LINGUINE ALLA CREMA DI CANNELLINI... MENTRE L'ACQUA BOLLE... E IO SCOPRO IL PEGGIO DELL'ANIMO UMANO

By lunedì, marzo 16, 2015 , , ,


E' passata una settimana dall'ultimo post, una settimana in cui, per scelta mi sono tenuta lontana dal web.
Avevo bisogno di silenzio, a volte mi succede.
Ma non credo che lo rifarò, diciamo che questa lontananza mi ha portato piuttosto sfortuna...
Prima sono state piccole catastrofi quotidiane (niente di serio, normale amministrazione in una famiglia numerosa come la mia)... poi la faccenda si è fatta più seria...
Giovedì mi sono svegliata con un fastidioso dolore al fianco sinistro ma siccome donna coraggiosissima sono... ho fatto finta di nulla nella speranza (vana) che il dolore, sentendosi trascurato e ignorato, se ne andasse di sua spontanea volontà.
Purtroppo non è stato così e mi sono trascinata tutta la giornata con la stessa espressione sofferente del Dottor House (ve lo ricordate? ingollava antidolorifici come caramelle e aveva un pessimo carattere... ecco, a parte la barba lunga io ero più o meno così...).
Venerdì mattina agonizzavo proprio e un marito preoccupatissimo mi ha letteralmente portata a braccia dal nostro medico che, ne ero certa, mi avrebbe propinato una pastiglietta magica rimandandomi subito a casa.
Ovviamente non è andata così.
Un serissimo e preoccupato medico (non sorrideva nemmeno alle penosissime battute che cercavo di fare tra un rantolo e l'altro) mi ha spedita di corsa in ospedale per una ecografia d'urgenza.
Ecco, memorizzate questa parola "urgenza" perchè acquisterà un significato grottesco nel corso del racconto.
Arrivo in pronto soccorso alle dieci del mattino e so di non avere un bell'aspetto anche se sono ancora in grado di mantenere un minimo di dignità umana.
L'operatrice del pronto soccorso è gentilissima, compila velocemente il modulo, chiama la radiologia e mi manda immediatamente in reparto per l'esame.
Tempo di attesa, quattro minuti.
Sono ottimista,
Non avrei dovuto esserlo.
Arrivo in radiologia abbarbicata a mio marito che (poveretto) è sempre più terrorizzato.
Ovviamente la sala d'aspetto di radiologia brilla per la totale assenza di personale sanitario.
Mi accascio su una sedia e aspetto.
Cinque minuti, Dieci. Venti.
Dopo venticinque minuti da una porta esce, con la stessa velocità di un bradipo zoppo, un infermiere.
Lo fermiamo proprio mentre ci supera ignorandoci come se fossimo trasparenti.
Quando gli spieghiamo che siamo stati mandati dal pronto soccorso per un'ecografia urgente ci guarda con aria annoiata e ci invita molto scortesemente ad andare all'accettazione.
All'accettazione, dopo una fila di altri venti minuti, ci dicono che io devo andare in sala d'attesa (dov'ero già prima...) e mio marito deve andare alla cassa dell'ospedale per pagare la prestazione (46 euro, per la cronaca).
Mio marito comincia a dare segni di nervosismo, io ormai ho le visioni dal dolore... mi accompagna in sala d'aspetto dove intercettiamo due infermieri che chiacchierano felicemente.
Raccontiamo il nostro problema per l'ennesima volta, loro mi guardano con aria scettica (sarò forse una mentitrice?) e poi spariscono dietro una porta.
Riescono una decina di minuti dopo (sempre in coppia) e mi guardano di nuovo con aria perplessa...
- Lei perchè "vuole" fare questo esame signora?
Li fisso con aria ebete, forse stanno scherzando. Mi accorgo subito che (purtroppo) sono seri.
Ingoio la risposta che vorrei dare (stamattina non avevo niente da fare, mi annoiavo un po' e allora mi sono detta... perchè non andare all'ospedale a fare una bella ecografia addominale?) e rispiego per l'ennesima volta perchè mi trovo lì.
Mi guardano e poi, senza una parola, spariscono di nuovo dietro quella porta.
La situazione sta assumendo toni surreali.
Io ormai sono sfinita dal dolore e mio marito ha assunto la stessa espressione di un toro che sta per caricare.
Tornano fuori qualche minuto dopo...
- Senta... non potrebbe ritornare oggi pomeriggio? Sa, stamattina c'è un sacco di gente che aveva appuntamento ed è qui che aspetta.
Mi guardo intorno e vedo quattro o cinque persone in attesa.
Con calma gelida spiego che no, non tornerò nel pomeriggio. Ribadisco che sto male e che sono lì per un'urgenza. Urgenza, parola di cui, evidentemente, non conoscono il significato.
Sospirano e mi dicono che devo aspettare lì, nel frattempo io devo bere un litro d'acqua e mio marito deve andare alla cassa a pagare.
Sono ormai le undici e mezza, dopo avermi munita di due bottigliette d'acqua da mezzo litro, mio marito va a cercare la cassa dell'ospedale. Si vede che preferirebbe farsi amputare una mano piuttosto che lasciarmi lì da sola ma non abbiamo scelta.
Seduta su quella sedia di plastica passo il quaranta minuti peggiori della mia vita.
Il dolore peggiora a causa di tutta l'acqua che sono costretta ad ingurgitare.
Nel frattempo, con lentezza plateale, i due infermieri chiamano uno dei pazienti già in fila, continuando ad ignorarmi.
Ascoltando i discorsi di queste persone scopro con raccapriccio che avevano appuntamento chi per le nove e trenta e chi per le dieci.
Nel frattempo arrivano i pazienti delle undici e delle undici e trenta.
E' mezzogiorno e venti quando torna mio marito ed entra il paziente delle dieci e trenta.
Ormai sono sull'orlo di un collasso, quando esce uno dei due infermieri lo assalto come una tigre infuriata.
Non so di preciso cosa ho detto, so solo che dopo cinque minuti ero sdraiata sul lettino per l'ecografia circondata da due infermieri ostili e da una dottoressa ancora più ostile.
L'esame si svolge in un clima surreale: la dottoressa è arrabbiata perchè io ho "preteso" di entrare.
Nessuno mi chiede perchè sono lì.
La dottoressa fa l'ecografia concentrandosi sul fianco destro. Quando provo a dirle che a me fa male il fianco sinistro mi risponde in malo modo che sa quello che fa.
Mi dice che non ho niente e che si tratta "solo" di una colica addominale.
Esco da lì inebetita dal dolore e demoralizzata dalla pochezza dell'animo umano.
Penso a quanta poca empatia c'è da parte di persone che devono lavorare con chi sta male.
Ho voluto raccontarvi questa cosa un po' perchè il blog è meglio della psicoterapia e sfogarmi scrivendo mi fa stare molto meglio e un po' perchè le storie di cattiva sanità devono essere denunciate.
Troppo spesso subiamo il trattamento maleducato di persone che sono pagate per darci supporto.
Io stessa stavo troppo male per reagire come avrei dovuto ed è proprio questo il punto: approfittarsi di chi non è nelle condizioni di reagire e far valere i propri diritti e le proprie ragioni.
Farò una segnalazione alla direzione dell'ospedale e la farà anche il mio medico curante.
Ormai in Italia siamo solo capaci di lamentarci e quello che succede è sempre colpa degli altri.
Poi chi ha un lavoro si comporta in questo modo vergognoso...
Per la cronaca, il mio dolore si è un po' calmato ma purtroppo resta sempre lì e dovrò fare ulteriori accertamenti... tremo al solo pensiero.

********

Parliamo d'altro, che è meglio...
Oggi vi voglio raccontare di una ricetta che ho scoperto tanti anni fa sfogliando una rivista.
Era un articolo dedicato ai primi veloci e fra i vari condimenti questo mi aveva proprio incuriosita.
E' il classico piatto di pasta da preparare quando il frigo è proprio vuoto, bastano due ingredienti.
Inoltre è un piatto sano e completo. Insieme a una porzione di verdura è un pranzo perfetto.


INGREDIENTI
(per quattro persone)
360 di linguine
due scatole di fagioli cannellini
olio extravergine
sale
aglio
un peperoncino secco
prezzemolo

Mettere su l'acqua per la pasta.
Scolare e sciacquare il fagioli, versarli in una padella insieme a poco olio e a un mestolo di acqua di cottura della pasta.
Cuocere qualche minuto i fagioli schiacciandoli intanto con una forchetta: bisogna ottenere una crema lasciando però qualche pezzetto.
Aggiungere uno spicchio d'aglio schiacciato con lo spremiaglio e poco sale.
Scolare la pasta tenendo la parte mezza tazza di acqua di cottura, versarla nella padella e mantecare unendo l'acqua di cottura, olio a piacere, il peperoncino sbriciolato con le dita e il prezzemolo tritato.
Servire la pasta caldissima.


Il piatto e le posate che vedete nelle foto sono di Villa d'Este Home

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13 commenti

  1. Commento a caldo e mi vien voglia di mandarli a quel paese perché un lavoro come l'infermiere è una vocazione non un ripiego o altro. Purtroppo come in tutte le cose c'è chi ci mette l'anima e chi cazzeggia e tira a fine mese. Poi evidentemente in alcuni reparti è più facile imboscarsi che in altri. Io ho avuto esperienze più positive che negative devo dire, per ora, gente scorbutica e supponente ce n'è, ma ho ancora la forza di ribattere e non faccio finta di niente, certo che quando ti dicono che sono pieni e chiacchierano (ci sono posti di lavoro dove non puoi nemmeno alzare gli occhi dalla scrivania) ti girano eccome.

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    1. Girano, girano Simona... eccome se girano! Ma la cosa che mi fatto restare più male è proprio la mancanza di empatia nei confronti di chi sta male. Uno schifo proprio...

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  2. Difficile commentare.... Una storia così si commenta da sola.... Le linguine sembrano ottime! Le proverò al più presto!
    Baci e abbi cura di te!
    Manu

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  3. che scatafascio... l'umanità è in un declino pauroso...
    hai tutta la mia solidarietà... per quel che può servire

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  4. Ho fatto anche io la tua brutta esperienza e per la verità più di una! Bisogna segnalarle davvero nella speranza che qualcosa cambi e soprattutto quando le cose invece vanno nel verso giusto,come qualche volta anche se purtroppo raramente capita!Ti auguro che tutto si risolva in fretta per tornare in pista più in forma che mai! Mi tentano queste linguine!!

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    1. Grazie Alda! Devo dire che molte volte ho avuto esperienze positive in ambito sanitario... questa esperienza però ha come cancellato tutte quelle buone... :(

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  5. oh mamma...Policlinico B.go Roma??? Bellissimo il tuo blog.( Quattro figli anch'io e come te abito a Verona ), purtroppo episodi così succedono e trovo giusto che tu faccia una segnalazione . Ottima e facile la tua ricetta , i fagioli li tengo sempre in dispensa :)) Ciao

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    1. Ciao Nicoletta, benvenuta!
      No, non è successo a B.go Roma ma all'ospedale di Villafranca di Verona...

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  6. Cose da pazzi!Mentre leggevo mi è venuta in mente la piccola neonata Micol.Ti auguro serenità e che tutto vada bene!Rosetta

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  7. Cara Anna.
    Come ti capisco..... Nel 2011 sono andata nel pronto soccorso perché non respiravo più, e mi aveva mandato la mia dottoressa di famiglia............ Dopo un'attesa lunghissima.......... ma lunga davvero... Mi guarda un'infermiera e mi dice....:
    "Signora, che cosa ci fa qui??????? Lei non cura questa tosse e poi viene a causare disaggio nel pronto soccorso"....
    Non avevo più le forze per litigare.... me ne sono andata e la mia dottoressa mi ha chiamato.... ho raccontato quello che era successo.. lei é venuta a casa e mi ha portato a Roma....
    Ero in Dispinea..... non respiravo più e se aspettavo un'altro pò non stavo più qui a raccontare....
    Ma che dobbiamo fare con questa sanità?????????? che dobbiamo fare con questi "professionisti"?????????'
    Sono contenta che stai bene e alla faccia di quella dottoressa.... che burbera....
    Parliamo di queste linguine... che é meglio.... buonissime
    Un abbraccio.
    Thais

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