lunedì 27 ottobre 2014

VELLUTATA DI ZUCCA E CAROTE... CONFUSA E FELICE



Recentemente mi è stata posta una domanda che mi ha messa un po' in crisi.
- Tu che lavoro fai?
Una domanda apparentemente innocua che, nel mio caso, nasconde insidie e ragionamenti degni di un laureato in fisica quantistica.
Per esempio, se fate questa domanda ai miei figli, mica vi sanno rispondere.
Sono pronta a giurare che almeno due su quattro vi risponderebbero "niente" e la chiuderebbero lì, mica per cattiveria, solo per semplificare le cose.
Quando mio figlio era al secondo anno di scuola materna, una solerte insegnante aveva proposto un lavoro dal tema "disegniamo il lavoro della mamma".
Mio figlio si era messo a piangere, spiegando fra un singhiozzo e l'altro che sua mamma stava al telefono, al computer, preparava le torte e fotografava la minestra.
Roba da psicologo infantile.
Così, dopo che la mamma molto carina di un nuovo compagno di scuola (ora il pargolo è in prima media) mi ha posto questa domanda con il semplice intento di conoscerci meglio, ho pensato che è il caso di trovare una definizione per quello che faccio. O almeno di cercare di mettere un po' di ordine.
Prima di tutto io non faccio un lavoro solo, bensì due (oltre a quello che fanno di solito tutte le mamme: infermiera, psicologa, insegnante, cuoca, cameriera, esperta in allacciatura delle scarpe, ecc...).
Il primo è il lavoro ufficiale, ovvero quello normale.
Ogni mattina, per quattro mattine alla settimana, seguo una parte dell'ufficio commerciale di una grossa azienda.
La mia fortuna immensa è che svolgo questo lavoro da casa mia, più precisamente dalla postazione ufficio posta nella mia cucina.
Una fortuna perchè mentre lavoro posso seguire la cottura dello spezzatino e aprire la porta che da sul giardino al cane se deve fare la pipì.
A volte è anche una sfortuna perchè chiunque si trovi a passare di lì (dalla cucina intendo) si sente autorizzato ad interrompermi e a chiedermi la cose più svariate: "hai visto per caso le mie mutande verdi?", "cosa si mangia stasera?" (la domanda più gettonata fin dalle sette del mattino), "ti lascio un appunto puoi chiamarmi il medico/dentista/parrucchiere ecc. ecc..?"
In breve, se lavori da casa (e più precisamente dalla tua cucina), difficilmente verrai presa sul serio e quando fai cortesemente notare che dalle 8,30 alle 12,30 sei pagata per svolgere un lavoro per qualcuno che non è parte della famiglia ti guardano stralunati come se avessi comunicato loro lo sbarco dei terrestri su Marte.
Dalle 12,30 alle 14 circa sono in pausa pranzo.
Ecco, pausa è una parola grossa. Diciamo che impiego questo tempo per cucinare/apparecchiare/portare fuori il cane/ascoltare i figli/fare da psicoterapeuta (sempre ai figli)/sparecchiare/riordinare/organizzare il pomeriggio.
Dalle 14 in poi (dopo aver accompagnato mio figlio agli allenamenti e/o averlo aiutato coi compiti) sono pronta per fare la blogger.
E qui dovrei aprire un discorso talmente lungo e variegato che vi porterebbe a chiudere il pc maledicendomi per quanto sono prolissa (lo so... lo so... abbiate pazienza, ci sto lavorando) oppure a dover annullare tutti i vostri impegni della giornata per poter leggere questo post fino in fondo.
Per sintetizzare vi dico solo che cucino, fotografo e scrivo.
Succede anche che mi confonda, fotografando il pc mentre cerco di scrivere su una tarte tatin.
Del resto quattro figli e due lavori confondono parecchio.
Che poi ho cercato di spiegare tutto questo alla gentile mamma del compagno di mio figlio ma dopo qualche parola ho notato il sorriso cordiale restringersi sempre di più mentre si guardava intorno alla ricerca di qualcuno che potesse salvarla.
Insomma, così non va bene! Ho ventisei mamme della nuova classe di mio figlio da conoscere, non vorrei metterci tutti e tre gli anni di media per presentarmi.
Secondo voi, come posso sintetizzare in una, massimo due parole?
Avete qualche idea... una definizione di quelle ganze che vanno tanto di moda adesso? Uno di quei paroloni altisonanti che quando li senti non capisci assolutamente cosa vogliono dire ma nessuno lo confessa per non apparire ignorante?
Lascio aperto il dibattito, sperando che qualcuno di voi abbia l'illuminazione del secolo.
Perchè io proprio non ce l'ho.
Io sono confusa ma per fortuna sono confusa e felice.


INGREDIENTI
(per 4 persone)
600 grammi di zucca pulita e tagliata a pezzi
3 carote a pezzetti
una patata a pezzetti
100 grammi di porro tagliato a pezzetti
3 cucchiaini di dado granulare di verdure (per me dado fatto in casa)
sale
pepe
noce moscata
olio extravergine


In una casseruola versare un bel giro d'olio e farvi appassire il porro.
Unire la patata, le carote e la zucca e far insaporire a fuoco basso.
Coprire con dell'acqua, aggiungere il dado, abbassare la fiamma, mettere il coperchio e lasciare cuocere finchè le verdure saranno morbidissime.
Togliere dal fuoco e frullare con il frullatore ad immersione.
Rimettere la crema sul fuoco, aggiustare di sale, profumare con un pizzico di noce moscata e cuocere ancora per un paio di minuti.
Servire la vellutata caldissima, è perfetta per questi primi giorni di freddo.


martedì 21 ottobre 2014

TORTA DI MELE AL PROFUMO DI COCCO... SANTA IS COMING...


Aspetto il Natale 364 giorni all'anno, abbiate pazienza: sono una "talebana" del Natale.
Sono quella che ai primi di Settembre naviga sul web in cerca di ispirazioni natalizie "che tanto l'autunno è già qui e il Natale arriva in un'attimo".
Sono quella che a metà Ottobre va ogni tre giorni circa a sbirciare le scatole che contengono le decorazioni natalizie "così, tanto per vedere se serve qualcosa" ed è chiaro che qualcosa serve sempre...
E naturalmente sono quella che il 25 novembre monta l'albero di Natale e comincia ad addobbare... mica solo l'albero ma letteralmente tutta la casa (bagni compresi sì, non fate quella faccia).
Ma quest'anno... quest'anno è particolare, quest'anno ho la scusa per "natalizzare" tutto molto prima del solito.
Quest'anno c'è un pre-Natale ed è il 23 Novembre...



Natale al Poggio è l'EVENTO natalizio per eccellenza, partorito dalla mente geniale della più famosa broc del web, Daniela di Rue de la Brocante, meglio conosciuta sul web come Dani Verde Salvia.
Domenica 23 novembre in un antico borgo rurale sulle colline immediatamente a sud di Firenze si riuniranno 60 tra le migliori creative d'Italia con tutte le meraviglie create dalle loro manine.
E sapete, fra le altre,  chi ci sarà a sfamarle e a sfamarvi se verrete a trovarmi?
Ma moi naturalmente!!!!
E' per questo che qui da me, nonostante una temperatura subtropicale che arriva a 24 gradi (ma chi ha rapito l'autunno????), fervono preparativi che profumano di biscotti di Natale, arancia e cannella...
E' per questo che qui si sfornano biscottini e pasticcini, sul fuoco borbottano zuppe corroboranti e marmellate... bisogna pur fare delle prove o no?
Bisogna pure che qualcuno si sacrifichi ad assaggiare tutto, mica posso rischiare di avvelenarvi!
Bisogna pur creare un po' di atmosfera... o no? Io quasi quasi addobbo l'albero...



*******


Ho trovato questa torta sul bellissimo blog di Sabina, fonte inesauribile di idee e ricette golose.
Lei l'ha preparata in estate, io ne ho fatto una versione autunnale sostituendo le pesche con le mele.
Vi riporto la ricetta per comodità, è una meraviglia, soffice e profumatissima...


INGREDIENTI
200 grammi di farina di farro
1 cucchiaino di lievito per dolci
2 uova
5 cucchiai di crema di cocco 
(Sabina suggerisce di usare il latte di cocco se non trovate la crema... 
io l'ho trovata in un negozio che vende prodotti bio)
120 grammi di zucchero
100 grammi di burro (nella ricetta originale sono 90)
1 bustina di vanillina
4 mele (Sabina ha usato le pesche)
more
lamponi
mandorle in scaglie
zucchero a velo

Ho amalgamato bene il burro con lo zucchero e la vanillina usando le fruste elettriche.
Ho unito le uova e la crema di cocco.
Ho setacciato la farina con il lievito e l'ho unita al composto.
Ho versato tutto in una tortiera del diametro di 20 centimetri imburrata e infarinata e ho sistemato sopra le mele a fettine facendole affondare leggermente.
Ho cosparso con le more, i lamponi e le mandorle.
Ho infornato a 180 gradi per circa 50 minuti.
Una volta intiepidita l'ho decorata con lo zucchero a velo.
Trovate la ricetta di Sabina qui.
E se volete saperne di più su Natale al Poggio andate qui.


martedì 14 ottobre 2014

COOKIES AI MIRTILLI E GOCCE DI CIOCCOLATO BIANCO... LE COSE NON DETTE...


Doveva essere un altro il testo per accompagnare questa ricetta.
Ma è da qualche giorno che rifletto su quanto siano pesanti le cose non dette.
Ci avete mai pensato?
Si parla un sacco dell'importanza e del peso delle parole ed è giustissimo perchè le parole sono armi affilatissime... ma...
Quanto possono far male le parole non dette?
Quanto pesa qualcosa che è lì, nell'aria, ma non viene detto?
Quante amicizie e quanti amori finiscono proprio a causa di parole non dette? E la cosa più triste è che spesso una delle due parti non sa neppure perchè quell'amicizia o quell'amore sono finiti.
Non sarebbe più semplice e più rispettoso parlarsi? Non sarebbe meglio provare a chiarirsi?


C'è qualcosa di così poco rispettoso nel chiudere qualcosa senza spiegare all'altro il perchè... Si chiude brutalmente una porta e chi resta fuori non ne conosce nemmeno il motivo.
Succede nei rapporti nati nella vita reale così come nei rapporti nati sul web: un giorno scherzi e magari ti confidi con qualcuno e il giorno dopo scopri che questa persona ti ha chiuso fuori, così, senza una spiegazione.
O peggio, la spiegazione arriva in poche frasi formali che nascondono palesemente qualcos'altro... e tu resti lì a chiederti cosa puoi aver mai fatto... e vorresti chiedere, scrivere ma, alla fine, lasci stare che magari sembri pazza ad insistere...


Ed ecco che anche tu scegli la via più facile, consapevole che si tratta comunque di una scelta vigliacca... quella delle cose non dette...


Vi lascio una ricetta dolcissima, perfetta per consolare e coccolare...
Complice un sacchettino di mirtilli disidratati, uno di quegli acquisti compulsivi della serie "un modo per usarli lo troverò".
Ho trovato questa ricetta qui e vi giuro che vale la pena di provarli: si sciolgono in bocca e restano buonissimi per giorni conservati in una scatola di latta.

INGREDIENTI
170 grammi di burro a temperatura ambiente
150 grammi di zucchero di canna scuro
50 grammi di zucchero semolato
1 uovo grande a temperatura ambiente
2 cucchiaini di estratto di vaniglia
250 grammi di farina
2 cucchiaini di amido di mais 
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
mezzo cucchiaino di sale
135 grammi di gocce di cioccolato bianco
105 grammi di mirtilli secchi (io ne avevo 85 grammi e ho messo quelli)


Con le fruste ho montato il burro fino a renderlo cremoso poi ho aggiunto lo zucchero di canna e lo zucchero semolato.
Ho aggiunto poi l'uovo e la vaniglia.
A parte ho setacciato in una ciotola gli ingredienti secchi (farina, amido di mais, bicarbonato) e ho aggiunto il sale.
Ho unito i due composti mescolando bene e poi ho aggiunto le gocce di cioccolato e i mirtilli.
Ho coperto la ciotola con della pellicola per alimenti e poi l'ho messa in frigorifero per un'ora.
Ho tolto l'impasto dal frigo e l'ho lasciato a temperatura ambiente per dieci minuti.
Intanto ho preriscaldato il forno a 180 gradi.
Ho formato delle palline grandi come una noce e le ho risposte sulla teglia coperta di carta da forno tenendole distanziate fra loro.
Nella ricetta si consiglia di cuocere 8-9 minuti, io li ho cotti 10 minuti, tenete presente che devono essere colorati solo i bordi e che quando li sfornerete (come per tutti i cookies) non dovrete toccarli per almeno dieci minuti perchè saranno morbidissimi.
Una volta freddi si solidificheranno.



lunedì 6 ottobre 2014

BIGNE' CON CREMA AL CIOCCOLATO... CONSIDERAZIONI DI UNA MAMMA...NON SIAMO SOLE


Dei tanti ruoli che la vita mi ha assegnato quello di mamma è sicuramente il più bello, il più importante e il più impegnativo.
Quando diventi mamma la tua vita viene travolta da un evento di proporzioni inimmaginabili.
Niente potrà mai essere come prima.
Improvvisamente i tuoi bisogni passano in secondo piano perchè sei totalmente concentrata su quelli di tuo figlio.
Non siamo preparate all'ondata di amore che ci fa vacillare ogni volta che lo guardiamo.
Non ce lo avevano detto che avremmo regolato i nostri respiri ai suoi e che sarebbe stato così per tutta la vita.
Io sono una mamma fortunata, ho vissuto e vivo queste emozioni moltiplicate per quattro.
Quando è nata la mia prima figlia ho potuto scegliere e ho scelto di restare a casa per occuparmi di lei "a tempo pieno".
Non so se la mia scelta sia la migliore o la peggiore, credo che ogni mamma debba poter decidere in serenità come gestire la sua vita e quella del suo bambino.
Negli anni alcune volte ho pensato di aver sbagliato e che se avessi continuato a lavorare "fuori casa" tanti problemi (soprattutto economici) avrebbero potuto essere evitati.
In altri momenti sono stata felicissima della mia scelta, convinta di aver dato il massimo ad ognuno dei miei figli.
Oggi, un po' più vecchia e un po' più saggia, sono convinta che, al di là delle scelte personali, essere mamma in questi tempi moderni sia davvero difficile.
La maggior parte delle mamme non ha nessun aiuto esterno, deve occuparsi da sola dei suoi figli, del suo lavoro e di sè stessa. I padri spesso restano delle figure sullo sfondo, i nonni molte volte sono assenti o impegnati ancora con il proprio lavoro.
Le mamme spesso devono trasformarsi in super eroine, sostenendo sulle proprie spalle pesi inimmaginabili.
Ma la verità è che i super eroi e le super eroine sono frutto della fantasia.
Le mamme sono umane e, in quanto tali, hanno dei limiti umani.
E quando questi limiti vengono superati le mamme crollano.
Le mamme crollano e diventano un titolo sui giornali... poche righe dedicate a chi non ce l'ha fatta.
Quello che fa più rabbia sono i toni con cui troppo spesso questi articoli vengono scritti: chissà perchè c'è sempre un leggero tono d'accusa per chi è crollata cercando di portare avanti un compito che è "la cosa più naturale del mondo". Vengono prese le distanze come se queste donne avessero violato una sorta di codice morale.
Ma la verità è che le mamme vengono lasciate sole.
Alzi la mano chi di noi non ha mai avuto un momento "nero" in cui ha pensato "non ce la faccio"... alzi la mano chi di noi non ha mai avuto la tentazione di accasciarsi a terra a piangere, chi non ha passato pomeriggi con un bimbo attaccato al seno guardando la poggia cadere dietro ai vetri e chiedendosi "cose ne è stato della mia vita?".
Certo, questi momenti passano ma non è sempre così.
La Depressione Post Partum, la DPP,  non è un capriccio di donne deboli, non è una moda... è una malattia.

Non possiamo abbassare la guardia.
Non dobbiamo credere che sia una moda.
Non fidiamoci di chi ci dice "passerà".
Non lasciamo che sminuiscano il nostro sentire con frasi come "Ci siamo passate tutte!"
Non permettiamo ai nostri sensi di colpa di prendere il sopravvento.
Non abbandoniamoci alla disperazione.

Non siamo sole.

Non sarà mai tutto come prima. Ma sarà molto, molto meglio.
Non passerà da solo. Ma ci sono decine di persone pronte ad aiutarci.
Non siamo mamme perfette. Ma siamo le migliori per il nostro bambino.
Non ci siamo passate tutte allo stesso modo. Ma tutte possiamo uscirne.
Non siamo nate mamme insieme al nostro bambino. Ma lo diventeremo.

Non siamo sole. Siamo circondate.

Da altre mamme che hanno vissuto quello che stiamo passando noi.
Dal nostro compagno e dai nostri familiari che hanno solo bisogno di capire come aiutarci.
Dalle nostre amiche che hanno condiviso con noi risate e lacrime.
Da professionisti preparati che si occupano di ascoltare il disagio senza giudicare.
Da associazioni di volontariato che possono accogliere e alleviare la nostra fatica.

Non siamo sole. Siamo circondate. Sosteniamoci.


#SosteniamoLeMamme è un progetto nato da Quando Nasce Una Mamma con cui collaboro da quando è nato il sito. Un progetto fortemente voluto dalla mia amica Silvia, una mamma come tante che ha vissuto la DPP sulla sua pelle e che ha deciso di aiutare chi sta ancora combattendo contro questa malattia.
Mi piacerebbe che ogni iniziativa, ogni forma di aiuto, ogni parola e abbraccio, venissero diffusi nel web e fuori dal web e che ognuno di noi, mamma o no, non si giri più dall'altra parte davanti ad una mamma in difficoltà.
Concludo citando un'altra mia carissima amica: "Insieme Si Può" ... e se ve lo dice una che ha cresciuto e sta tuttora crescendo quattro figli DOVETE crederci.





*******



Cosa c'entrano adesso i bignè vi chiederete...
Nulla, non c'entrano nulla.
Ma sono una coccola così speciale... e poi io sono così, quando voglio curare, consolare, lenire, abbracciare... io cucino.
Vorrei offrire uno di questi bignè a ogni mamma che in questo momento si sente inadeguata.



INGREDIENTI
(per 30 bignè)
270 grammi di uova  
185 grammi di acqua 
165 grammi di burro 
25 grammi di latte 
175 grammi di farina  00 
1 pizzico di sale

Per la crema pasticcera al cioccolato
125 grammi di tuorli
125 grammi di zucchero
250 millilitri di panna
250 millilitri di latte 
40 grammi di amido di mais (maizena)
100 grammi di cioccolato fondente
un cucchiaino di estratto di vaniglia

Per la ganache di copertura
50 grammi di cioccolato fondente
50 millilitri di panna

La ricetta è quella di Luca Montersino ed è perfetta, semplice e di sicura riuscita.
Setacciare la farina e il sale in una ciotola e tenerla da parte.
Mettere a bollire l'acqua con il burro a pezzetti, portare a bollore mescolando per far sciogliere tutto il burro.
Versare la farina (tutta quanta in un solo colpo) nella pentola con l'acqua e il burro bollenti e mescolare velocemente mantenendo il composto sul fuoco. Continuare a mescolare finchè non si staccherà completamente dalle pareti della pentola (ci vorrà circa un minuto e mezzo).
Togliere dal fuoco e unire il latte, sempre mescolando.
Lasciare raffreddare un paio di minuti e poi unire le uova, uno alla volta, aspettando ad aggiungere l'altro finchè il precedente non si è completamente amalgamato.
Bisogna ottenere un composto simile ad una crema pasticcera un po' soda.
Imburrare una teglia da forno, avendo cura di togliere il burro in eccesso con della carta da cucina altrimenti i bignè non aderiranno.
Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Mettere il composto in un sac à poche con bocchetta liscia e formare dei bignè grandi più o meno come una noce, tenendoli distanti fra loro perchè cuocendo si gonfieranno.
Riporto le istruzioni di Luca Montersino:
"appoggiare un lato della bocchetta in metallo del sac à poche sulla teglia, inclinata di circa 45 gradi, e dando poi un colpo secco verso l'alto per far staccare il composto dal sac à poche"
Infornare nella parte bassa del forno per circa 12 minuti (a me ne sono serviti 15, è meglio controllare e nel caso proseguire la cottura regolandosi sul colore dei bignè che devono essere dorati.
Spegnere il forno, aprire leggermente lo sportello e lasciarli riposare per cinque minuti.
Sfornarli e lasciarli raffreddare.
Preparare la crema pasticcera al cioccolato versando in un pentolino il latte e la panna e portandoli quasi a bollore (tenere la fiamma bassa per non farli bruciare).
Grattugiare il cioccolato e tenerlo da parte.
A parte, lavorare con una frusta i tuorli con lo zucchero, aggiungere la maizena setacciata sempre mescolando per non far formare grumi.
Versare nel composto di uova e farina il latte e la panna bollenti mescolando molto velocemente.
Rimettere tutto nel pentolino e cuocere a fuoco basso continuando a mescolare.
Appena la crema inizia ad addensarsi toglierla dal fuoco e unire il cioccolato grattugiato mescolando bene. 
Lasciarla raffreddare.
Metterla in una sac à poche e farcire i bignè (io ho fatto un buchino con la bocchetta della sac à poche nella parte superiore dei bignè).
Preparare la ganache portando a bollore la panna, togliendola dal fuoco ed unendovi il cioccolato grattugiato.
Decorare i bignè con la ganache.
Conservare al fresco fino al momento di servire.





giovedì 2 ottobre 2014

SPAGHETTI CON COZZE, PATATE E POMODORINI... LASCIATEMI LAMENTARE


Ci sono giorni in cui pensi che sarebbe stato meglio ignorare il suono della sveglia.
Mattine che cominciano con tazze di latte versato, calzini scompagnati e mutande non trovate.
Mattine in cui c'è chi gira per casa mezzo svestito cercando "quel foglio" che si è nascosto così bene da far credere di essere stato rapito dagli alieni.
Mattine che proseguono con scarpe che si rompono e in cui ogni aspettativa viene demolita con il passare delle ore.
Pomeriggi che proseguono presentando ogni sorta di creativi contrattempi tanto da farti fortemente sospettare che, da qualche parte, qualcuno si stia divertendo alle tue spalle.
Serate in cui, stanca come se avessi scalato l'Everest, rischi di bruciare la cena e vorresti solo andare a dormire.
E quando finalmente, disfatta come un caco maturo, ci riesci... scopri che l'unica mosca sopravvissuta ai primi freddi autunnali ha deciso di farti venire l'esaurimento nervoso.
Questa è stata la mia giornata di ieri.
Non provate a dirmi "ma dai oggi andrà meglio" oppure "dai, ogni tanto capitano le giornate no" o peggio "pensa a quelli che stanno peggio di te" ... perchè vi giuro che salterò fuori dalle schermo del vostro pc e vi farò venire un coccolone.
Lasciatemi lamentare... che oggi son cattiva...




INGREDIENTI
(per 4-5 persone)
400 grammi di spaghetti
1,5 chili di cozze
3 patate
500 grammi di pomodori datterini
due spicchi d'aglio
un peperoncino piccante
un bicchiere di vino bianco
due spicchi d'aglio
olio extravergine
prezzemolo
sale 
pepe

Pulire le cozze sotto l'acqua corrente.
Sbucciare le patate, tagliarle a cubetti e tenerle da parte lasciandole immerse in acqua fredda.
Pulire e tagliare a metà i pomodorini.
In una larga casseruola versare un bel giro d'olio, scaldarlo e farvi soffriggere dolcemente uno spicchio d'aglio.
Unire le cozze, il peperoncino e il vino, coprire e lasciare cuocere a fuoco vino finchè non si aprono.
Lasciarle intiepidire ed eliminare i mezzi gusci vuoti.
Filtrare il liquido di cottura e tenerlo da parte.
In un'altra casseruola far scottare velocemente i pomodorini con l'altro spicchio d'aglio e poco olio.
Mettere sul fuoco una pentola d'acqua salata e, quando bolle, versarvi le patate, lasciar riprendere bollore e unire gli spaghetti.
Scolarli al dente e versarli nella casseruola delle cozze, unire i pomodorini, un bicchiere del liquido di cottura delle cozze e spadellare a fuoco vivo per un minuto.
Servire caldissimo con una spolverata di prezzemolo e pepe.





martedì 23 settembre 2014

CROISSANT DI PANE ALLA CIPOLLA... MI MANCHI...



In queste giornate che cominciano ad avere la luce autunnale mi capita di pensarti spesso.
Sarà che in questa stagione riprendevi il tuo posto d'onore sulla tavolino della cucina, sarà che il colore delle foglie autunnali somiglia a quello del tuo pelo, sarà che ogni volta che cucinavo una torta di mele annusavi l'aria con quel tuo modo curioso e aspettavi sempre un assaggino.
Perchè tu eri una gatta strana, diciamocelo.
Detestavi il pesce e amavi i dolci, in particolare il panettone.
Amavi essere accarezzata ma odiavi essere presa in braccio.
Eri una brontolona prepotente e quando qualcosa ti infastidiva non esitavi a farlo capire... magari facendo pipì nella doccia...
Non sopportavi i cani e i bambini ma, con molto sforzo, tolleravi il cane e il bambino che vivono in questa casa... e di questo ti sono grata...
Così come ti sono grata per la tua compagnia, per le fusa, per la tua vicinanza quando non stavo bene, per le nostre dissertazioni filosofiche in cucina (qualcuno pensa fossero monologhi miei ma non ha capito niente).
In questi mesi senza di te ho cercato di tenere nel cuore tutte le cose belle, tutte le volte in cui mi hai regalato un momento di tenerezza e di allegria... come quando sei rimasta impigliata in un sacchetto e, in preda al panico, hai iniziato a correre per tutta la casa come una matta... ancora ridiamo pensando a quel sacchetto che correva in giro... O quando cercavi di educare Giotto da cucciolo, e lo "schiaffeggiavi" brontolando come una vecchia signora.
Sai... da giorni la tua amica Ermione non torna a casa...
Sì, lo so che è una vagabonda e che adora "scappare di casa" ma non posso fare a meno di essere preoccupata.
Ecco, vedi? Mi ritrovo a parlare con te come quando eri qui... Ma forse, in fondo, sei ancora qui...
Mi manchi...




******



INGREDIENTI
250 grammi di farina di grano tenero
250 grammi di farina Manitoba
50 grammi di lievito madre attivo in polvere
due cucchiai colmi di cipolla tritata disidratata (al supermercato fra le spezie)
acqua a temperatura ambiente
olio extravergine
un cucchiaio di miele
sale
latte

Mescolare le due farine in una ciotola, aggiungere due cucchiaini di sale, la cipolla e mescolare bene.
Fare una fontana al centro e versarvi il lievito, il miele, due cucchiai d'olio e circa mezzo bicchiere d'acqua. 
Cominciare ad impastare aggiungendo altra acqua poco alla volta, fino a raggiungere la consistenza dell'impasto del pane.
Trasferirlo su un piano di lavoro leggermente infarinato e lavorare a lungo.
Mettere l'impasto in una ciotola capiente, coprirlo e lasciar lievitare a temperatura ambiente da due a quattro ore.
Riprendere l'impasto, lavorarlo brevemente e stenderlo allo spessore di un centimetro dando la forma di un cerchio.
Ricavare dal cerchio tanti triangoli e arrotolarli su sè stessi dando la tipica forma del croissant.
Disporli sulla teglia ricoperta di carta da forno tenendoli distanziati fra loro.
Lasciar lievitare a temperatura ambiente per un'ora almeno.
Spennellare con poco latte e infornare a 180 gradi per circa 20 minuti (controllare la cottura regolandosi sul proprio forno).





sabato 20 settembre 2014

UN PICCOLO BRUNCH PER SALUTARE L'ESTATE

Le tazze sono di Villa d'Este Home Tivoli


Non riesco a credere che questa infernale prima settimana di scuola sia finita!
Voi come state?
Tutti sopravvissuti?
Ormai bisogna abituarsi ai ritmi serrati lavoro-scuola-casa-attività pomeridiane e all'idea che "presto che è tardi" sarà il motivo conduttore da qui alle vacanze di Natale.
A proposito, quanto manca a Natale? Qualcuno ha già fatto i conti?
Io non ci riesco, ho letteralmente il cervello lessato...
Ho bisogno di riposo (di già!!!) e di rilassarmi un po'...
Per questo vi propongo la mia idea di domenica mattina... avete mai organizzato un brunch?
Quel meraviglioso pasto che comprende colazione e pranzo da consumare in perfetto relax?
E' un'idea carina da organizzare con gli amici o, come abbiamo fatto noi, solo con la famiglia...

Il brunch, un'usanza tipicamente anglosassone che negli ultimi anni sta prendendo piede anche in Italia, nasce dall'unione di breakfast (colazione) e lunch (pranzo).
 Di solito di consuma dalla tarda mattinata (dalle 10 in poi...) e si protrae fino alle prime ore del pomeriggio. 

I piatti colorati sono di Villa d'Este Home Tivoli


L'ideale è preparare una bella tavola a buffet con tante cosine buone, dolci e salate, in modo che ognuno possa servirsi a proprio piacimento.
Sicuramente non dovranno mancare le uova: strapazzate, alla coque, sode o come vi piacciono.
Poi via libera a torte salate, formaggi, affettati, focacce e pane, magari di due o tre tipi diversi.
Poi una bella torta, biscotti,  muffin, brioche, crostate... scegliendo fra i dolci che preferite.
Preparate anche un angolino con yogurt, cereali, frutta, marmellate, miele, burro e fette di pane tostato.
Da bere caffè, tè, latte, succhi di frutta e, dopo mezzogiorno, uno spumante leggero che si accompagni alle preparazioni dolci e salate.
Insomma, un modo perfetto per godersi la domenica mattina coccolando i propri cari.



Vi lascio qualche suggerimento dolce:


E qualche suggerimento salato:







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