TAGLIOLINI CON FAVE, SALAME E MENTA #SEGUILESTAGIONI


C'era una volta una donna che, casualmente, era anche una blogger, una food blogger.
Questo dovrebbe essere l'inizio della storia ma ovviamente non può essere così perchè la donna in questione non può certo essere definita una "food blogger" come voi sapete bene.
Troppo fuori dagli schemi, poco organizzata e delirante.
Nessuno studio di SEO, parole chiave o diavolerie simili.
Solo una donna "QuellaCheCucina", una macchina fotografica, una cucina assolutamente vintage, un pc e (a volte) un cagnolino dispettoso e fifone che si impadronisce della tastiera.
Questa donna usa piatti brocante rigorosamente scompagnati e adora la luce e i fiori.
Ama i colori della natura e adora gironzolare fra i banchi dl mercato rapita dai colori e dai profumi.
Essendo una donna che tiene un piede nel passato ama le atmosfere stagionali, le rose a maggio e le mele a ottobre.
Inorridisce e rabbrividisce davanti alle fragole a dicembre, fotografate in orrendi travestimenti da cappello di Babbo Natale (giuro, ci sono... se avete i nervi saldi cercatele sul web... scoprirete cose che...).
Insomma, questa donna è convinta che se se le pesche maturano in estate ci sarà un perchè.
Dunque, questa donna dall'animo vintage ha parecchie amiche di web, qualcuna altrettanto vintage nell'anima e nei pensieri.
Fra queste c'è Antonella, compagna di lunghe conversazioni in chat.
Ed è proprio durante una di queste conversazioni (no, non ve lo dico di cosa parliamo... cioè, magari potrei dirvelo ma dopo dovrei uccidervi e non credo sia il caso) che nasce l'idea: perchè non combattere con la bellezza e i sapori di stagione lo scempio degli asparagi a gennaio e dei mandarini a luglio?
Nasce così #seguilestagioni, un progetto che stiamo portando avanti insieme ad un gruppo di splendide blogger.
Ogni mese condivideremo una ricetta, un'idea, una decorazione o qualsiasi cosa ci suggerisca la fantasia utilizzando esclusivamente prodotti di stagione.
Ogni mese pubblicheremo anche la "lista della spesa" con i prodotti da consumare in quel periodo, lista che sarà a cura di Antonella.
Insomma, questo è il post battesimo di un progetto che spero vi piacerà e che, sono certa, ci divertirà e ci farà imparare tantissime cose.



INGREDIENTI
(per quattro persone)
300 grammi di tagliolini all'uovo freschi
300 grammi di fave sgranate
100 grammi di salame piccante
50 grammi di pecorino romano grattugiato
una manciata di gherigli di noce
qualche foglia di menta fresca
uno spicchio d'aglio
olio extravergine
sale
pepe

Per prima cosa bisogna privare le fave della loro pellicina.
Il metodo più semplice è quello di tuffarle in acqua bollente per un paio di minuti, scolarle passarle sotto l'acqua fredda e spellarle: la pellicina verrà via in un attimo.
Rimetterle a cuocere in acqua bollente salata per una decina di minuti o finchè risultano tenere.
Tenerne da parte una manciata per decorazione e con le altre preparare un pesto frullandole con le noci, il pecorino, l'aglio e la menta (anche della menta tenete da parte qualche fogliolina per decorare). Unire l'olio a fino fino ad ottenere una crema.
Tagliare a striscioline il salame.
Cuocere al dente i tagliolini e condirli con il pesto di fave e il salame.
Decorare con le fave rimaste e qualche fogliolina di menta.
Servire con un filo d'olio e pepe appena macinato.






LA LISTA DELLA SPESA DI MAGGIO #seguilestagioni
(a cura di Antonella Manfredi)


PARTECIPANO CON ME:

♥ LE PASSIONI DI ANTONELLA 
♥ LA GALLINA ROSITA
♥ PENSIERI E PASTICCI
♥ LULLABY FOODPROPS
♥ GIARDINOTE
♥ SENTO I POLLICI CHE PRUDONO
♥ LISMARY'S COTTAGE
♥ COCCOLATIME
♥ DUE BIONDE IN CUCINA
♥ VITA DA FATA IGNORANTE
♥ COSCINA DI POLLO
♥ ALISE HOME SHABBY CHIC


Durante la giornata di oggi queste splendide donne pubblicheranno ricette, idee, progetti... 

Ci trovate anche su facebook:



FOCACCINE DOLCI AL LATTE DI SOIA E FRUTTI DI BOSCO


'Ngiorno... è permesso?
Ma tu guarda che confusione, pure le ragnatele ci sono.
Eppure è risaputo che sono un cagnolino pauroso e i ragni mi fanno paura. Tanta. Tantissima.
Come le lucertole.
E le mosche.
E le porte che sbattono.
E le voci troppo alte.
I temporali.
Il vento.
Il cuscino dl divano.
Il tappetino del bagno.
La vicina di casa.
Le lenzuola stese dalla suddetta vicina di casa.
Le lucine del decoder di Sky.

Ok, (quasi) tutto mi fa paura.
Sono un tipo prudente io.
E' che qui sono giorni e giorni che non scrive nessuno.
"Quellachecucina" è un po' in crisi.
Troppe cose da fare (dice lei).
Troppa aria fritta nel cervello (dico io).
Intendiamoci, è sempre "Quellachecucina" e anche "Quellachefotografa" ma da un po' si è dimenticata di essere anche "Quellachescrive".
Dice di essere in crisi con le parole.
Vaneggia di parole sprecate e parole inutili.
Troppe parole, poche parole.
Quella donna lì mi farà ammattire.
Dovrebbe imparare dalla semplicità di noi cani che abbaiamo sempre quello che pensiamo, senza troppi problemi.
Invece lei è un groviglio di complicazioni, un tripudio di domande, un universo di problemi.
Ed eccola lì che mescola/impasta/cuoce/inforna/sforna come se non ci fosse un domani.
Eccola che fotografa saltellando dalla cima del tavolo alla sedia, totalmente e felicemente inconsapevole di rischiare l'osso del collo ad ogni balzo che sfida la legge di gravità, mettendo in posa focacce e tagliolini nemmeno fossero modelle di alta moda.
Salvo poi sedersi al computer e iniziare lunghi monologhi sull'inutilità di quello che sta facendo, sul non avere NIENTE da dire.
NIENTE da dire?
Ma benedetta donna, se non taci mai un solo istante da quando apri gli occhi al mattino fino a tarda sera! Come accidenti fai a non avere NIENTE da dire?
E se pensi che tutto questo sia inutile perchè mai scatti foto in posizioni pericolosissime mettendo in pericolo le tue ossa e la mia sanità mentale?
Che poi mi chiedi perchè mi agito tanto... per forza! Sono l'unico prudente io qui dentro!
Gli altri stanno tutti fuori come un poggiolo come si dice qui a Verona, a cominciare da quella vergogna della caninità che è la Nera, buona solo a combinare guai e a divorare qualsiasi cosa di commestibile (ma anche no) che venga a trovarsi a portata delle sue mascelle.
Un lavoro a tempo pieno il mio: vigilare su una banda di squilibrati e adesso improvvisarmi anche blogger.
Sto seriamente pensando di rivolgermi ad una di quelle associazioni animaliste con le volontarie cattivissime con gli altri umani. Sai che colpo se una di loro capitasse qui all'improvviso mentre "Quellachecucina" è in uno dei suoi momenti di delirio e la Nera gira per casa con il cestino della carta in testa masticando l'ultimo numero di Sale & Pepe? Uno spasso proprio.
Oppure mentre gli umani sono a tavola e ognuno parla (urla) di un argomento diverso, la Nera mastica una ciabatta e io abbaio per cercare di rimettere ordine in questo caos insopportabile.
Vabbè, però glielo direi alla volontaria che questi umani squilibrati ed io ci amiamo.
Glielo direi che "Quellachecucina" mi fa tante carezze e mi tiene sempre via un pezzetto di prosciutto.
E che posso dormire in tutti i letti che voglio e nessuno mi scaccia.
E che mi fanno sempre i grattini sulla pancia che mi piacciono tanto.
E che a volte (poche volte) ho quasi (ribadisco quasi) l'impressione di volere un po' (poco) di bene anche alla Nera.
.........................................................................................

Ok, scherzavo.
E' assolutamente impossibile che io possa volerle bene.
Impossibile.
Assolutamente.
Questo momento di smarrimento in cui ho pensato di voler bene alla Nera mi spaventa.
Ho bisogno di uno psicologo per cani.
Uno bravo.
Molto.
Vado subito ad abbaiarlo a "Quellachecucina".

Vostro
Giotto ♥

Disclaimer:
- per la scrittura di questo post non è stato maltrattato alcun animale (ragni, lucertole, mosche,  cagnolini ed enormi canE nere stanno benissimo)
- non sono state maltrattate nemmeno volontarie animaliste che (per la cronaca) godono della mia più sincera stima
- alla Nera viene impedita con ogni umano mezzo la masticazione di Sale & Pepe, ogni tanto però ingurgita qualche cruciverba de La Settimana Enigmistica
- se qualche frase, affermazione o uso della punteggiatura ha offeso qualcuno vorrei ricordare che tutto ciò è stato scritto da un cagnolino fifone e senza coda assolutamente non perseguibile dalla legge.
Saluti
Quellachecucina





INGREDIENTI
250 grammi di farina manitoba
250 grammi di farina 00
200 millilitri di latte di soia appena tiepido
100 millilitri di acqua a temperatura ambiente
3 cucchiai di olio di semi di girasole
2 cucchiai di zucchero (più uno per decorare)
1 bustina di lievito di birra secco
1 cucchiaino di sale
more
lamponi

In una ciotola mescolare le due farine con il sale, fare una fontana al centro e versarvi il lievito, due cucchiai di zucchero, l'olio e l'acqua.
Cominciare ad impastare versando a filo il latte di soia.
Lavorare l'impasto a lungo, prima nella ciotola e poi sulla spianatoia.
Il latte di soia conferisce all'impasto una morbidezza straordinaria.
Lavorare finchè l'impasto risulta liscio ed elastico.
Lasciarlo lievitare a temperatura ambiente in una ciotola coperta per un paio d'ore.
Riprenderlo, lavorarlo brevemente e stenderlo allo spessore di un centimetro.
Con un coppapasta ricavare delle focaccine rotonde e disporle su una teglia ricoperta di carta da forno.
Mettere su ogni focaccina delle more e dei lamponi, premendo leggermente per farli un po' affondare nell'impasto.
Lasciare lievitare ancora per circa quaranta minuti.
Accendere il forno a 190 gradi, cospargere le focaccine con lo zucchero avanzato e infornare per 15-20 minuti.







SARDE IMPANATE CON SALSA AIOLI


Lo so, lo so.
E' lunedì e questo già è un problema di proporzioni cosmiche.
Poi mi ci metto pure io che, invece di postarvi la ricetta di un dolcino godurioso da un milione di calorie che non aspettano altro che trasformarsi in ciccia e brufoli, vi posto la ricetta di una manciata di pesci fritti.
'Tacci tua, direte voi.
Avete anche ragione ma non è colpa mia se questo è periodo di fragole e a casa mia le fragole si mangiano rigorosamente con limone e (tantissimo) zucchero.
Non è colpa mia se questo è l'unico dolce che qui vogliono.
Se sono dispiaciuta?
Potrei dirvi di sì, raccontarvi di come io senta la mancanza di impastamenti e mescolamenti, di come brami il profumo della vaniglia e del cioccolato ma mentirei.
La verità è che sono grata alle fragole, al limone e soprattutto allo zucchero.
E' anche vero che, quasi sicuramente, a questo periodo di "nonhovogliafatemifaresolopiattivelociplease" seguirà un'orgia di cucina compulsiva in cui raggiungerò vette di delirio inalando farine come se non ci fosse un domani.
Per ora mi limito a friggere pesci.
Molto piccoli e già puliti e privati di spine da un pescivendolo compiacente a cui (confesso) regalo sorrisi e moine in cambio di pesci già puliti. Con questo metodo sono riuscita a farmi sgusciare anche mezzo chilo di gamberi.
Ogni donna dovrebbe avere un pescivendolo compiacente nella sua vita.
E' fondamentale.
Come un pacchetto di fazzoletti nella borsa e il burrocacao a gennaio.
Non se ne può fare a meno.
Ma sto divagando, come al solito.
Che poi, invece di storcere la faccia in quel modo, l'avete mai provata la salsa aioli?
E' una cosa meravigliosa.
Certo, poi dovrete lavarvi i denti con l'idraulico liquido e non dovrete baciare nessuno per almeno 48 ore, però ne vale la pena.
Quindi, se non avete in programma un incontro romantico con "luomodellavostravita", armatevi di aglio e poco altro e preparate una salsa che resuscita i morti (letteralmente).
Io torno di là a fissare il mio forno freddo e pulitissimo, già sento un po' di nostalgia...
Stay tuned.


INGREDIENTI
500 grammi di sarde già pulite e aperte "a libro"
un uovo grande
pane grattugiato
sale
olio per friggere
limone per servire

Per la salsa aioli:
4 spicchi d'aglio
300 millilitri di olio di arachide)
2 tuorli d'uovo
1 tuorlo d'uovo sodo (facoltativo, io non l'ho messo)
un cucchiaio di succo di limone
sale

Lavare e asciugare con carta da cucina le sarde.
Passarle prima nell'uovo e poi nel pane grattugiato.
Friggerle in olio bollente.
Per la salsa, schiacciare gli spicchi d'aglio con lo spremiaglio, 
Preparare una specie di maionese con i due tuorli, aggiungendo l'olio a filo, il succo di limone, il tuorlo sodo (se lo usate) e l'aglio schiacciato.
Regolare di sale.
Si conserva in frigorifero una settimana.



CREMA SPALMABILE AL CIOCCOLATO SENZA NOCCIOLE E SENZA LATTOSIO


Buongiorno!
Siamo online con un inserto speciale di Blossom zine dedicato ad un argomento che mi sta molto a cuore: le allergie.
Il mio contributo è una crema spalmabile al cioccolato senza nocciole e senza lattosio.
Ho spulciato sul web un sacco di ricette ma, dopo vari esperimenti, l'unica a convincermi veramente è stata questa.
Io stessa sono intollerante al lattosio e poter avere a disposizione una crema al cioccolato che ne è assolutamente priva ha reso migliori le mie colazioni.
Certo, non è la nutella ma è comunque una valida sostituta, inoltre è vegana, il che non guasta.
Vi lascio qui sotto il link dell'inserto speciale dove, oltre alla mia ricetta, troverete tantissime notizie interessanti per chi soffre di allergie e intolleranze.






PLUMCAKE AL LIMONE E MIRTILLI



Prepari un dolce.
Scatti le foto.
Scrivi la ricetta.
Ti dimentichi di aver fatto tutte queste cose.
Fine.
Questa sono io, dovrei essere una blogger. Una food blogger. O una food writer.
Questo doveva essere il mio post pre-Pasqua. La mia proposta dolce per il picnic di Pasquetta.
Enniente. Non ce l'ho fatta.
Beate le blogger che hanno pubblicato interi menù pasquali dall'antipasto fusion alla colomba home made.
Niente, qui di fusion ci sono solo io.
Beate quelle che hanno scritto post chilometrici sui vantaggi della pizza di Pasqua preparata col lievito madre.
Niente, qui di madre ci sono solo io ed è già tanto che sono riuscita a far sopravvivere i miei figli (con e senza peli, a due e quattro zampe), dotati tutti di formidabili corde vocali e di uno svariato repertorio di suoni che usano per farmi capire che hanno fame-sete-scappapipì-scappacacca (ok, questo solo i figli pelosi) ma insomma, ci siamo capiti, perchè, per un qualcosa di VIVO (madonna che impressione), chiuso in un barattolo in frigorifero e che va rinfrescato-nutrito ogni tot numero di giorni non c'era nessuna speranza di sopravvivenza con la sottoscritta.
Beate quelle che hanno scattato foto meravigliose di tavolate all'aperto, di giardini pieni di fiori, di coperte stese sul prato davanti a casa.... io purtroppo ho un giardino che sembra devastato da un attacco di alieni psicopatici (invece è solo Mia che scava buche, 'tacci sua), l'erba è cresciuta così tanto che sul mio prato stanno girando il sequel di A Bug's Life e, l'unica volta in cui ho timidamente cercato di fotografare un fiore di campo che mi sembrava particolarmente carino, Mia si è accovacciata e l'ha annegato con la sua pipì (ri- 'tacci sua).
Quindi....
Nel mentre che dovevo postare la ricetta e fotografare fiori di campo morti annegati nella pipì di una labrador che pesa come una poltrona, dovevo comunque cucinare (tanto, tantissimo, che qui si mangia sul serio), fare passeggiate con relativa psicoterapia insieme alla labrador pisciona (funziona così: io e lei camminiamo fianco a fianco, io parlo a ruota libera raccontandole tutto quello che mi passa per la mente, lei grufola annusando in giro e ogni tanto mi guarda con aria saggia, alla fine torniamo a casa stremate entrambe. Prezzo della terapia: una ciotola di croccantini. Conveniente rispetto alle tariffe di un terapeuta umano.), guardare tanti film stupidi e qualcuno serio mangiando cioccolato come se non ci fosse un domani, perdermi in un vivaio per circa sei ore solo per scegliere un paio di piantine aromatiche provocando una crisi di nervi alla figlia numero uno.
Insomma, avevo da fare.
Detto ciò, questo plumcake è versatile, si adatta ai picnic come ai pomeriggi di tv, va bene a colazione e pure a merenda.
Insomma, beccatevi la ricetta di Pasquetta tre giorni dopo e siate felici.

Quellachecucina
(coadiuvata da Mia, alias LaPisciona, alias LaNera)



INGREDIENTI
250 grammi di ricotta
200 grammi di farina per dolci
100 grammi di maizena
200 grammi di zucchero
4 uova
100 grammi di burro fuso e raffreddato 
il succo di mezzo limone
la scorza grattugiata di un limone
una vaschetta di mirtilli
una bustina di lievito
un cucchiaino di essenza di vaniglia
zucchero a velo per decorare


Accendere il forno a 180 gradi.
Con le fruste elettriche montare la ricotta con lo zucchero fino a ottenere una crema spumosa.
Unire le uova, il succo e la scorza di limone, l'essenza di vaniglia e il burro.
Aggiungere la farina, la maizena e il lievito precedentemente setacciati.
Infarinare leggermente i mirtilli e poi aggiungerli al composto, mescolando delicatamente.
Con questo composto io ho riempito per tre quarti due piccoli stampi da plumcake ma è il quantitativo giusto per un plumcake di dimensioni normali...
Cuocere per circa 35 minuti poi controllare ed eventualmente proseguire la cottura per altri cinque minuti.
E' importante non far asciugare troppo il plumcake la cui caratteristica è proprio quella di restare morbidissimo e leggermente umido all'interno.




MUFFIN AL LIMONE CON IL CUORE DI FRAGOLA


Come sempre più spesso capita il post programmato era un altro.
Volevo parlarvi di questa primavera così piena di luce, volevo chiacchierare di caffè e dolcetti, volevo, per una volta, comportarmi da brava food blogger.
Ma ormai è chiaro che non fa per me. Fare la brava food blogger intendo.
Qui cani e gatti scrivono post (e non è una metafora), qui deliro, mi confesso, parlo di cose che non hanno niente a che vedere con la cucina.
E solo alla fine, se siete riusciti a non soccombere, vi do la ricetta del titolo.
Quella che appare nelle foto.
Forse...
Insomma, oggi alla fine voglio parlarvi di ansie e paure.
Non è che mi sto improvvisando terapeuta sia ben chiaro (anche perchè del terapeuta sono io ad averne bisogno).
Ma è che oggi ho avuto modo di riflettere, grazie ad una conversazione telefonica, su come le nostre ansie condizionano la visione di noi stessi e di chi ci circonda.
Grazie, hai scoperto l'acqua calda, direte voi.
Ma guardate che non è poi così scontato.
Se viviamo qualcosa (a cui magari teniamo molto) con troppo coinvolgimento emotivo, se amiamo qualcosa al punto di non accettare i nostri limiti in quell'ambito, se viviamo ogni errore come una catastrofe... siamo destinati a fallire.
Il troppo amore, la troppa passione per qualcosa, possono essere distruttivi, principalmente per noi stessi.
Se non accettiamo i nostri limiti non riusciremo mai a superarli. E' un dato di fatto.
Per andare avanti è necessario lavorare su questi limiti, ancora e ancora e ancora.
Bisogna che diventino il punto di partenza non la fine, non la scusa per fermarsi.
Bisogna smettere di guardare i risultati degli altri e concentrarsi sui propri obiettivi.
Se stiamo sbagliando non è colpa degli altri, siamo noi che stiamo facendo qualcosa in un modo che non è quello giusto.
Scappare sarebbe la soluzione più facile.
E la più sbagliata.
La soluzione? Pensare di meno o meglio scacciare i pensieri negativi, quelli che ci fanno stare male e che finiscono inevitabilmente per bloccarci.
E lavorare con positività, con il sorriso e con la volontà di chi crede in sè stesso e nelle proprie capacità. Accettando di sbagliare.
Questo è difficilissimo certo.
E' come trovarsi davanti ad una montagna altissima.
Possiamo decidere di non scalarla perchè è troppo faticoso e disperarci perchè non abbiamo le ali per superarla, invidiando furiosamente le aquile che volano leggere verso la vetta, senza alcuna fatica apparente.
Oppure possiamo accettare di non avere le ali, rimboccarci le maniche e iniziare la faticosa salita usando nel miglior modo possibile i mezzi a nostra disposizione. Accettando di scivolare mille volte tornando al punto di partenza, accettando il sudore e la fatica, accettando di metterci tanto e tanto tempo. Consapevoli che, se sapremo usare i mezzi a nostra disposizione, arriveremo in cima.
Anche se non sarà facile.
Anche se non abbiamo le ali.

Questo post è dedicato a tutti quelli che non accettano i propri errori, a quelli che si bloccano perchè hanno paura di sbagliare, a quelli che si disperano perchè non hanno le ali senza rendersi conto di avere braccia e gambe robuste e che si può accettare di camminare invece di volare. 
A quelli che lasciano che le proprie ansie condizionino la loro vita. 
A quelli che rinunciano perchè sono convinti che non riusciranno.


...NEVER GIVE UP...





INGREDIENTI

125 grammi di ricotta
150 grammi di farina per dolci
100 grammi di zucchero
2 uova
50 grammi di burro fuso e raffreddato
mezza bustina di lievito per dolci
la scorza di un limone grattugiata
fragole di media grandezza
zucchero a velo per decorare



Sono dei dolcetti buonissimi e molto scenografici.
Perfetti per il picnic di Pasquetta o per una merenda che mette buon umore.
La leggenda dice che hanno il potere di curare i cuori infranti e di infondere coraggio.
Basta crederci...

Ho acceso il forno a 180 gradi.
Ho montato la ricotta e lo zucchero con le fruste elettriche e ho aggiunto le uova, una alla volta. Ho unito poi la scorza di limone e il burro fuso.
Ho setacciato la farina e il lievito e ho unito agli ingredienti liquidi mescolando solo il tempo di amalgamare il tutto.
Ho riempito i pirottini da muffin per due terzi e ho inserito una fragola in ogni pirottino.
Ho cotto i muffin per 18 minuti ma controllate la cottura, varia a seconda del forno.
Ho decorato con poco zucchero a velo.





SANDWICH AL BACON CON UOVA AL BURRO


Premetto che io sono sempre stata una creatura invernale, una di quelle a cui l'autunno, invece dell'effetto letargo, fa l'effetto di una flebo di caffè al ginseng.
L'aria frizzantina dell'autunno mi da la carica, mi sprona a fare mille cose, mi rende felice.
Dopo l'apatia, conseguenza della canicola estiva, i primi refoli di aria fresca mi fanno scattare come un pupazzo a molla.
Di solito.
O meglio, così è stato fino a quest'anno.
Perchè quest'anno ho vissuto un autunno e poi un inverno decisamente anomali.
Niente energie vitali al massimo, niente buonumore nelle mattine fredde, niente voglia di fare mille cose.
Ma nemmeno cento.
O dieci.
Per dire.
Nemmeno a Natale ho sentito quel fremito familiare, eppure è sempre stato il mio momento dell'anno preferito. Nemmeno le lucine, l'albero e il tacchino ripieno. Niente.
Al posto della festosa Pollyanna nella mia testa ha stazionato Scrooge.
Così l'autunno è passato, l'inverno pure e siamo arrivati a Marzo.
E qui, fra i primi tepori e le prime fioriture, oltre alla consueta allergia primaverile (con conseguenti occhi rossi e l'aria di una che ha pianto tutta la notte), è arrivato quel piccolo fremito.
Quella piccola scossa che si chiama "vogliadifare".
Completamente fuori stagione (almeno per i miei parametri) è cominciata quella sensazione che mi rende un filo ipercinetica e che ha fatto sì che questa mattina afferrassi il guinzaglio della povera Mia e me la trascinassi in una camminata veloce di tre chilometri e mezzo.
Poi, non contenta, arrivata a casa sono partita con una sessione di riordino da paura arrivando a dividere le formine tagliabiscotti per dimensione e i pirottini da muffin per gradazione di colore.
Ho fatto e steso tre lavatrici, preparato il pranzo e messo a cuocere un ragù per cena.
Ho cambiato lenzuola e lavato pavimenti.
Ho risposto alle mail, riordinato i file presenti nel mio pc e ho rimesso in ordine il cassetto del mio comodino dove di solito infilo tutto quello che "almomentononsopropriodovemettere".
Tutto questo prima di mezzogiorno.
Alle 13,30 ero cotta brasata e sono entrata in una dimensione parallela, fissando per un un numero imbarazzante di minuti lo schermo del pc, prima che mio figlio mi facesse notare che fissavo la home di google.
Alle 14,30 vagavo per casa bevendo caffè.
Alle 15,30 rimasta momentaneamente sola (evento anomalo a casa mia che di solito ha lo stesso traffico dell'aeroporto di Londra) ho perso i sensi per qualche minuto (no, non vi dirò mai per quanti minuti).
Alle 16,30 ho dovuto fare i conti con alcune certezze:
- è arrivata la primavera e non so se è un bene o un male
- il mio personale orologio biologico si è completamente sfasato
- il fatto che io stia vivendo la mia ipercinesi autunnale con sei mesi di ritardo e in prossimità dei primi caldi (che notoriamente non sopporto) mi porterà a breve al collasso
- forse (ma sottolineo "forse") potrebbero cominciare a piacermi la primavera e l'estate (ma non ditelo alle mie amiche che poi mi stressano dicendo "te l'avevo detto io!" e "ce ne hai messo di tempo a capirlo!" e tutte quelle cose che dicono le amiche quando sono convinte di averti convinta di qualcosa (e passatemi il giro di parole).
Alle 20,40 mi rendo conto che questo post (che ho finito di scrivere proprio ora) non ha assolutamente senso.
Perdonatemi, ormai è tardi e non intendo riscriverlo...

p.s.: dite la verità... un po' i miei deliri vi mancavano!

Quellachecucina
alias Labloggerdelirante
alias Lacuocaipercinetica
alias......

ok, la smetto.



INGREDIENTI
(per due sandwich)
200 grammi di bacon affettato sottile
4 fette di pane in cassetta
4 fette sottili di fontina
2 uova
una noce di burro
sale
pepe
insalata mista per servire
olio
succo di limone

Questa più che una ricetta è un'idea per un pranzo veloce ma d'effetto.
Carpita da una trasmissione televisiva di cucina (complice la figlia numero tre che, come sapete, guarda compulsivamente ogni programma a tema culinario.
Preparare due sandwich farciti con la fontina.
Avvolgerli bene nelle fette di bacon.
Scaldare una padella antiaderente e far rosolare bene i sandwich.
Toglierli dalla padella e tenerli in caldo.
Nella stessa padella far sciogliere una noce di burro e cuocere de uova.
Preparare una vinagrette con olio, limone, sale e pepe e condire l'insalata.
Servire il sandwich con l'uovo su un letto di insalata.