mercoledì 4 marzo 2015

AGNELLO IN CASSERUOLA CON CARCIOFI, PATATE E MENTA... MI RICORDO...


Ci sono ricette che ti portano lontano, indietro nel tempo.
Un tempo che ricordi più per sensazioni, colori e odori che per immagini vere e proprie.
A volte rifletto sul fatto che il nostro cervello ha un modo tutto suo di selezionare i ricordi, selezionando e filtrando episodi lontani e restituendoceli adattati a noi.
In particolare succede coi ricordi d'infanzia: fotogrammi veloci, una luce particolare, il dettaglio di una stanza, una mano stretta nella nostra.
Se penso alla mia infanzia è sempre estate e sinceramente non so perchè.
C'è una luce forte, di quelle che ti fanno strizzare gli occhi, ci sono panni stesi ad asciugare che sbattono forte nel vento e posso inalare il loro profumo di sapone e pulito.
Se penso alla mia infanzia c'è mia nonna che prepara la pasta sulla vecchia tavola di legno e sul fuoco sta borbottando quel sugo meraviglioso che solo lei sapeva fare.
Se penso alla mia infanzia c'è il cortile della casa dove sono cresciuta, chiuso e appartato dai rumori della vecchia Milano. Ci sono i bambini del palazzo che strillano e la mia vecchia bicicletta azzurra.
C'è mio fratello con i pantaloni corti e un profumo di erbe aromatiche che arriva dalla cucina.
Ci sono i miei cugini e i pomeriggi di giochi... e quando arrivava sera si pregavano i genitori di cenare insieme perchè non ci si voleva lasciare. 
E ancora, un ricordo lontano, la casa della nonna materna e una domenica di Pasqua.
Il cielo limpido e le montagne. Le campane che suonano. L'acqua freddissima e l'uovo di cioccolato.
L'agnello e le patate, il pane fragrante, lo zucchero dei dolci di Pasqua sotto la lingua.
Quella meravigliosa sensazione di sicurezza.
Quella gioia di vivere che fa battere forte il cuore e toglie il fiato.
Mi ricordo...

******




INGREDIENTI
800 grammi di polpa di agnello
4 carciofi
3 patate
uno spicchio d'aglio
un rametto di menta fresca
un bicchiere di vino bianco secco
olio extravergine
sale
pepe
un peperoncino


Pulire i carciofi dalle foglie esterne e dalle spine, e, se necessario, eliminare la barba interna.
Tagliarli a spicchi e  metterli in una ciotola coperti di acqua e limone.
Pelare le patate, tagliarle a pezzi e metterle in un'altra ciotola con acqua fredda in modo che non si anneriscano.
In una casseruola capiente versare poco olio e farvi dorare lo spicchio d'aglio.
Aggiungere la polpa d'agnello tagliata a pezzi e farla rosolare a fuoco vivace in modo che prenda colore da tutte le parti.
Sfumare con il vino e lasciarlo evaporare.
Regolare di sale e pepe, aggiungere un mestolo di acqua calda, coprire e lasciare cuocere a fiamma bassa (controllare spesso che la carne non si asciughi troppo e, nel caso aggiungere un mestolo di acqua calda).
Dopo una decina di minuti aggiungere i carciofi e le patate ben scolati dall'acqua e, se necessario, ancora un po' d'acqua.
Cuocere per 30/40 minuti (la carne deve risultare tenera e appena un po' rosata all'interno).
Profumare con la menta tritata finemente e il peperoncino.
Servire caldissimo.




lunedì 2 marzo 2015

PENNETTE CON ZUCCHINE, TONNO E POMODORINI AL PROFUMO DI TIMO... MENTRE L'ACQUA BOLLE


Metti che arriva mezzogiorno.
Metti che sei appena tornata a casa stanca e stravolta e l'ultimo dei tuoi desideri è quello di metterti a cucinare.
Metti che vorresti essere Maga Magò e far materializzare sul tavolo un piatto di lasagne fumanti.
Metti che ti rendi conto che è ragionevolmente impossibile essere Maga Magò.
Quindi ti tocca rimboccarti le maniche, mettere su l'acqua per la pasta e rovistare nel frigorifero alla ricerca di "qualcosa" anche se non sai esattamente cosa sia quel "qualcosa".
Da qui nasce l'idea di questa rubrica "Mentre l'acqua bolle", una raccolta di primi velocissimi da realizzare all'ultimo minuto.
Ogni lunedì posterò una ricetta velocissima e facile per un primo che soddisfi tutta la famiglia.
Diciamo però che per realizzare un piatto di pasta che dia una certa soddisfazione (non la pasta al burro per capirci) bisogna che ci sia almeno una piccola base in dispensa e in frigorifero perchè, se vi ritrovate a grattare con le unghie la parete del frigo l'unica cosa che vi resta da fare è ordinare una pizza.
Se però siamo brave avremo sempre in dispensa:
- pasta di vari formati (che mica possiamo fare la pasta senza la pasta)
- pomodori pelati, passata o pomodoro a cubetti ('na mano santa)
- tonno in scatola (non sarà il massimo ma non avete idee di quante vite abbia salvato il tonno in scatola - per lo meno nella mia famiglia)
- olio extravergine
- origano, timo, peperoncino e tutte le spezie che ci piacciono
E in frigorifero:
- formaggio grana e pecorino (se proprio non avete tempo potete fare scorta di quelli già grattugiati in busta, non sono il massimo ma sono comodissimi)
- burro
- qualche verdura (zucchine, peperoni, pomodorini... in base a quello che c'è quel giorno si può scegliere la ricetta veloce da preparare)
- vino bianco (non per farvi un cicchetto - vabbè anche quello se volete - ma per sfumare soffritti and co...)
- aglio e cipolla (senza di loro non c'è sapore...)
Oggi io avevo in frigorifero un paio di zucchine e una manciata di pomodorini...

INGREDIENTI
(per quattro persone)
350 grammi di pennette (o altra pasta corta)
due grosse zucchine
una manciata di pomodorini (circa 150 grammi)
due scatolette di tonno sgocciolate dell'olio di conservazione
uno spicchio d'aglio
olio extravergine
timo secco
peperoncino secco
sale

Per prima cosa mettere a bollire l'acqua salata per cuocere la pasta.
Tagliare a rondelle le zucchine e a metà i pomodorini.
In una padella capiente versare un bel giro d'olio e metterlo a scaldare.
Unire lo spicchio d'aglio schiacciato e le zucchine.
Lasciar insaporire per qualche minuto a fuoco vivo mescolando spesso, unire i pomodorini e lasciare cuocere un paio di minuti.
Aggiungere il tonno e il peperoncino, mescolare e cuocere pochi minuti. Regolare di sale.
Nel frattempo cuocere la pasta lasciandola al dente, scolarla (tenendo da parte mezzo bicchiere di acqua di cottura) e versarla nella padella.
Mescolare a fuoco vivace, unire l'acqua di cottura sempre mescolando.
Spegnere il fuoco, cospargere con il timo e, se piace, altro peperoncino.
Servire subito.


P.S.: Vi lascio a fine post anche un po' di link di ricette di primi veloci già pubblicate qui sul blog... andate a dare un'occhiata...
P.P.S.: Se avete ricette veloci da suggerirmi scrivetemi: ultimissimedalforno@gmail.com

http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2015/02/fusilli-con-peperoni-e-scamorza.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2015/02/pappardelle-con-funghi-e-crema-di.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2014/05/spaghetti-con-pomodorini-confit-ed-olio.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2014/03/spaghetti-con-verza-e-salsiccia.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2014/02/farfalle-con-tonno-e-limone-su-quando.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2013/12/tagliatelle-con-speck-radicchio-e.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2013/12/orecchiette-con-le-cime-di-rapa-su.html
http://ultimissimedalforno.blogspot.it/2013/10/mezze-penne-con-cavolfiore-e-pancetta.html

giovedì 26 febbraio 2015

CROSTATA AL DOPPIO CIOCCOLATO... LA TORTA DELLA DISCORDIA


La prima volta che ho visto la torta della discordia è stato in edicola.
Cercavo una rivista per far passare quel grappolo di minuti che non scorrono mai, quelli dell'attesa in un ambulatorio medico.
Giravo le pagine e all'improvviso è apparsa LEI, bellissima in tutta la sua perfetta perfezione.
Mi ha colpita subito e questo è strano perchè in genere le cose perfette mi lasciano totalmente indifferente.
Sono una di quelle persone affascinate dalle imperfezioni. Adoro quelle foto in cui il cioccolato cola fuori dalla tazza e uno strofinaccio da cucina appare stropicciato e forma quelle bellissime, imperfette pieghe...
Mi incanto davanti a tutto quello che è meravigliosamente imperfetto...
Ma sto (come mio solito) divagando. Dov'ero rimasta?
A sì, in edicola...
Naturalmente ho comprato la rivista, l'ho guardata e riguardata e poi l'hanno guardata e riguardata tutti i membri della famiglia...
- Bella bellissima... ma forse... troppo cioccolatosa?
- Ma cosa dici! Il cioccolato non è mai troppo... piuttosto... il sale... devi proprio mettercelo?
- Ma certo! Sale nero di Cipro... senti come suona bene...
- Ma tu l'hai mai assaggiato 'sto sale nero? Per me è uguale agli altri sali... è sale... è salato... cosa ci sta a fare in un dolce?
Insomma, tutti volevano la torta ma ognuno voleva dire la sua.
Quel pomeriggio stesso, al supermercato per la solita pantagruelica spesa settimanale, decido su due piedi che quella torta doveva essere il nostro dolce della domenica.
Peccato non avere la più pallida idea degli ingredienti necessari.
Mi ricordavo solo questo benedetto sale che, ho scoperto con raccapriccio pochi minuti dopo, costa come un'automobile.
Inutile dirvi che non l'ho comprato.
La settimana dopo una serie di impegni ha impedito sia la pantagruelica spesa settimanale che la realizzazione del dolce della domenica.
La torta della discordia intanto era lì, nella sua pagina di rivista ormai stropicciata a furia di essere consultata e dissertata da chiunque passasse di là...
- io la vorrei più alta
- secondo me la frolla dovrebbe essere al cioccolato
- 'sto sale... bisogna proprio mettercelo?
- mah, costa così tanto che si fa prima ad andarlo a comprare direttamente a Cipro...
Poi una mattina, preparando la lista della spesa (ecco, detto così sembra che io trascorra metà della mia vita facendo la spesa ma non è così... vabbè...in effetti è più o meno così...), mi cade l'occhio sulla torta che, nella sua pagina ormai stropicciata, aveva perso un po' della sua perfetta perfezione, diventando un po' più simpatica. Ho aggiunto gli ingredienti in fondo alla mia lista e sono andata al supermercato.
Ma era ormai chiaro che niente poteva andare come doveva con la torta della discordia.
Prima di tutto brillavano per la propria assenza nel reparto dolci il cioccolato fondente al 99% e il cioccolato gianduia.
Però c'era lì, ad occhieggiarmi seducente, una tavoletta di cioccolato al fior di sale.
E la gianduia? Risolta con cioccolato al latte e nutella.
Del sale nero di Cipro nemmeno parlarne: con la stessa cifra ho comprato due etti di prosciutto e uno di mortadella, con buona pace di Cipro e dei ciprioti.
Insomma, nell'arco di una spesa ho snaturato la torta della discordia ma, in verità, non vedevo l'ora di prepararla...
Che dire, a noi è piaciuta.
Ho cambiato un bel po' di cose rispetto alla ricetta originale (che potete trovare sul numero di febbraio della rivista Sale&Pepe) a cominciare dal tipo di cioccolato fino al quantitativo di zucchero.
Insomma, non è la stessa torta ma è comunque una gran torta.
Provare per credere...



INGREDIENTI 
250 grammi di farina per dolci
300 grammi di burro
1 uovo
230 grammi di zucchero
200 millilitri di panna fresca
100 grammi di cioccolato fondente al fior di sale
100 grammi di cioccolato al latte
2 cucchiai colmi di Nutella
cacao amaro
fior di sale


Ho preparato la frolla riunendo del mixer la farina, mezzo cucchiaino di fior di sale, 100 grammi di burro a pezzetti e 80 grammi di zucchero.
Ho frullato fino ad ottenere un composto in briciole, ho aggiunto l'uovo e ho frullato fino a formare una palla (se il composto risulta troppo secco aggiungere un paio di cucchiai di acqua molto fredda).
Ho lasciato riposare il composto in frigo per mezz'ora e l'ho poi steso in una sfoglia rotonda spessa circa 3 millimetri. 
Ho foderato uno stampo da crostata di 20 centimetri di diametro, ho bucherellato il fondo, l'ho coperto con carta da forno bagnata e strizzata e uno strato di fagioli secchi.
Ho cotto in forno già caldo per 20 minuti a 180 gradi. Ho eliminato la carta e i fagioli e ho fatto cuocere ancora per 6 minuti.
Ho fatto raffreddare la base e ho spolverizzato il bordo con il cacao in polvere.
Ho preparato la prima ganache mettendo in una casseruola il burro, lo zucchero rimasto e un decilitro di panna. Ho cotto il composto per due minuti dopo che il burro si è fuso, ho spento il fuoco e ho aggiunto il cioccolato fondente al fior di sale precedentemente tritato. Ho mescolato bene finchè si è sciolto. 
Ho versato la prima ganache sulla frolla e poi ho messo in frigo per due ore.
Per la seconda ganache ho messo a scaldare la panna rimasta fino a portarla quasi a bollore, ho spento il fuoco e ho aggiunto la Nutella e il cioccolato al latte tritato.
Ho mescolato bene e ho versato sulla torta.
Ho rimesso in frigorifero per altre due ore per far solidificare bene (secondo me è meglio preparare la torta il giorno prima in modo che stia in frigo tutta la notte. Sarà più facile poi tagliarla...).
Prima di servire ho cosparso con cacao amaro.


Piatto da dolce Villa d'Este Home

lunedì 23 febbraio 2015

FOCACCINE AL ROSMARINO CON FARINA DI CECI... DO YOU SPEAK BLOGGESE?


Quando, anni fa, ho aperto il blog non avevo la più pallida idea di cosa stessi facendo.
Voglio dire, ci si mette pochi minuti ad aprire un blog su blogger, può farlo anche un bambino.
Così cominci, scrivi qualche post, guardi le statistiche e ti capitomboli dalla sedia mentre fai la ola perchè scopri che ti hanno letta in 12 (di cui la zia, le amiche, le tue cugine e un paio di vicine di casa).
Poi quel numerino inizia a salire e tu ti esalti sempre di più anche se non hai la più pallida idea del perchè aumentano le persone che hanno voglia di leggerti.
A distanza di anni poche cose sono cambiate: ho imparato a fare foto mediamente decenti, ho cambiato la grafica del blog ed è cambiato di parecchio il famoso numerino.
Il fatto è che ancora non capisco come mai il numerino cambia.
Negli anni devo ammettere di aver provato (poche volte) ad informarmi meglio, a cercare di capire come si fa a bloggare in modo professionale ma mi sono sempre persa dopo poche parole scritte in un linguaggio alieno.
Parole come "seo", "pagerank", "views", " insight",  mi fanno girare la testa.
Alcune mail scritte da aziende e agenzie pubblicitarie mi mandano in crisi.
"Gentile blablabla..... saremmo interessati a blablabla..... per questo le chiediamo... pageview di analytics... blabla... frequenza di rimbalzo...dashboard...target..."
Ussignur...
Ma che cosa vuoi sapere di preciso? Dimmelo in parole povere!!!
Abbi pazienza, dimmi esattamente dove devo guardare e qual è il numerino che vuoi sapere. E non lo so se quel numerino è positivo o negativo... non so nemmeno cosa voglia veramente dire.
Altro esempio. Leggo che qualcuno (blogger) si lamenta di non poter scaricare nessun plugin. Che vorrà mai dire? E' grave? Io li ho mai scaricati? (Se sì giuro che non l'ho fatto apposta).
Leggo post che contengono parole come "affinità visuali" o  "networking" e mi viene da battere la testa sulla scrivania: cosa c'è di sbagliato in me?
Un'azienda mi ha chiesto i dati dei miei "insight di Facebook".
Cosa devo rispondere? Sono tentata di proporre loro un cestino pieno di focaccine in stile Cappuccetto Rosso, così, tanto per distrarli. Ma non credo che funzionerebbe.
Perchè non riesco ad imparare questa lingua aliena? Perchè????
Amiche, colleghe blogger... voi come ve la cavate con il "bloggese"?
Perchè, se non fosse ancora abbastanza chiaro, questo è l'accorato grido di aiuto di una donna che non riesce ad uscire dal tunnel delle pagerank (di qualsiasi cosa si tratti...).


INGREDIENTI
300 grammi di farina forte (io manitoba)
200 grammi di farina di ceci
rosmarino
mezza bustina di lievito di birra secco
un cucchiaio di miele
olio extravergine
sale
acqua q.b.



Adoro la farina di ceci, mi piace il profumo e la consistenza e la uso parecchio, sia per ricette classiche (qui) che per altre più originali (qui).
Ho assaggiato il pane fatto con farina di ceci in un panificio l'estate scorsa e mi è venuta voglia di provare a fare delle focaccine.
A casa mia sono piaciute moltissimo e, secondo me, si possono provare a fare anche utilizzando altre erbe aromatiche (origano, timo, salvia...).
Io, per mio gusto personale, ho preferito ridurre la quantità di lievito aumentando i tempi di lievitazione ma, se avete fretta, potete usare una bustina intera dimezzando i tempi.
In una ciotola ho mescolato le due farine insieme a due cucchiaini rasi di sale.
Ho creato una fontana nel centro e ho versato il lievito, il miele e due cucchiai d'olio.
Ho poi cominciato ad aggiungere l'acqua a temperatura ambiente, mescolando fino ad ottenere un composto liscio.
Ho lavorato a lungo (almeno dieci minuti) l'impasto sulla spianatoia e poi l'ho trasferito in una grossa ciotola leggermente unta. Ho coperto con della pellicola da cucina e l'ho lasciato lievitare a temperatura ambiente per circa quattro ore.
Ho ripreso l'impasto e l'ho steso allo spessore di circa due centimetri.
Con un coppapasta ho tagliato le focaccine e le ho lasciate lievitare ancora per circa quaranta minuti.
Nel frattempo ho tagliuzzato il rosmarino e l'ho lasciato in infusione in mezza tazzina d'olio.
Ho acceso il forno a 190 gradi, ho spennellato le focaccine con l'olio e il rosmarino, ho cosparso con il sale e ho infornato per circa 18 minuti (controllare che non si colorino troppo).




sabato 21 febbraio 2015

UN SABATO IN BIANCO E NERO...


Un sabato mattina grigio e piovoso.
Di quelli che ti fanno vedere il mondo in bianco e nero.
Un sabato di impegni e raffreddore, due cose che non dovrebbero mai stare insieme...
Ti svegli alla mattina e ti sembra che qualcuno ti abbia presa a capocciate sulla faccia.
Ti guardi allo specchio del bagno e ti accorgi che devi lavarti i capelli ma non ne hai voglia e ti rendi conto che stai invidiando tuo marito che è calvo da anni...
Nemmeno il caffè ti aiuta... hai il naso così tappato che potrebbe anche essere cicuta, tanto non te ne accorgeresti.
Sei consapevole del fatto che hai preso l'influenza per due volte in due settimane e ti chiedi se hai vinto qualchecosa... che comunque se è una gara mica avevi chiesto di partecipare...


Anche Mia oggi è di cattivo umore...
Mi ha tirata così forte (26 chili di cucciolo di sei mesi) che adesso sono certa di avere un braccio più lungo dell'altro.
Ha spaventato un barboncino abbaiandogli in faccia così forte che questo poverino ha fatto la pipì.
Non voleva lasciar andare a scuola mio figlio quindi ha pensato bene di trattenerlo per la giacca... staccandogliene un pezzo...
Anche il povero Giotto non le è sfuggito... ma si sà... lui nei momenti di crisi ha la sua soluzione... il divano e una bella pennichella...


Come si fa a resistergli?


Spero che il vostro sabato sia più colorato del mio e che vi siate liberati da questa brutta influenza che evidentemente si è affezionata a me...
Buona giornata, noi ci rileggiamo lunedì con la ricetta delle focaccine che vedete nella foto qui sopra... che per l'occasione torneranno colorate ♥


martedì 17 febbraio 2015

FUSILLI CON PEPERONI E SCAMORZA AFFUMICATA... VE LO RACCONTERO'... MA NON OGGI...


Sono due giorni che cerco di pubblicare questo post.
Due giorni in cui, appena mi metto al pc qualcuno (non gradito) suona alla mia porta.
Perchè le diatribe tra vicini sono fastidiose come la sabbia nelle mutande.
Perchè il famoso detto "vivi e lascia vivere" a molti è totalmente sconosciuto.
Presto vi racconterò la triste storia di una siepe contestata ancor prima di nascere e di un giardino su cui tutti vantavano diritti.
Vi racconterò di un terrazzo abusato e di un tizio arrogante e borioso convinto di essere sempre nel giusto.
Vi racconterò di un condominio che si chiama come un fiore ma della bellezza e della delicatezza di un fiore non ha nulla.
Vi racconterò di una famiglia che due anni fa ha cambiato casa, fiduciosa di trovare un ambiente sereno e invece è stata accolta dal vicinato con la stessa cordialità di Jack Nicholson in Shining.
Vi racconterò di come la stessa cordialità dei primi giorni sia stata coltivata e perpetrata per i successivi due anni...
Ve lo racconterò, ma non oggi.
Oggi sono qui, sepolta da leggi e regolamenti condominiali sperando che un cataclisma si porti via il condominio che si chiama come un fiore ma non ha nulla del fiore e i suoi abitanti.
Tranne il pianterreno, sia chiaro...
Al pianterreno vive la famiglia di cui vi parlavo prima...
E di cui vi racconterò...
Ma non oggi...


INGREDIENTI
(per 4 persone)
400 grammi di fusilli
un peperone rosso
un peperone giallo
un peperone verde
una latta di pomodori pelati di ottima qualità
200 grammi di scamorza affumicata tagliata a cubetti
uno scalogno
un cucchiaino di timo essiccato
olio extravergine
sale
un pizzico di peperoncino
parmigiano grattugiato

Un primo velocissimo che ricorda l'estate anche in una fredda giornata di febbraio.
Tagliare a filetti i peperoni.
Tritare lo scalogno.
Versare un giro d'olio in una casseruola larga e farvi appassire lo scalogno.
Aggiungere i peperoni e lasciarli ammorbidire per una decina di minuti.
Versare i pomodori pelati schiacciati grossolanamente con una forchetta, salare, abbassare la fiamma e lasciare cuocere per una quindicina di minuti.
Nel frattempo cuocere i fusilli, scolarli al dente e versarli nella casseruola del sugo insieme alla scamorza.
Spadellare a fuoco vivace per qualche minuti, insaporire con peperoncino e timo e servire accompagnando con parmigiano grattugiato.



lunedì 9 febbraio 2015

PLUMCAKE COCCO E BANANA... 39.0


Come comincio questo post?
Correva l'anno 2015 e l'inverno gelido copriva la terra con la sua morsa... no, non va bene, troppo catastrofico...
Era una notte buia e tempestosa... no troppo tempestoso....
C'era una volta... no, troppo banale...


Vabbè, la faccio breve: l'undicennequasidodicenne mi ha attaccato l'influenza.
Ha colpito duro, senza pietà, atterrandomi come un pugile sul ring.
I primi sintomi sono arrivati la notte fra giovedì e venerdì, quando incubi nefasti mi hanno torturata nel buio della notte.
Ho sognato di essere seduta su un divano che galleggiava in mezzo al mare insieme al mio nipotino Luca che mi spiegava che non dovevo avere paura delle balene perchè fanno la cacca rosa.
In realtà ero terrorizzata dai cetacei che circondavano il divano, in particolare da uno particolarmente minaccioso, con la faccia di Salvini.
Mi sono svegliata quando Salvini ... la balena... mi è saltata sulle gambe, ritrovandomi in un bagno di sudore e con una cucciola di quasi 25 chili sulle ginocchia.
Il mattino dopo ero una larva. Perduto ogni residuo di dignità umana ho trascorso la giornata accasciata sul divano, scivolando da un delirio all'altro.
Sabato mattina sono cominciate le visioni. Cioè, avevo gli incubi da sveglia... o forse credevo di essere sveglia ma non lo ero. Sono ancora molto confusa al riguardo.
Dopo un'overdose di paracetamolo ho passato un pomeriggio alienante tirando la pallina a Mia che correva a prenderla e me la riportava... me la riportava... me la riportava...
Ho scoperto che le energie dei cuccioli di labrador sono infinite e anche il motivo per cui vengono definiti "cani da riporto".
Verso sera mi sono concessa un giretto sul web e, per qualche stranissima congiunzione astrale, ho continuato ad incappare in post che prendevano in giro i blogger.
C'era la parodia della fashion blogger. quella del travel blogger e, naturalmente, quella della food blogger.
Ma che è questa moda di prendere in giro i blogger?
Mica siamo così adatti per le parodie... o forse sì?
Va bene che alle otto del mattino fotografiamo teglie di pasta al forno in pigiama (scusate... ma dobbiamo cercare la luce migliore...).
Va bene che tranciamo le mani ai nostri congiunti se osano assaggiare il pranzo prima che sia stato debitamente  fotografato...
Va bene che apparecchiamo la tavola di Natale alle nove del mattino di un mercoledì di novembre (vabbè ci si porta avanti e poi c'è la questione della luce... vi ho già parlato della luce, vero?).
Va bene che cerchiamo su Pinterest idee per la Pasqua mentre fuori nevica...
Va bene che mettiamo i piatti di cibo sul pavimento circondati dagli oggetti più strani (si chiamano props per la cronaca e sono la dannazione di ogni food blogger)...
Va bene che è normale vederci salire in piedi sulle sedie per cercare l'inquadratura migliore...
Va bene che dipingiamo compulsivamente pannelli di polistirolo per avere gli sfondi più adatti a seconda della luce (che per caso vi ho già parlato della luce?)...
Va bene. Forse è fin troppo facile prenderci in giro. Mi arrendo.
Confesso pubblicamente, con buona pace di amici e parenti, che io faccio tutte le cose sopra elencate (e anche altre che non confesserò nemmeno sotto tortura).
Ma in fondo è una passione...
O forse no. O almeno non sempre.
Vorremmo trasformarlo in un lavoro. Qualcuna ci riesce e qualcuna no.
Come in tutte le cose della vita.
Il problema è che alcune per arrivaredovevoglionoarrivare sono davvero disposte a perdere la dignità.
Sono davvero disposte a calpestare con gli scarponi chiodati chiunque si pari loro davanti.
E questo non è bello. No davvero.
Se vogliamo trasformare una passione in un lavoro dobbiamo imparare che va bene fare tutte le cose strane che ho scritto qui sopra e anche quelle ancora più strane che non confesserò nemmeno sotto tortura (avete mai fotografato un piatto di minestrone sul vostro comodino puntandogli addosso l'abat jours e tenendo le finestre spalancate a dicembre per avere la luce migliore? Vi ho già parlato dell'annosa questione della luce?), va bene fare tutte quelle cose, dicevo.
Ma, dobbiamo imparare una cosa che si chiama ETICA.
Dobbiamo imparare a rispettare noi stesse e le nostre colleghe.
Se vogliamo che gli altri rispettino noi.
Se vogliamo che ci prendano sul serio.
Com'è che sono arrivata a parlare di questo?
Non vi stavo raccontando della mia influenza?
O forse vi stavo parlando dell'annosa questione della luce?
Vabbè, ho perso il filo... sarà il delirio della febbre.
O forse è l'incredibile lucidità mentale che si acquista quando la temperatura corporea supera i 39 gradi...

P.S.: non confesserò mai dove ho fotografato questi dolcetti...


INGREDIENTI
(per un plumcake)
1 banana non troppo matura (o due piccole)
80 grammi di zucchero di canna
80 grammi di burro morbido
 2 cucchiai di brandy
2 uova
50 grammi di maizena
100 grammi di farina (io ho usato Arifa di Ruggeri)
50 grammi di farina di cocco
due cucchiai di succo di limone
un cucchiaino di scorza grattugiata di limone
un cucchiaino di estratto di vaniglia (o una bustina di vanillina)
una bustina di lievito in polvere per dolci

Ho frullato la banana con il brandy e il succo di limone.
Ho montato a neve gli albumi e li ho tenuti da parte.
In un'altra ciotola ho lavorato il burro e lo zucchero con le fruste fino ad ottenere una crema e poi ho aggiunto i tuorli continuando a lavorare. 
Ho aggiunto il cocco e poi ho setacciato sopra le due farine, la vanillina e il lievito.
Sempre mescolando ho aggiunto il composto di banana, la scorza di limone e l'estratto di vaniglia.
Infine ho aggiunto gli albumi con delicatezza per non smontarli.
Ho versato l'impasto in uno stampo da plumcake e ho cotto nel forno preriscaldato a 170 gradi per 35 minuti circa (controllate dopo 30 minuti, la potenza del forno può variare).
Con questa stessa ricetta avevo preparato i trancetti banana e cocco che ho portato a Natale al Poggio lo scorso novembre e che sono stati molto apprezzati.





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