OLIVIA'S RESTAURANT: CREMA DI ZUCCA, MAIS E TAPIOCA CON POLLO E CAROTE

 


Ciao, mi chiamo Olivia e sono una influencer di pappe.

No, no, no: suona male vero?

Riproviamo: mi chiamo Olivia e sono una pappablogger. 

No, direi che pappablogger è pessimo.

Facciamo che mi chiamo Olivia e provo a raccontarvi la mia avventura con lo svezzamento.

Per prima cosa voglio togliervi ogni illusione: io detesto mangiare cibi solidi.

Non comprendo perchè non ci si possa nutrire semplicemente con dei magnifici biberon di latte.

Non sarebbe tutto molto più semplice?

Insomma, andava tutto benissimo, era un meccanismo perfetto: io aprivo la bocca, lanciavo qualche grido modello "mioddio quanto sto soffrendo" e subito arrivava la mamma o un altro lungo (avete presente i lunghi vero? Sono come noi ma più strani, lunghi appunto, e credo esistano per essere i nostri schiavi) e mi infilava in bocca una morbida tettarella da cui potevo nutrirmi senza nessuno stress. Il Paradiso proprio.

Poi un giorno (avevo già avvertito dalla mattina il fermento, i lunghi erano più strani del solito) apro la bocca, lancio l'urlo "mioddio quanto sto soffrendo" e quelli cosa fanno? Invece di prendermi in braccio e darmi il mio biberon mi prendono e mi siedono su un coso strano che mi faceva scivolare da tutte le parti, poi addirittura mi legano! (ammutinamento proprio!) e mi mettono una cosa intorno al collo (bavaglino lo chiamano, un oggetto veramente vergognoso) e mentre mi guardo intorno terrorizzata e apro la bocca per lanciare un grido, questa volta modello "checavolostatefacendo!?!" mi ficcano in bocca uno strano oggetto con sopra... la cosa più disgustosa mai assaggiata: la stessa consistenza della mia cacca e un sapore che non si può descrivere, orrore puro. Ovviamente l'ho subito sputato con tutte le mie forze (voglio dire, non sono sopravvissuta ad una nascita prematura di ben tre mesi, incubatrice, tubi vari, interventi e amenità di questo tipo per farmi avvelenare da degli incompetenti!). 

Ma quelli niente, hanno continuato a infilarmi in bocca quella specie di punizione divina ancora e ancora. Mostri.

Purtroppo questa cosa si è ripetuta ogni giorno finchè, sperando che la smettessero, ho iniziato ad ingoiare un po' di quel pappone infernale. Col risultato che, invece di sottopormi alla tortura solo all'ora di pranzo, hanno iniziato a replicare anche la sera.

Sono una bambina torturata. E' ora che questo si sappia. E' ora che le autorità facciano qualcosa.

Invece ho scoperto che tantissimi altri bambini subiscono questo inaudito affronto e qualcuno di loro è pure contento. Traditori e incompetenti.

Comunque mia nonna (che sarebbe la padrona di casa qui o almeno così crede lei visto che questo blog finora è sopravvissuto grazie ai post di una compianta gatta rossa e di un cagnolino a macchie, Giotto, che tenta sempre di mordermi il sedere e ora di una neonata che fa ancora la cacca nel pannolino e ha solo due denti), mia nonna dicevo, si è messa in testa di mettere anche qui le ricette di quelle sbobbe infernali con la scusa che qualche volta (poche) ho finto di gradire e ho mangiato tutto (solo per godermi lo spettacolo delle loro facce quando mangio tutto: pare che vincano millemila euro alla lotteria, sono così tonti che fanno quasi tenerezza (quasi).

Ovviamente ho tutte le intenzioni di divertirmi molto, quindi... apriamo 

Olivia's Restaurant!



CREMA DI ZUCCA, MAIS E TAPIOCA CON POLLO E CAROTE

(dosi per una pappa)

un pezzetto di zucca

una piccola carota

crema di mais e tapioca q.b.

un omogeneizzato di pollo

olio extravergine

parmigiano

Cuocere in acqua la zucca e la carota a pezzetti finchè diventano morbidissime.

Prelevare circa 200/250 ml di brodo di cottura (a seconda dell'appetito del bambino) e frullarvi le verdure con un frullatore ad immersione.

Scaldare bene brodo e verdure, spegnere e addensare con la crema di mais e tapioca.

Unire l'omogeneizzato di pollo precedentemente scaldato (nel microonde oppure a bagnomaria).

Condire con un cucchiaino d'olio e uno di parmigiano grattugiato.


Varianti e consigli:

- si può sostituire l'omogeneizzato con 50 grammi di petto di pollo bio. In questo caso va cotto insieme alle verdure e poi frullato.

- si può sostituire la crema di mais e tapioca con crema di riso oppure semolino

- anche se Olivia negherebbe pure sotto tortura in realtà questa pappa è una delle sue preferite. Ai bambini un po' inappetenti di solito è più facile far accettare verdure "dolci" come la zucca e le carote.

- non forziamo mai il bambino a finire la pappa, è controproducente e farà sviluppare un odio a prescindere per il momento della pappa. Ogni bambino ha i suoi tempi e la sua quantità di appetito che vanno sempre rispettati se vogliamo che crescendo impari ad amare il cibo.

Infine:

questa piccola rubrica non vuole certo sostituirsi alle indicazioni del pediatra o nutrizionista.

Qui vi porto la mia esperienza con quattro figli completamente diversi l'uno dall'altro e con Olivia che è un'esperienza e un mondo a sè.

Se mi leggete da un po' sapete che Olivia è nata con tre mesi d'anticipo, era una minuscola bimba di poco più di 500 grammi. Il suo percorso non è stato facile ma lei (che è comunque una bimba minuscola) ha la forza di un gigante e una volontà di ferro.

Credo che, nonostante abbia solo due denti e cammini come un ubriaco al suo ventesimo shottino, sia la persona più forte che io abbia mai conosciuto. Quindi se la pappa non le piace, non le piace e punto.

E, credetemi, sono molto poche le pappe che raggiungono voto "diesci".

Per questo nasce "Olivia's Restaurant", per Olivia e per tutti quei bambini (e mamme, papà e nonni) per cui lo svezzamento non è proprio una passeggiata.




CINNAMON ROLLS




Ed eccoci qui, all'8 gennaio, a tirare le somme dell'anno più strano della nostra vita e a riempire pagine di buoni propositi per il nuovo anno.

Io, questa volta, di buon proposito ne ho fatto solo uno: "vivere con leggerezza".

Per carattere io sarei "leggera" più o meno come un macigno di un paio di quintali.

Peso le parole, le frasi, prendo le cose (tutte) veramente troppo sul serio.

Rimugino per ore su una parola che mi è stata detta o su una che ho detto io.

Cerco sempre una spiegazione per tutto. Anche quando la spiegazione non esiste.

Per fortuna tengo (quasi) tutte queste elucubrazioni mentali per me, così sono in pochi ad accorgersi di quello che avviene nella mia testa.

Ecco, quest'anno facciamo che mi alleggerisco mentalmente (ad alleggerirmi fisicamente ormai ho rinunciato da tempo) e facciamo che smetto di ispezionare parole, toni e respiri (mamma mia come sono pesante!).

Adesso che vi ho ammorbato con i miei discorsi da psicopatica voglio lasciarvi una ricetta che ho amato al primo morso (ecco perchè fisicamente non potrò mai alleggerirmi).




Cinnamon rolls, ovvero, il profumo della felicità.

Questa ricetta è la versione migliore mai assaggiata: morbidissimi, burrosi e profumati di cannella.

Secondo me sono perfetti per la colazione della domenica (ma anche per tutte le altre colazioni). 


INGREDIENTI

(a me con questi ingredienti sono uscite 16 girelle ma parecchio grandi...)

600 grammi di farina per lievitati (la Manitoba va benissimo ma sceglietela di buona qualità)

mezza bustina di lievito di birra secco 

100 grammi di acqua

160 grammi di latte intero

50 grammi di zucchero semolato

90 grammi di burro molto morbido

1 uovo leggermente sbattuto

1 pizzico di sale

Per la farcia interna:

3 cucchiai di burro fuso

130 grammi di zucchero di canna

2 cucchiaini di cannella in polvere

Per la glassa:

2 cucchiaini di acqua

140 grammi di zucchero a velo vanigliato




Ho preparato un lievitino con 100 grammi di farina presa dai 600 totali, 50 grammi di latte (sempre preso dal totale) e 50 di acqua (sempre presa dal totale). Ho mescolato e ho messo a lievitare in una ciotola coperta con pellicole per due ore.

Per preparare questi dolcetti io ho usato la planetaria ma è un impasto che si può tranquillamente fare a mano, solo occorre più tempo e pazienza...

Ho inserito la restante farina nella planetaria, ho unito il lievitino, lo zucchero, l'acqua e il latte rimanenti. Poi ho unito l’uovo, poco alla volta e ho fatto lavorare l'impastatrice a velocità bassa fino ad ottenere un panetto. 

A questo punto ho iniziato ad aggiungere il burro a piccoli pezzetti, inserendo il successivo solo quando il precedente era stato ben incorporato. Per ultimo ho unito il sale.

Alla fine ho ottenuto un impasto molto liscio ed elastico. 

Ho formato una "palla" e l'ho lasciata lievitare in una ciotola coperta con pellicola da cucina a temperatura ambiente.

L'impasto deve raddoppiare, in questa stagione potrebbero volerci anche 4-5 ore.

Ho ripreso l'impasto e l'ho steso allo spessore di un centimetro formando un rettangolo.

L'ho spennellato molto bene con il burro fuso e poi spolverizzato con cannella e zucchero.

Ho formato un rotolo arrotolando dal lato più lungo e l'ho tagliato a fette di circa 3 centimetri.

Per tagliarlo ho usato un coltello ben affilato con la lama ben fredda (io l'ho messo qualche minuto in freezer) e infarinata.

Ho posizionato le mie girelle sulla teglia ricoperta di carta da forno, tenendole distanziate fra loro e ho lasciato lievitare per circa un'ora, coperte con pellicola da cucina.




Le ho cotte in forno preriscaldato a 180 gradi.

Le mie erano cotte in poco meno di 30 minuti ma vi consiglio di controllare dopo 25 minuti perchè non devono scurirsi troppo.

Ho preparato la glassa semplicemente unendo lo zucchero a velo all'acqua (unitela poco a poco, la glassa deve essere piuttosto densa) e ho decorato le mie girelle ormai raffreddate.






FUDGE AL CIOCCOLATO



Ho sempre subito il fascino del fudge. 

Nei film natalizi, nei libri, nei racconti ambientati a Natale, compare spessissimo e richiama alla mente alberi di Natale, sobborghi inglesi spolverati di neve, cucine decorate di rosso.

Tutti elementi che hanno su di me un fascino irresistibile.

Il mio primo esperimento però è stato un enorme fallimento: ho scelto una ricetta (ora lo so) completamente sbagliata ed il risultato sono stati dei cioccolatini decisamente troppo dolci e dalla consistenza inspiegabilmente farinosa.

Ho capito poi che le proporzioni erano completamente sbagliate: troppo latte condensato e un cioccolato non sufficientemente ricco di cacao.

Questa è la ricetta corretta.

Di una semplicità imbarazzante.

Ci sono infinite varianti e tutte, secondo me, golosissime.

Potete aromatizzare il fudge con scorza di arancia grattugiata per un effetto ancora più natalizio.

Oppure arricchirlo con frutta secca o solo nocciole.

Insomma, fatelo, mangiatelo e regalatelo. E poi rifatelo...




INGREDIENTI

200 grammi di cioccolato fondente

(io ho scelto di usare un cioccolato un po' amaro, all' 85% di cacao, perchè non amo il gusto troppo dolce)

170 grammi di latte condensato

un pezzettino di burro (io non l'avevo e non l'ho messo)

la punta di un cucchiaino di estratto di vaniglia (aggiunta mia)

un pizzico di sale (aggiunta mia, lo metto sempre nei dolci al cioccolato)


Ho tritato il cioccolato e l'ho sciolto a bagnomaria (nella ricetta dice di scioglierlo con un pezzetto di burro).

Ho tolto dal fuoco ed ho unito il latte condensato, la vaniglia e un pizzico di sale, mescolando bene.

Ho bagnato e strizzato bene un foglio di carta forno e ho foderato un contenitore (la misura del mio era circa 13 per 18).

Ho versato il mio composto livellandolo bene e l'ho messo a rassodare in frigorifero per un paio d'ore.

L'ho tagliato a quadrotti.

Va conservato in frigorifero ma è più buono se lo lasciate a temperatura ambiente per una decina di minuti almeno.

Confezionato in sacchettini o in un barattolo o in una scatolina carina può essere un'idea regalo per gli amici golosi!



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POLPETTE DI MANZO DELLA NONNA



Ricordo che sentivo il profumo già dal pianerottolo.

Abitava in una di quelle caratteristiche case di ringhiera del centro di Milano.

Era una casetta piccola ma era un piccolo gioiello, perfetta e pulitissima, sempre profumata di cera e di cose buone.

La domenica a pranzo c'era il rito delle polpette, e del sugo con la carne.

Mia nonna era arrivata a Milano dalla Puglia giovanissima, sola con un bambino.

Lei non si rendeva conto che, in quegli anni, era stata una vera e propria eroina.

Quando cucinava faceva miracoli, non c'era niente che non diventasse buonissimo passando fra le sue mani.

Ricordo lei che friggeva le polpette ed io, bambina, che aspettavo quel bocconcino di carne bollente che mi veniva dato avvolto in un tovagliolino. 

"Attenta che scotta!"

Ma io ero impaziente e non sapevo aspettare, valeva la pena di scottarsi un po'...


Domenica mattina, casa mia, tanti anni dopo.

Il rito somiglia al suo: il grembiule allacciato bene, la carne scelta, il formaggio, il pane ammollato nell'acqua.

Lo sfrigolio dell'olio bollente, il profumo.

Vale la pena di aprire una bottiglia di vino.

Il mio preferito, il Gabbriccio di Pakravan Papi perchè con le polpette della mia nonna ci vuole un vino sincero.

Ed ecco che nasce un inusuale aperitivo, con le polpette bollenti, il vino buono e le persone importanti, la famiglia. Proprio come piaceva a lei, nella sua piccola cucina, nella piccola casa di ringhiera nel cuore di Milano...



INGREDIENTI:

600 grammi di carne macinata di manzo di ottima qualità

2 uova

80 grammi di pecorino grattugiato

80 grammi di grana grattugiato

1 panino grande ammollato nell'acqua e poi ben strizzato

aglio in polvere

sale

pepe

prezzemolo tritato finemente

olio per friggere


Mescolare bene tutti gli ingredienti in una terrina, formare con le mani inumidite le polpette (scegliete la dimensione che vi piace di più) e friggerle nell'olio ben caldo.

Danno il meglio di sè mangiate appena fritte, ancora bollenti.

Se dovessero avanzarvi (non succederà) tuffatele in un sugo di pomodoro, fatele insaporire per una decina di minuti e poi conditeci la pasta. Mia nonna vi consiglierebbe le orecchiette ma in realtà stanno bene con tutto.




E il Gabbriccio?

Se volete assaggiarlo (e ne vale la pena) potete acquistarlo in tutta sicurezza qui:

PAKRAVAN PAPI - SHOP

Oppure se preferite potete mandare una mail direttamente a me: 

ultimissimedalforno@gmail.com 

CIAMBELLA ALLA ZUCCA E NOCCIOLE

 


Sono una persona incorreggibile.

Avrei dovuto pubblicare questo post almeno tre settimane fa e invece, come al solito, mi sono persa ed eccomi qui, a pubblicare il 16 ottobre una ricetta cucinata il 26 settembre.

Avrei anche delle valide ragioni ma ve le risparmio.

Piuttosto preferisco chiacchierare di come l'autunno sia finalmente arrivato, di come finalmente possiamo avvolgerci in maglioni caldi, delle domeniche pomeriggio sul divano a leggere mentre fuori piove.

L'autunno mi fa sempre pensare che, dopotutto, le cose belle della vita sono le più semplici e che si possa essere perfettamente felici davanti a un cartoccio di caldarroste accompagnate da un bicchiere di vino rosso.

Viviamo una situazione difficile e unica, non abbiamo precedenti su cui basarci, viaggiamo così, a braccio.

Possiamo reagire negando l'evidenza, facendo gli spacconi, affermando che tanto si sta solo esagerando. Possiamo fare finta di niente e abbassare la mascherina, dire ma chissenefrega. Possiamo continuare a guardare solo il nostro interesse infischiandocene di quello degli altri.

Oppure.

Oppure possiamo smettere di guardare solo il nostro orticello. Possiamo alzare gli occhi per guardare al di là del nostro naso. Possiamo prenderci cura di chi amiamo ma anche di chi non conosciamo.

Possiamo rispettare le regole, indossare correttamente la mascherina, lavarci spesso le mani e insegnare ai nostri figli a fare altrettanto.

Possiamo evitare di creare o di partecipare a situazioni a rischio, ci sarà tempo per feste e serate movimentate.

Possiamo riscoprire la semplicità, i piccoli gesti d'amore, la gentilezza.

Accendere candele, riempire la casa di lucine, plaid e cuscini.

Possiamo accendere il forno, preparare un dolce che profuma d'autunno, cuocere il pane, riempire l'aria del profumo di una vellutata.

Possiamo prenderci cura: di noi stessi, della nostra casa, dei nostri cari, di tutte le altre persone, della nostra comunità ma anche del nostro pianeta. Abbiamo bisogno di attenzione e gentilezza.


"Abbi cura di tutto."

(Periandro)



INGREDIENTI

(io ho usato uno stampo da ciambella di 20 cm di diametro)

70 grammi di farina di nocciole

120 grammi di farina 00

80 grammi di fecola di patate

250 grammi di zucca già pulita e tagliata

80 grammi di burro fuso

50 millilitri di latte 

3 uova medie

150 g di zucchero (bianco oppure di canna) 

1 bustina di lievito per dolci

mezzo cucchiaino di cannella in polvere

i semini di una bacca di vaniglia

1 pizzico di sale


Ho cotto la zucca a vapore finchè non è risultata morbidissima e poi l'ho frullata.

Ho separato i tuorli dagli albumi e ho montato questi ultimi a neve, tenendoli poi da parte.

In una terrina ho setacciato la farina con la fecola e il lievito.

Ho sciolto il burro e l'ho fatto raffreddare.

Ho acceso il forno a 180 gradi.

Nella ciotola della planetaria ho inserito i tuorli e li ho montati con lo zucchero finchè sono diventati gonfi e spumosi.

Ho unito il latte a filo, la zucca frullata, la cannella, i semi della bacca di vaniglia, il sale, sempre continuando a lavorare con le fruste.

Ho unito la farina di nocciole e poi il composto di farina, fecola e lievito, alternandolo con il burro fuso.

Infine, con molta delicatezza e usando una spatola di silicone, ho unito gli albumi stando attenta a non smontare il composto.

Ho imburrato e infarinato uno stampo da ciambella dal diametro di 20 centimetri.

Ho versato l'impasto e ho infornato.

La mia torta ha cotto per 40 minuti ma vi consiglio di controllarla dopo 35 perchè ogni forno ha tempistiche diverse.




CROSTATA CON MIRTILLI E GANACHE AL CIOCCOLATO BIANCO

 


E' passato così tanto tempo da quando ho scritto una ricetta qui sul blog che è addirittura cambiata l'interfaccia di blogger.
Ho aperto il blog e mi sono resa conto che tantissime funzioni sono cambiate.
Mi sono sentita strana.

Ciao.

Sono qui, sono tornata. Stavolta sul serio.
O almeno credo, non voglio fare promesse.
Lasciamo che le cose scorrano e, mentre le lasciamo scorrere, cuciniamo. 
Che ha sempre il suo perchè. 
E poi mangiamo ovviamente.
Ma proviamo a farlo in modo diverso.
Perdiamoci nella dolcezza della ganache al cioccolato bianco.
Assaporiamo la freschezza dei mirtilli.
Buttiamoci nella croccantezza profumata della frolla.
Da sempre penso che il cibo sia un'esperienza da vivere con tutti i nostri cinque sensi.
Ora ancora di più.
Ci avviamo verso la fine di un anno assurdo.
Facciamo che prendiamo quanto di buono ci è stato insegnato, ovvero che il segreto della felicità sta proprio nelle piccole cose, nelle straordinariamente normali esperienze quotidiane.

Facciamo che non è solo una crostata ma un pezzetto di felicità.


INGREDIENTI

Per la frolla:
300 grammi di farina 00
200 grammi di burro tagliato a pezzi piccolissimi
100 grammi di zucchero
1 uovo

Per la ganache:
300 grammi di cioccolato bianco grattugiato
200 grammi di panna fresca

Per la composta di mirtilli:
200 grammi di mirtilli
90 grammi di zucchero di canna

Per decorare:
mirtilli freschi
foglie di menta
gocce di cioccolato bianco

Per la frolla ho inserito nella planetaria la farina, lo zucchero, il burro e ho azionato ottenendo delle "briciole". Ho unito l'uovo sbattuto e ho azionato brevemente fino ad ottenere una palla che ho messo a riposare in frigorifero.

Ho preparato la composta facendo cuocere per una ventina di minuti i mirtilli con lo zucchero e poi ho frullato grossolanamente con un frullatore ad immersione.

Per la ganache ho portato quasi a bollore la panna che ho poi tolto dal fuoco, ho versato il cioccolato bianco grattugiato e ho mescolato fino ad ottenere una crema.

Ho rivestito con la frolla uno stampo da crostata, ho bucherellato il fondo con i rebbi di una forchetta, ho coperto con la carta forno e dei legumi secchi.

Ho cotto la base in forno già caldo a 180° per circa 15 minuti poi ho tolto la carta forno con i legumi e ho lasciato cuocere per altri 10 minuti.

Ho lasciato raffreddare e poi ho spalmato la superficie con la composta e ho messo in frigorifero per dieci minuti.

Ho poi versato sulla composta la ganache e ho rimesso in frigorifero. Per solidificare occorreranno almeno quattro ore.

Prima di servire ho decorato con mirtilli freschi, gocce di cioccolato bianco e foglie di menta.





I NUOVI INIZI

Buffo riaprire il blog dopo più di un anno e avere un attimo in cui resto disorientata perchè mi sembra di non ricordare quello che devo fare.
Poi, come respirare e camminare, tutto viene naturale e le dita corrono sulla tastiera.
Ciao blog. Ciao casetta virtuale. Ciao lettori e lettrici.
E' passato più di un anno. Un anno denso e appiccicoso, uno di quegli anni che non puoi dimenticare.
Vi avevo lasciato con un post pieno di serenità in cui raccontavo un nuovo stile di vita, lento, sereno e consapevole. E ci credevo veramente.
Ma, come spesso accade nella vita, il fato aveva deciso diversamente.
Poco dopo la pubblicazione di quel post hanno iniziato a caderci in testa una serie di sassolini che poi sono diventati pietre di considerevole dimensione ed infine una vera e propria pioggia di meteoriti.
In questo anno sono successe più cose che non negli ultimi dieci anni.
Alcune le abbiamo del tutto superate, altre sono "in lavorazione" e altre ancora in alto mare.
Fra tanti sassi più o meno grandi però c'è stato un evento che ci ha davvero cambiato la vita in meglio anche se è stato preceduto da così tante lacrime che ad un certo punto ho pensato che il mio corpo non avrebbe potuto produrne altre.
Chi mi segue su Instagram già sa, però provo a raccontare anche qui.
Lo scorso luglio abbiamo ricevuto una notizia meravigliosa: la mia bambina più grande sarebbe diventata mamma alla fine di marzo. Ancora ricordo la gioia, le farfalle nella pancia, l'assoluta felicità. Ci siamo innamorati subito di quel fagiolino colmo di promesse.
Il 20 di marzo era la data presunta del parto.
Ma il 13 dicembre, nell'unica giornata di neve di questo strano inverno, è nata Olivia, con un cesareo d'urgenza dovuto ad una grave forma di gestosi che ha colpito la sua mamma.
Non potrò mai dimenticare la paura, lo sconcerto, il gelo che sentivamo.
Olivia alla nascita pesava solo 590 grammi.
Non ci sono stati fiocchi di nascita, palloncini e festeggiamenti.
Solo lo sguardo preoccupato del neonatologo che parlava di basse probabilità di sopravvivenza.
Sono stati mesi bui, spaventosi.
Ma, a discapito di tutte le nefaste previsioni, la nostra Olivia ha lottato e ce l'ha fatta.
Olivia ha la grinta di un supereroe, è la dimostrazione che i miracoli esistono.
Mi ha cambiata profondamente perchè ora so che niente è impossibile.
A Marzo Olivia è uscita dall'ospedale ed è finalmente andata a casa con la sua mamma e il suo papà.
Contemporaneamente io ho iniziato a collaborare con una donna fantastica che mi ha ridato fiducia nelle persone e nel mondo del lavoro. Un lavoro nuovo che mi ha consentito di lavorare nella dimensione che mi è più congeniale, lo smart working.
Poi è arrivato il lockdown.
Nelle settimane di isolamento per fortuna ho continuato a lavorare da casa.
Ho anche pensato tantissimo.
Ho riflettuto su chi sono e su chi voglio diventare. E ci sto lavorando.
Abbiamo ancora tanti macigni da far rotolare via ma anche tanta forza per spingerli via.
Quindi è il momento di ricominciare anche con il blog.
Ricomincio piano, in punta di piedi. Ho quasi timore perchè devo ricominciare a sentire mio questo spazio. Devo ritrovare la voglia e la disinvoltura nel condividere.
Ho tante cose da dire ma devo trovare il modo giusto per dirle.
Intanto sono qui. Mi siete mancati...