martedì 2 febbraio 2016

VICTORIA SPONGE CAKE... STAVOLTA SCRIVO IO...



Permesso... c'è qualcuno?
Cioè, io non so bene come funziona da queste parti, cosa dice il bon ton del web... quella esperta era "lei".
"Lei" era... è la mia amica/nemica Miranda.
Ve la ricordate? La gatta rossa cattiva come il Grinch che si sedeva davanti a questa tastiera e digitava una sequenza di malignità che al confronto Salvini è una suora missionaria.
Vi ricordate come sembrava cattiva?
Ecco, in realtà lo era di più.
Ma io in fondo le volevo bene, da lontano ma le volevo bene.
Poi un giorno lei si è ammalata e poi... in un soffio di giorni... non c'era più.
E senza di lei basta post al vetriolo, basta cattiverie gratuite, basta tutto.
Sono passati due anni, mica due giorni... e ormai è ora che qualcuno riprenda in mano la situazione e la tastiera.
Perchè "lei" (l'altra "lei", "Quellachecucina"...) non è più stata capace di scrivere qualcosa di altrettanto acido e fetente.
Perchè "Quellachecucina" non ha certo la vena ironica (e l'intelligenza) che aveva la vecchia Miranda.
E. soprattutto, non ha la cattiveria necessaria... poveretta.
Nemmeno io eh, sia chiaro.
Io sono un cagnetto buono e gentile, educato e morigerato.
Qualcuno dice "fifone".
"Prudente" dico io.
Non è mica colpa mia se qui nessuno si accorge dei pericoli da cui siamo circondati!
Anche se con il pericolo più grande mi tocca conviverci.
Sì perchè, poco più di un anno fa, "Quellachecucina" ha portato a casa "LaNera" ('tacci sua).
"LaNera" dicono tutti sia un cane.
Io non ci credo.
"LaNera" pesa millemila chili ma è convinta di essere un chihuahua toy, in particolare quando giochiamo insieme e lei mi salta addosso con la stessa delicatezza di un lottatore di wrestling. togliendomi il fiato (e un paio d'anni di vita) ogni volta.
"LaNera" mangia, in una ciotola grande come una vasca da bagno, dodici chili di croccantini in dieci secondi: praticamente il tempo che io ci metto ad arrivare alla mia ciotola.
"LaNera" quando insegue la pallina travolge cose, persone e il sottoscritto e dove passa lei semina la distruzione.
"LaNera" in un anno ha mangiato otto paia di infradito, sette sacchetti dell'umido (pieni), quattro paia di solette in silicone appartenenti al "Ragazzino", dodici palloni da basket (sempre appartenenti al "Ragazzino"), nove scarpe di varie foggie e misure, un numero imprecisato di capi di biancheria intima, tre piante di alloro, due piante di rose (con relative spine), un pezzo di muro del giardino, il mio collare preferito (mentre ancora lo stavo indossando), due guinzagli (suoi), tre guinzagli (miei), tre cuscini da letto, due cuscini del divano, un cellulare e due caricabatterie, tre telecomandi e un decoder di Sky. Praticamente ha fatto più danni lei dell' Uragano Katrina.
E loro dicono che è un cane.
Mah....
Comunque... di cosa stavamo parlando?
A sì, di come io sia buono e incapace di cattiveria.
Sono una vittima qui dentro.
Lei ("Quellachecucina"), spesso è troppo distratta per accorgersi degli abusi di cui sono vittima.
Però le voglio un gran bene, sia chiaro.
Anche se è strana forte.
Mica cucina e basta.
"Quellachecucina", dopo che ha cucinato, di solito smonta letteralmente la cucina, infila quello che ha cucinato in contenitori assolutamente improponibili, lo deposita in luoghi non consoni (pavimento, davanzali, sedie, una volta sul vialetto d'ingresso...), gli punta addosso strane luci che fanno male agli occhi e lo fotografa.
E, come se tutto ciò non fosse già abbastanza inquietante, si siede al computer e digita come una pazza sulla tastiera facendo spesso strane esclamazioni e dicendo "leparolechenonsipossonodire" (ma questo non so se lo posso scrivere...)
Fa anche quelle cose strane che nel linguaggio degli umani è "farelamamma", ovvero si occupa delle tre "Ragazze" anche se queste ormai sono grandi e fanno tutto da sole ma a lei piace credere che senza di lei non potrebbero sopravvivere (sono carine, affettuose e profumate e a me piacciono un sacco) e del mio preferito il "Ragazzino".
Il "Ragazzino" fino a poco tempo fa si poteva chiamare il "Bambino" ma adesso non più anche se non ho ben capito il perchè.
Lui è il mio preferito, gioca con me e "LaNera", ci fa le coccole e ha un odore buonissimo.
Però negli ultimi tempi è cambiato, è diventato più lungo e gioca di meno.
Peccato.
Però "Quellachecucina" dice che è normale, che non ha più tanto tempo... con la scuola e il basket e gli amici... dice che si chiama "preadolescenza" e che è tutto normale.
Anche il fatto che il "Ragazzino" a volte è arrabbiato e non vuole giocare.
Quando è arrabbiato ho capito che di solito è per qualcosa che fanno o dicono dei personaggi che io non ho mai visto ma che lui nomina spesso, esseri che vivono al di fuori del mio microcosmo che, diciamocela tutta, è molto MOLTO più sicuro (nonostante l'inquietante presenza della Nera).
Hanno nomi spaventosi: "professori"... "compagni" ... "amici" .... "allenatore" .... "squadra"...
Il "Ragazzino" racconta e a volte è felice, a volte triste o arrabbiato.
"Quellachecucina" non si preoccupa mica tanto quando lui è così, gli dice di star tranquillo, che ci sono momenti belli e altri meno belli e che è proprio da quelli meno belli che bisogna pendere spunto per migliorarsi. Lo incoraggia sempre e resta calma e sorridente.
Poi però, quando nessuno la vede, dice a bassa voce "leparolechenonsipossonodire" e io capisco che le sta dicendo ai tizi che hanno fatto diventare triste il "Ragazzino".
Però anche questo non so se lo posso scrivere.
Vabbè, comunque... tutto questo per raccontarvi di me e del compito gravoso che ho di prendermi cura di questa famiglia e di "Quellachecucina" che è quella che mi dà più pensieri e preoccupazioni e che devo tenere sempre d'occhio: non si sa mai cosa potrebbe fare.
Per questo ho deciso che ogni tanto prenderò io in mano la tastiera... come faceva la mia vecchia amica rossa... Vi va?
Ah, dimenticavo...
Io sono Giotto.


*******


INGREDIENTI
4 uova

burro morbido (tanto quanto il peso delle uova)
farina per dolci (tanta quanto il peso delle uova)
zucchero (tanto quanto il peso delle uova) 
mezza bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di estratto di vaniglia
Per farcire:
marmellata di frutti di bosco
250 millilitri di panna da montare
250 grammi di mascarpone
60 grammi di zucchero a velo (più due cucchiai per decorare)
frutti di bosco per decorare (facoltativi)

Per prima cosa ho pesato le uova e poi tutti gli altri ingredienti.
Ho preriscaldato il forno a 170 gradi.
Ho montato a crema il burro con lo zucchero.
A parte ho montato bene le uova con l'estratto di vaniglia e poi le aggiunte poco alla volta alla crema al burro.
Ho setacciato la farina e il lievito e l'ho unita a cucchiaiate al composto di uova e burro, con molta delicatezza per non smontarlo.
Nella ricetta originale viene consigliato di dividere l'impasto in due teglie ma io l'ho cotto in un'unica tortiera da 18 centimetri di diametro con il bordo molto alto.
Ho cotto la torta per 30 minuti (ma vi consiglio di controllarla dopo 25 perchè i forni sono tutti diversi).
L'ho lasciata raffreddare bene prima di tagliarla in due.
Per la crema ho semplicemente lavorato il mascarpone con lo zucchero a velo, ho unito la panna precedentemente montata e ho farcito la torta con la crema e abbondante marmellata.
Ho decorato con frutti di bosco e zucchero a velo.



P.S.: ogni riferimento a cose, persone e situazioni reali è puramente casuale.
(non è vero ma so che di solito si scrive così e tutti poi sono contenti)

P.P.S.: la legittima proprietaria del blog si dissocia da qualsiasi stramberia e/o delirio scritto dal meticcio (cane fantasia o pasticcino o come lo vogliamo chiamare) e ne rinnega ogni genere di responsabilità per questo e per qualsiasi altro post lui deciderà di scrivere in futuro

P.P.P.S.: nessun cane è stato maltrattato per scrivere questo post: nè il meticcio in questione ('tacci sua) nè tanto meno "LaNera" anche se ha tentato di masticare la tastiera e il cavo del computer.

lunedì 25 gennaio 2016

NO-BAKE TRIPLE CHOCOLATE BROWNIES


Qualche giorno fa sono inciampata in una vecchia filastrocca.
Stava lì stampata su un quaderno delle elementari della figlia numero 1.
E' la filastrocca del paese dell'incontrario, un posto immaginario dove tutto è al contrario, niente è come ci si aspetterebbe: il ciclista dà la caccia ai topi ed il gatto pedala, il cacciatore sta dentro al nido mentre il fagiano va a caccia.
Mi è venuta un po' la fissa anche perchè io nel paese dell'incontrario  ultimamente ci vivo.
Avete presente quando niente va come sarebbe logico andasse?
Quando mettete su il caffè alla mattina e vi aspettate, come sarebbe logico, che il caffè esca dall'alto ma questo invece esce dai lati spegnendo la fiamma e lasciandovi a bocca asciutta.
Quando fiduciosi accendete la televisione perchè c'è il vostro telefilm preferito e il decoder emette uno strano sibilo prima di spirare definitivamente.
O quando vi aspettate che il vigile fischi al tizio davanti a voi che è passato con rosso e invece si avvicina minaccioso e vuole farvi la multa perchè avete un fanalino che non funziona.
Nel mio personale paese dell'incontrario nemmeno le persone vanno come dovrebbero andare.
Ed ecco che chi ci si aspetterebbe fosse empatico e gentile si rivela invece caratterialmente simile a Crudelia Demon mentre il tizio che ti è sempre sembrato 'stardo che più 'stardo non si può ti tiene aperta la porta e ti sorride pure.
Nel mio paese dell'incontrario il pane non lievita e il frigorifero non raffredda.
Niente va come dovrebbe andare.
Cerco di capire dov'è l'uscita ma è come un labirinto.
Per fortuna il cioccolato resta sempre una certezza e anche questi brownie che non vanno nemmeno cotti... hai visto mai che il forno decidesse di non scaldare più...


INGREDIENTI
(per una teglia quadrata da 20 centimetri)
120 grammi di biscotti secchi
(io avevo i Digestive all'avena)
80 grammi di nocciole tostate
30 grammi di cacao amaro
250 grammi di latte condensato
100 grammi di cioccolato fondente
un pizzico di sale

Li avevo adocchiati dalla mitica Martha qui e poi li ho ritrovati da lei, che è sempre una certezza.
Si preparano davvero in una manciata di minuti e sono spettacolari.
Ho tritato grossolanamente i biscotti e le nocciole. 
Ho fatto sciogliere il cioccolato a bagnomaria e l'ho unito ai biscotti e alle nocciole.
Ho unito anche il cacao, il sale e il latte condensato.
Ho mescolato bene e ho versato in una teglia che avevo ricoperto con un foglio di carta da forno bagnato e ben strizzato.
Ho livellato il composto e ho messo in frigorifero.
Meglio aspettare almeno 4 ore prima di tagliarli.



lunedì 18 gennaio 2016

HOME MADE HOT DOG


Non m'ammalo... e no che non m'ammalo...
L'ho ripetuto come un mantra, me lo sono rappato nella testa per giorni, quando la signora in fila alla Posta mi ha tossito direttamente nel naso.
Ho continuato a dirmelo quando il fruttivendolo ha starnutito sopra la cassetta di arance (bio eh...) che mi stavo per portare a casa.
Me lo sono cantato quando ho dovuto inseguire Mia in giardino perchè aveva rubato un cuscino, peccato che ci fossero -2 gradi e che io fossi scalza e in pigiama.
L'ho recitato fra me e me mentre un fastidioso bruciore ha iniziato ad insinuarsi proprio in fondo alla gola.
Ho masticato zenzero, bevuto succo di limone, ingurgitato miele...
Ma niente da fare.
Ieri pomeriggio ho capito che niente era servito contro le forze oscure che stavano invadendo il mio povero corpo.
La sensazione di un gigante di duecento chili appollaiato sopra la mia testa unita a quella delle ossa in procinto di sbriciolarsi. Lo stordimento totale che mi ha portato a fissare per venti minuti lo scaffale della mia cucina su cui sono impilate le tazze della colazione finchè mio figlio (giustamente spaventato) mi ha chiesto se stessi vedendo la Madonna. La totale inappetenza (io, capite? Io inappetente... Mon Dieu...). Tutti sintomi inequivocabili.
Col cavolo che non m'ammalo. Mi sono ammalata di brutto.
Così stamattina, dopo aver usato ogni forma di violenza su me stessa per costringermi ad alzarmi per preparare la colazione al figliolo che doveva recarsi a scuola, ho ceduto alla tentazione a cui cedo ogni volta che sto male.
Mi sono brutalmente impasticcata. Ho introdotto nel mio corpo l'impossibile.
Dovete sapere che io sono una di quelle persone assolutamente contro le medicine.
Solo, però, finchè non sto male.
A quel punto mi trasformo in una macchina assorbi-antidolorifici.
Non ce la posso fare ad essere eroica.
Quelle pastigliette mi chiamano come fecero le sirene con il povero Ulisse e lo fanno nei momenti in cui sono più debole ed indifesa.
Così, febbricitante e con l'occhietto spento da triglia, ho ceduto a quelle pilloline che promettono la sparizione di febbre, dolore e delirio.
Al momento febbre e dolore non li sento più.
Per il delirio invece... ci stiamo lavorando...

P.S.: Se non dovessi più farmi viva sappiate che vi ho tanto amato...
P.P.S.: E' normale secondo voi vedere le lucine? In particolare una in particolare più grande e vivida delle altre che mi invita a seguirla?
P.P.P.S.: Ok, vado. Adieu.




INGREDIENTI
250 grammi di farina manitoba o altra farina "forte"
250 di farina 00
300 millilitri  di latte appena tiepido 
1 bustina di lievito di birra secco
2 cucchiaini di miele
40 grammi di burro a temperatura ambiente
1 uovo intero
2 cucchiaini di sale
semi di sesamo
12-15  wurstel (dipende dalla grandezza)

Questo è uno degli impasti più piacevoli da lavorare.
Profumato e morbido... affondarvi le mani è un po' come giocare...
Per prima cosa ho intiepidito il latte.
Ho mescolato le due farine e il sale in una ciotola capiente, ho formato una "fontana" al centro e vi ho versato il miele, il lievito, l'uovo appena sbattuto, il burro a pezzetti e, piano piano, il latte (tutto tranne una tazzina che ho tenuto da parte).
Ho iniziato a lavorare il composto nella ciotola, aggiungendo il latte a filo e solo dopo che il precedente è stato assorbito.
Quando l'impasto ha iniziato a compattarsi l'ho versato sulla spianatoia leggermente infarinata e l'ho lavorato a lungo (occorrono almeno 15-20 minuti perchè l'impasto "incordi", diventi cioè liscio ed elastico).
Ho unto una ciotola piuttosto grande e vi ho disposto l'impasto, ho coperto con della pellicola da cucina e ho lasciato lievitare a temperatura ambiente per un'ora e mezza.
Ho ripreso l'impasto e l'ho lavorato brevemente per sgonfiarlo un po'.
L'ho diviso in 15 pezzetti (regolatevi in base alla grandezza del wurstel).
Da ogni pezzetto ho ricavato una striscia che ho avvolto intorno a un wurstel.
Ho disposto i miei hot dog sulla teglia rivestita di carta da forno tenendoli distanziati fra loro.
Li ho lasciati lievitare mezz'ora.
Li ho spennellati con il latte che avevo tenuto da parte e li ho cosparsi con semi di sesamo.
Ho infornato a 180 gradi per circa 20 minuti (sono pronti quando sono ben dorati e gonfi).



giovedì 14 gennaio 2016

PANE ALLE NOCCIOLE E SEMI TOSTATI... IL CORAGGIO


Se vi state chiedendo cosa c'entri il pane alle nocciole con il coraggio mettetevi l'anima in pace, non c'entra nulla.
Ma sapete che la logica non fa parte di questo blog, qui mi siedo alla tastiera e lascio che le dita scorrano: quel che esce, esce. Punto.
Il fatto è che da ieri inciampo in pensieri, frasi ed episodi che riguardano il coraggio.
E ieri ho preparato questo pane e mentre impastavo ho lasciato che i pensieri scorressero liberamente perchè impastare il pane è il metodo migliore per meditare.
Mentre la materia cambia sotto le dita, mentre il profumo diventa intenso, pensieri, ansie, paure, gioie si mescolano come l'acqua con la farina ed improvvisamente quello che appariva complicato diventa meravigliosamente semplice.
Praticamente uno psicologo a costo zero.
Pensateci quando vorrete comprare un'impastatrice: non sarà la stessa cosa.
Ma di cosa stavamo parlando?
Ah sì, il coraggio.
Questa meravigliosa virtù che ci spinge a fare quello che mai avremmo pensato di avere la forza di fare.
Il coraggio ci spinge a grandi imprese, ci aiuta a superare quei limiti che spesso ci vengono imposti dalle convenzioni e dalle abitudini.
Ci vuole coraggio per cambiare la propria vita.
Ci vuole coraggio per inseguire un sogno che agli occhi di tutti sembra impossibile.
Ci vuole coraggio per buttarsi a capofitto in un amore che apparentemente non ha speranze.
Ma ci vuole coraggio anche a rinunciare.
E a vivere la quotidianità, ogni giorno col sorriso sulle labbra. Anche quando è difficile. Anche quando tutto ci rema contro.
Sto scoprendo che il mondo è pieno di persone coraggiose, capaci di portare avanti grandi imprese lontano dalle luci della ribalta.
Ci vuole un coraggio immenso per andare avanti restando sè stessi...

"Il successo non è definitivo,
il fallimento non è fatale:
ciò che conta è il coraggio di andare avanti."
(Winston Churchill)



INGREDIENTI
500 grammi di preparato per pane ai semi tostati
una trentina di nocciole
250 millilitri a acqua appena tiepida
farina per la spianatoia


Ho versato l'acqua in una ciotola e poi ho aggiunto la farina.
Ho mescolato brevemente con un cucchiaio di legno e poi ho lasciato riposare per cinque minuti.
Ho versato l'impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e ho lavorato a mano incorporando le nocciole tritate grossolanamente.
Ho lavorato bene l'impasto per una quindicina di minuti, con le mani unte perchè all'inizio era un po' appiccicoso.
A differenza di quanto scritto sulla confezione io ho preferito far fare la tradizionale doppia lievitazione. Quindi ho adagiato il mio impasto in una terrina ben unta, ho coperto con della pellicola da cucina e ho lasciato lievitare nel forno spento per un paio d'ore.
Ho poi ripreso l'impasto e ho formato due filoncini che ho adagiato sulla teglia ricoperta di carta da forno.
Li ho cosparsi di farina e li ho lasciati lievitare, sempre nel forno con solo la lucina accesa, per altre due ore.
Ho tolto la teglia dal forno, ho preriscaldato a 220 gradi e ho inserito all'interno un pentolino con dell'acqua per creare un ambiente umido.
Ho cotto il pane per 30 minuti.
A noi è piaciuto moltissimo con del caprino condito con poco pepe e un filo d'olio e del salame affumicato ma è buonissimo anche il giorno dopo, a colazione, tostato e gustato con il miele.




lunedì 11 gennaio 2016

"LA" TORTA AL CIOCCOLATO


Quando si pensa ad una torta la maggior parte di noi immagina una torta al cioccolato.
E' innegabile, quel profumo, quel sapore... sono sinonimo di golosità.
Nella mia vita ho sfornato tantissime torte al cioccolato, ho provato millemila ricette: alcune buone, altre buonissime e qualcuna decisamente pessima.
Perchè la torta la cioccolato, come tutte le cose preziose, può essere molto insidiosa.
Può essere decisamente insapore, oppure diventare amara se solo si sbaglia di qualche minuto la cottura.
Può essere troppo secca o risultare poco cotta.
Insomma,la torta al cioccolato può essere veramente bastarda.
Ho cercato la ricetta perfetta per molto tempo e poi mi sono arresa.
Buona sì, per carità, ma niente di speciale.
Poi ho pensato che, se volevo una torta al cioccolato di quelle che non smetteresti di mangiarla, potevo provare a farmela la sola la ricetta.
Ammetto che i primi tentativi sono stati deludenti.
Troppa farina, oppure troppo poco burro.
Ecco, parliamo del burro, croce e delizia della cucina, delle diete e dei cuscinetti sui fianchi.
Il burro, amato e demonizzato. Accusato di ignobili defandezze, allontanato da tante cucine "perchè tanto io lo sostituisco con l'olio e viene tutto buono lo stesso".
Cavolate.
Scusate ma è così. Provate ad assaggiare un biscotto preparato con il burro e uno preparato con l'olio.
Non c'è paragone e se dite il contrario state mentendo sapendo di mentire.
Cioè, capisco tutte le ragioni salutiste che fanno scegliere di bandire il burro dalla propria alimentazione e non vi sto suggerendo di prenderne un panetto e friggerlo in stile Nigella (sappiate comunque che io quella donna la amo proprio) ma di metterne il giusto quantitativo quando preparate dei dolci. Se ne mettete cento grammi in una torta la quantità di burro che mangerete sarà irrisoria (a meno che non divoriate la torta intera ma quella è un'altra storia).
Quindi, niente compromessi, il burro ci va e bisogna che si senta.
Poi il cioccolato,
Qui non ci sono dubbi, se vogliamo che la torta al cioccolato sappia di cioccolato bisogna abbondare.
Se mettiamo centocinquanta grammi di cioccolato in una torta questa non saprà di cioccolato, lo ricorderà solo.
Allora anche qui, lasciamo da parte i sensi di colpa, dimentichiamoci la dieta (penseremo poi a correre per millemila chilometri) e concentriamoci su quello che vogliamo veramente.
Se vogliamo preparare un dolce facciamo che sia un dolce buonissimo, di quelli che appagano anche solo mangiandone un pezzettino.
La torta al cioccolato con poco cioccolato e olio al posto del burro non è una torta al cioccolato.
E' un compromesso.
Ma se vogliamo goderci veramente la vita certi compromessi non vanno bene.
Rifletteteci, cosa sarebbe la nostra vita senza quei piaceri che la rendono degna di essere vissuta?
E allora via con un quantitativo esagerato di cioccolato.
Siete pronti allora a dimenticare sensi di colpa, compromessi, olio d'oliva e pensieri salutisti?
Preparate gli ingredienti, sentite il profumo intenso del cioccolato fondente, la consistenza morbida del burro.
Allacciate il grembiule, mettete su un po' di musica, accendete qualche candela (sì, proprio come per un incontro romantico, grembiule al parte, perchè il cioccolato merita tutte le vostre attenzioni), preriscaldate il forno e imburrate bene la vostra tortiera, lasciando che il burro impiastricci bene le dita...
Non ve ne pentirete, ve lo prometto.

"Non pensate che il cioccolato sia un sostituto dell’amore… L’amore è un sostituto del cioccolato."
(Miranda Ingram)


INGREDIENTI
350 grammi di cioccolato fondente
160 millilitri di latte
150 grammi di zucchero
140 grammi di farina per dolci
120 grammi di burro a temperatura ambiente
(più un pezzetto per imburrare la teglia)
2 uova
mezzo cucchiaino da caffè fior di sale
mezza bustina di lievito per dolci
un baccello di vaniglia

Ho preriscaldato il forno a 160 gradi.
Ho imburrato ed infarinato una tortiera a cerniera del diametro di 22 centimetri.
Ho scaldato il latte fino quasi a portarlo a bollore, ho spento la fiamma e ho messo in infusione in baccello di vaniglia.
Ho rotto in piccoli pezzi il cioccolato e l'ho fatto sciogliere a bagnomaria, ho tolto il baccello di vaniglia dal latte e l'ho unito al cioccolato fuso, mescolando bene.
Ho montato a neve gli albumi.
In una ciotola a parte ho montato il burro con lo zucchero, ho unito i tuorli, il fior di sale e il composto di latte e cioccolato.
Ho setacciato la farina e il lievito e ho unito al composto.
Per ultimi ho incorporato con molta delicatezza gli albumi.
Ho versato nella teglia e ho infornato.
La mia torta si è cotta perfettamente in 35 minuti ma vi consiglio con controllare la cottura già dopo 30 minuti: non deve seccarsi troppo, dentro deve restare leggermente umida.



giovedì 24 dicembre 2015

24♥ TORTA DELLA VIGILIA DI NATALE... WAITING FOR CHRISTMAS


E finalmente la Vigilia di Natale è arrivata...
In una giornata un po' grigia, un po' piovosa, con il desiderio di un Natale da film, pieno di neve e luce.
Ma la luce alla fine ce l'abbiamo dentro di noi e la neve possiamo crearla, magari di panna montata e zucchero a velo...


Questa è la torta che ho preparato per i miei amori e questo post esce in ritardo perchè ho appena finito di decorarla e fotografarla... volevo troppo condividerla con voi.
Ho sognato questa piccola torta dopo averne vista una simile su pinterest (santo pinterest!) ma la ricetta non mi convinceva molto,
Così l'ho fatta a modo mio e devo dire che la trovo adorabile.
Spero sia anche buona ma questo potrò dirvelo domani...


INGREDIENTI
(per la base)
250 millilitri di panna da montare
250 grammi di zucchero
250 grammi di farina per dolci
3 uova
2 cucchiaini di lievito
un cucchiaino di estratto di vaniglia

Per la farcia
250 grammi di mascarpone
2 cucchiai di panna montata
3 cucchiaiate abbondanti di frutti di bosco tagliati a pezzetti
2 cucchiai di zucchero a velo

Per la copertura
450 grammi di panna montata con due cucchiai di zucchero a velo


La base di questa torta è la famosa Molly Cake, una torta molto usata in sostituzione del nostro classico pan di spagna per i suoi numerosi vantaggi.
Per prima cosa è facilissima da fare, è semplice da tagliare e decorare, non si sbriciola... insomma è perfetta.
Ho montato la panna e poi l'ho messa in frigorifero.
Ho poi montato molto bene le uova con lo zucchero e la vaniglia, ho aggiunto la farina e il lievito setacciati e infine, con delicatezza, per non smontarla, la panna.
La tortiera ideale per questa torta misura circa 20 centimetri di diametro ma deve avere i bordi alti almeno 7-8 centimetri. La mia era un po' più piccola, 18 centimetri con bordi di 7 cenimetri che ho rialzato usando un foglio di carta da forno.
Si cuoce in forno già caldo a 160 gradi per 50 minuti (fare sempre la prova stecchino prima di sfornarla!). 
Ho lasciato raffreddare bene la torta e poi l'ho tagliata in tre dischi.
Ho mescolato il mascarpone, lo zucchero a velo e due cucchiai di panna montata con i frutti di bosco e ho farcito la torta.
L'ho coperta bene con la panna montata.


Questo è l'ultimo appuntamento con Waiting for Christmas.
Per 24 giorni ci siamo fatti compagnia, volevo ringraziarvi perchè mi sono divertita tantissimo a cercare ogni giorno una piccola idea natalizia da proporvi ♥
Domani sarà Natale.... auguri a tutti voi che mi fate compagnia e riempite questo mio piccolo mondo virtuale!!!





mercoledì 23 dicembre 2015

23♥ PICCOLI STAMPINI DECORATI... WAITING FOR CHRISTMAS


Un'altra piccola idea con gli stampini per dolci.
Questi sono piccolissimi, da tartelletta, scovati per pochi centesimi in un mercatino dell'usato.
Avevo visto dei decori simili (molto più belli dei miei) l'anno scorso su Pinterest e avevo deciso che li avrei fatti anch'io.
Gli stampini vintage, gli elementi naturali e i vecchi spartiti musicali sono gli elementi dominanti di questo mio Natale.
Secondo me sono molto carini anche se usati per abbellire un pacchetto per una persona speciale...


Ho semplicemente ritagliato un vecchio spartito nella misura del fondo dello stampino, l'ho incollato e ho fissato sul retro uno spago con un goccio di colla a caldo.



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