quando davanti allo specchio litiga con i suoi capelli che non vogliono stare come dice lei (quante storie, se lasciasse fare a me con due leccatine le sistemerei la chioma). Mi piace dormire sulla sua scrivania mentre lei lavora e osservarla mentre fa la cosa che ama di più al mondo: cucinare.
Le piace così tanto che ha creato un blog di cucina. Fotografa e pubblica la ricetta di quello che ha cucinato. Poi si arrabbia perchè le foto non le vengono bene e vorrebbe farne ancora ma nel frattempo gli altri umani si sono mangiati tutto quello che c'era nel piatto. 
Io la assecondo perchè, come ho già detto, sarà strampalata ma non fa niente di male!
Così, quando oggi per la terza volta ha esclamato "Ussignur, devo postare la ricetta della pasta e patate che mi ha ispirato la Vale!" ho miagolato "Va bene dai! Te lo scrivo io il post... che ci vorrà mai???"
con affetto
la gatta Miranda




INGREDIENTI
4 o 5 patate
una cipolla
un bicchiere di passata di pomodoro
un cucchiaio di granulare vegetale
pasta piccola (io formato ditalini)
una foglia di alloro
olio 
sale
un po' di peperoncino

Tagliare le patate a cubetti e tritare la cipolla.
In una casseruola versare un bel giro d'olio e far imbiondire la cipolla. 
Versare le patate, mescolare e far insaporire a fiamma media un paio di minuti.
Aggiungere la passata, il granulare vegetale, la foglia di alloro.
Mescolare e lasciare insaporire qualche minuto.
Coprire a filo con acqua bollente, incoperchiare e lasciar cuocere a fiamma bassa per circa 40 minuti.
Se necessario aggiungere qualche mestolo di acqua bollente, regolare di sale, versare la pasta (noi per sei ne abbiamo usata 400 grammi) e portare a cottura.
Deve risultare una minestra piuttosto asciutta.
Se piace insaporire con peperoncino.
E' la ricetta della semplicità, ma sa di casa, d' inverno e di coccole.

La primavera latita. Dopo una settimana di sole e teporino oggi cielo grigio e pioggerella. Queste giornate grigette in autunno mi piacciono molto, mi fanno pensare al divano, a un buon libro con tanto di copertina, tazza di tè e gatta sulle ginocchia. Ma in primavera mi fanno l'effetto contrario: mi mettono malinconia e mi fanno sentire un po' tradita... Così mentre ieri mattina vagheggiavo di insalate di pasta e melanzane grigliate, ieri sera, visto il cielo plumbeo ho messo a bagno dei ceci secchi... perchè bisogna trarre qualcosa di buono anche dalle cose che non ci piacciono... o no?
Stasera, quando tutta la famiglia rientrerà alla base ci sarà ad aspettarli una fumante zuppa di ceci, per l'insalata di pasta aspetteremo tempi migliori!
Ingredienti (per sei commensali che mangiano molto, ma voi potete congelare quella che avanza....)
500 grammi di ceci secchi
una carota bella grossa
una costa di sedano
mezza cipolla
una foglia di alloro
un cucchiaino di dado vegetale (meglio senza glutammato)
uno spicchio d'aglio
un rametto di rosmarino
olio evo
sale e pepe
due o più baguette
Mettere a bagno i ceci la sera prima. Al mattino sciacquarli bene e metterli in una pentola che li contenga abbondantemente. Coprirli bene di acqua fredda e metterli sul fuoco a fiamma bassa senza coperchio. A mano a mano che l'acqua si scalda si formerà abbondante schiuma bianca che dovrete togliete con un mestolo forato. Mettere il coperchio e lasciare sobbollire piano piano  per circa un'ora.
Aggiungere la carota, il sedano e la cipolla tritati grossolanamente e la foglia di alloro intera. Lasciare cuocere finchè i ceci saranno teneri (ci vorrà ancora un'ora, un'ora e mezza, è meglio assaggiare i ceci e regolarsi di conseguenza).
Spegnere il fuoco, prelevare un paio di mestoli di ceci e tenerli da parte. Togliere la foglia di alloro e frullare bene con il frullatore a immersione.
In una padellina scaldare dell'olio evo con uno spicchio d'aglio e un rametto di rosmarino. Attenzione, tenere il fuoco basso perchè l'olio non deve friggere ma solo aromatizzarsi con l'aglio e il rosmarino. Spegnere la fiamma e lasciarlo riposare qualche minuto. Filtrarlo e aggiungerlo alla zuppa di ceci insieme ai ceci lasciati interi e al cucchiaino di dado.
Scaldare per una decina di minuti, regolare di sale e pepe secondo il proprio gusto e poi servire con crostini preparati affettando delle baguette e mettendole qualche minuto in forno con un giro d'olio e una spolverata di sale. (io ne preparo anche alcune aromatizzate al rosmarino e altre al peperoncino...).
Buon appetito!
Anna
P.S. Sto ancora litigando con le istruzioni (in tedesco) di una macchinetta digitale che mi è stata regalata, quindi per ora... niente foto...ma ce la farò!!!!!
In questo periodo sono in contatto con tante donne meravigliose che hanno appena avuto un bambino o che stanno per averlo. Prima di tutto la mia sorellina, ma anche le mie amiche Daniela e la dolcissima Francesca. Avere un bambino è l'esperienza più travolgente che una donna possa provare e non c'è niente che si possa paragonare all'emozione stupenda di stringere fra le braccia il proprio cucciolo. Ma proprio perchè si è travolte dalle emozioni si è più fragili e bisognose di coccole. Si ha bisogno di abbracci, tenerezza e calore. Ecco allora un piatto che scalda il corpo e il cuore, che fa bene alle mamme che allattano (ma anche a chi da il biberon...), che fa pensare al calore di una copertina e al profumo delle cose buone...
Ingredienti:
500 grammi di zucca già pulita e tagliata a pezzetti (si può trovare già pronta al supermercato e si risparmia tempo....)
500 grammi di patate sbucciate e tagliate a pezzetti
una cipolla
una foglia di alloro
panna fresca
brodo di verdura
noce moscata
sale, pepe, olio evo
- Mettere in una pentola un giro d'olio e far imbiondire la cipolla tritata grossolanamente.
- Aggiungere la zucca e le patare e rosolare a fiamma bassa per qualche minuto.
- Aggiungere il brodo, la foglia di alloro, salare e pepare leggermente.
- Abbassare la fiamma al minimo, incoperchiare e andare a coccolare il proprio bimbo/a... la minestra dovrà cuocere per circa 40 minuti.
- Spegnere la fiamma, togliere la foglia di alloro e frullare il tutto con il frullatore a immersione fino a ottenere una crema.
- Profumare con una grattatina di noce moscata e aggiungere un bel ricciolo di panna fresca.
- Mescolare e riaccendere il fuoco per qualche minuto finchè la panna non è ben amalgamata e la crema calda al punto giusto.
Semplicissima da fare e meravigliosa da gustare insieme a un paio di fette di pane integrale tostato.
Aumentando le dosi degli ingredienti si può cucinare taaaantaaa crema e congelarla in contenitori delle dimensioni che vogliamo. Risolverà il pranzo o la cena quando gli eventi saranno....travolgenti.....
Anna