CROSTATA CON MIRTILLI E GANACHE AL CIOCCOLATO BIANCO

 


E' passato così tanto tempo da quando ho scritto una ricetta qui sul blog che è addirittura cambiata l'interfaccia di blogger.
Ho aperto il blog e mi sono resa conto che tantissime funzioni sono cambiate.
Mi sono sentita strana.

Ciao.

Sono qui, sono tornata. Stavolta sul serio.
O almeno credo, non voglio fare promesse.
Lasciamo che le cose scorrano e, mentre le lasciamo scorrere, cuciniamo. 
Che ha sempre il suo perchè. 
E poi mangiamo ovviamente.
Ma proviamo a farlo in modo diverso.
Perdiamoci nella dolcezza della ganache al cioccolato bianco.
Assaporiamo la freschezza dei mirtilli.
Buttiamoci nella croccantezza profumata della frolla.
Da sempre penso che il cibo sia un'esperienza da vivere con tutti i nostri cinque sensi.
Ora ancora di più.
Ci avviamo verso la fine di un anno assurdo.
Facciamo che prendiamo quanto di buono ci è stato insegnato, ovvero che il segreto della felicità sta proprio nelle piccole cose, nelle straordinariamente normali esperienze quotidiane.

Facciamo che non è solo una crostata ma un pezzetto di felicità.


INGREDIENTI

Per la frolla:
300 grammi di farina 00
200 grammi di burro tagliato a pezzi piccolissimi
100 grammi di zucchero
1 uovo

Per la ganache:
300 grammi di cioccolato bianco grattugiato
200 grammi di panna fresca

Per la composta di mirtilli:
200 grammi di mirtilli
90 grammi di zucchero di canna

Per decorare:
mirtilli freschi
foglie di menta
gocce di cioccolato bianco

Per la frolla ho inserito nella planetaria la farina, lo zucchero, il burro e ho azionato ottenendo delle "briciole". Ho unito l'uovo sbattuto e ho azionato brevemente fino ad ottenere una palla che ho messo a riposare in frigorifero.

Ho preparato la composta facendo cuocere per una ventina di minuti i mirtilli con lo zucchero e poi ho frullato grossolanamente con un frullatore ad immersione.

Per la ganache ho portato quasi a bollore la panna che ho poi tolto dal fuoco, ho versato il cioccolato bianco grattugiato e ho mescolato fino ad ottenere una crema.

Ho rivestito con la frolla uno stampo da crostata, ho bucherellato il fondo con i rebbi di una forchetta, ho coperto con la carta forno e dei legumi secchi.

Ho cotto la base in forno già caldo a 180° per circa 15 minuti poi ho tolto la carta forno con i legumi e ho lasciato cuocere per altri 10 minuti.

Ho lasciato raffreddare e poi ho spalmato la superficie con la composta e ho messo in frigorifero per dieci minuti.

Ho poi versato sulla composta la ganache e ho rimesso in frigorifero. Per solidificare occorreranno almeno quattro ore.

Prima di servire ho decorato con mirtilli freschi, gocce di cioccolato bianco e foglie di menta.





I NUOVI INIZI

Buffo riaprire il blog dopo più di un anno e avere un attimo in cui resto disorientata perchè mi sembra di non ricordare quello che devo fare.
Poi, come respirare e camminare, tutto viene naturale e le dita corrono sulla tastiera.
Ciao blog. Ciao casetta virtuale. Ciao lettori e lettrici.
E' passato più di un anno. Un anno denso e appiccicoso, uno di quegli anni che non puoi dimenticare.
Vi avevo lasciato con un post pieno di serenità in cui raccontavo un nuovo stile di vita, lento, sereno e consapevole. E ci credevo veramente.
Ma, come spesso accade nella vita, il fato aveva deciso diversamente.
Poco dopo la pubblicazione di quel post hanno iniziato a caderci in testa una serie di sassolini che poi sono diventati pietre di considerevole dimensione ed infine una vera e propria pioggia di meteoriti.
In questo anno sono successe più cose che non negli ultimi dieci anni.
Alcune le abbiamo del tutto superate, altre sono "in lavorazione" e altre ancora in alto mare.
Fra tanti sassi più o meno grandi però c'è stato un evento che ci ha davvero cambiato la vita in meglio anche se è stato preceduto da così tante lacrime che ad un certo punto ho pensato che il mio corpo non avrebbe potuto produrne altre.
Chi mi segue su Instagram già sa, però provo a raccontare anche qui.
Lo scorso luglio abbiamo ricevuto una notizia meravigliosa: la mia bambina più grande sarebbe diventata mamma alla fine di marzo. Ancora ricordo la gioia, le farfalle nella pancia, l'assoluta felicità. Ci siamo innamorati subito di quel fagiolino colmo di promesse.
Il 20 di marzo era la data presunta del parto.
Ma il 13 dicembre, nell'unica giornata di neve di questo strano inverno, è nata Olivia, con un cesareo d'urgenza dovuto ad una grave forma di gestosi che ha colpito la sua mamma.
Non potrò mai dimenticare la paura, lo sconcerto, il gelo che sentivamo.
Olivia alla nascita pesava solo 590 grammi.
Non ci sono stati fiocchi di nascita, palloncini e festeggiamenti.
Solo lo sguardo preoccupato del neonatologo che parlava di basse probabilità di sopravvivenza.
Sono stati mesi bui, spaventosi.
Ma, a discapito di tutte le nefaste previsioni, la nostra Olivia ha lottato e ce l'ha fatta.
Olivia ha la grinta di un supereroe, è la dimostrazione che i miracoli esistono.
Mi ha cambiata profondamente perchè ora so che niente è impossibile.
A Marzo Olivia è uscita dall'ospedale ed è finalmente andata a casa con la sua mamma e il suo papà.
Contemporaneamente io ho iniziato a collaborare con una donna fantastica che mi ha ridato fiducia nelle persone e nel mondo del lavoro. Un lavoro nuovo che mi ha consentito di lavorare nella dimensione che mi è più congeniale, lo smart working.
Poi è arrivato il lockdown.
Nelle settimane di isolamento per fortuna ho continuato a lavorare da casa.
Ho anche pensato tantissimo.
Ho riflettuto su chi sono e su chi voglio diventare. E ci sto lavorando.
Abbiamo ancora tanti macigni da far rotolare via ma anche tanta forza per spingerli via.
Quindi è il momento di ricominciare anche con il blog.
Ricomincio piano, in punta di piedi. Ho quasi timore perchè devo ricominciare a sentire mio questo spazio. Devo ritrovare la voglia e la disinvoltura nel condividere.
Ho tante cose da dire ma devo trovare il modo giusto per dirle.
Intanto sono qui. Mi siete mancati...



RISOTTO CON PISELLI FRESCHI E MENTA


C'è qualcosa di terapeutico nella preparazione del risotto.
I passaggi irrinunciabili, la necessaria lentezza, la cura che bisogna mettere nella scelta degli ingredienti: trovo che preparare un buon risotto sia una coccola per l'anima prima che per il palato.
In realtà, in una cucina slow, tutto parte dalla spesa.
Mi piace moltissimo fare la spesa al mercato o in quei capannoni "dal produttore al consumatore" dove la frutta e la verdura sono sempre freschissime e spesso bio.
Poter scegliere quello che la mia famiglia ed io mangeremo è un vero e proprio privilegio.
Inoltre, in questo modo, si evitano gli odiati imballaggi in plastica che purtroppo pullulano nella grande distribuzione.
Un consiglio che non mi stancherò mai di dare è quello di mangiare in modo stagionale, preferire prodotti di stagione ci garantisce sapore e genuinità. In fin dei conti ci sarà pur un motivo se le fragole maturano in primavera e i fichi a settembre. Provate ad assaggiare gli stessi frutti fuori stagione: sono praticamente insapori.
In cucina lo slow living è anche cucinare partendo da zero, non comprando cibi già pronti oppure insalate in busta e verdure già tagliate.
Partire dalla materia prima dà grande soddisfazione (non sottovalutate mai il potere terapeutico di tagliare le verdure), migliora il gusto e, non ultimo in quanto ad importanza, fa risparmiare denaro.
Qualcuno potrebbe obiettare che per fare tutto questo bisogna avere tempo e su questo non discuto. Il fatto è, però, che basta organizzarsi.
Se, ad esempio, prepariamo un buon brodo di verdure, possiamo farne in abbondanza e conservarlo in freezer pronto per usi futuri.
Se facciamo una spesa settimanale e abbondante di verdure possiamo dedicare un paio d'ore a pulirle e magari cuocerle in modo da avere in frigorifero tante basi per le nostre ricette.
Sono tanti piccoli passi per abbracciare uno stile di vita più lento e immensamente più soddisfacente.



INGREDIENTI 
(per 4 persone)

- 320 grammi di riso (per noi Carnaroli)

- 400 grammi circa di piselli freschi già puliti 
(per ottenere 400 grammi bisogna sbucciare circa un chilo di piselli)

- 1 cipollotto fresco

- 1 manciata di foglioline di menta fresca

- brodo di verdura
(io l'ho preparato con carota, un pezzetto di sedano, mezzo cipollotto e una manciata di baccelli di piselli)

- un bicchiere di vino bianco

- un pizzico di zucchero

- olio extravergine

- sale e pepe

- a piacere parmigiano grattugiato


In una casseruola ho versato un filo d'olio, i piselli, un pizzico di sale, lo zucchero e un mestolo di brodo. Ho portato a cottura i piselli (ci hanno messo circa 8-9 minuti).

Ho frullato metà dei piselli insieme alle foglioline di menta, un cucchiaio d'olio e a un mestolo di brodo ottenendo una crema liscia.

Ho tritato il cipollotto e l'ho lasciato ammorbidire con poco olio in una pentola adatta per il risotto.

Ho unito il riso e l'ho fatto tostare per qualche minuto sfumando poi con il vino bianco.

Una volta evaporato il vino ho unito un mestolo di brodo caldo e subito dopo i piselli non frullati che avevo tenuto da parte.

Ho portato a cottura il risotto e, poco prima di spegnere, ho unito la crema di piselli e menta mescolando bene.

Ho regolato di sale e ho aggiunto un po' di pepe.

Se piace aggiungere un po' di parmigiano grattugiato.







SLOW LIVING: LA NUOVA ME




Da un po' di tempo avevo parecchia confusione in testa e non sapevo bene come portare avanti (o concludere) la mia attività su questo blog.
Come ho scritto qualche giorno fa su instagram da quando ho aperto il blog sono cambiata tantissimo ed è cambiata tantissimo la mia vita. Posso tranquillamente affermare di essere un'altra donna. E non mi riconoscevo più in in questo spazio virtuale.
Amo ancora cucinare e adoro il cibo ma negli ultimi anni le mie scelte alimentari sono via via cambiate portandomi verso una cucina più sana e quasi prevalentemente vegetariana. Cucino e mangio ancora la carne (di più il pesce) ma nel quotidiano prediligo riso, pasta, cereali (meglio se integrali), verdura e frutta.
Ho scoperto un mondo di sapori nuovi e ho fatto mio un consumo più consapevole del cibo in generale.
Diciamo che tutto questo è avvenuto anche perchè, ad un certo punto, il mio corpo mi ha presentato il conto e proprio i problemi di salute mi hanno fatto capire che molto di quello che siamo dipende da quello che mangiamo.
Da oggi sul blog voglio raccontarvi le meravigliose ricette che ho scoperto, i profumi delle erbe aromatiche, la leggerezza appagante di tante pietanze che saremmo portati a definire "tristi" ma che in realtà, con gli opportuni accorgimenti, diventano un tripudio di sapori.
Si parlerà di cucina dunque  ma anche di una scelta di vita più green ed ecosostenibile.
In un mondo che va alla deriva a causa del nostro enorme impatto ambientale credo fermamente che ognuno di noi debba, seppur nel suo piccolo, impegnarsi per poter lasciare alle generazioni future la nostra terra nelle migliori condizioni possibili.
Parleremo quindi di tutti i modi in cui possiamo evitare gli sprechi, delle alternative che abbiamo nel nostro quotidiano rispetto alla plastica e ai prodotti usa e getta.
E' un percorso che, nel mio caso, è tutto in divenire ma mi piacerebbe davvero condividerlo con voi.



Ma l'argomento principale di questo blog, il leitmotiv di ogni post sarà il vivere la vita più lentamente.
"Slow living", letteralmente "vita lenta".
Ultimamente lo leggiamo un po' ovunque, è qualcosa che (per fortuna) sta interessando sempre più persone.
Qualcuno la considera una moda per pochi privilegiati ma non è affatto così e di questo voglio raccontarvi in questo mio piccolo spazio.
Credo che ognuno di noi possa cercare e trovare il modo di vivere con più lentezza, che tutti noi possiamo ritagliarci del tempo compatibilmente con il nostro lavoro e con le nostre vite più o meno incasinate.
Fino a poco tempo fa le mie giornate erano una corsa affannata che spesso mi lasciava stanca e insoddisfatta.
Non che io facessi chissà quali grandi cose, semplicemente tendevo a riempire il tempo di incombenze, molte delle quali assolutamente non prioritarie.
La corsa cominciava appena sveglia quando tra colazioni, letto da rifare, casa da riordinare, spesa, lavoro, figli, impegni vari, arrivavo alle 9 del mattino già stanca e stressata senza avere nemmeno il tempo di fare colazione, trangugiando un caffè e ingoiando un insapore snack confezionato di solito mentre facevo la spesa online.
Mi sono resa conto con orrore che finivo col comprare e cucinare sempre le stesse cose, dando la preferenza a cibi facili e veloci da preparare, proprio io che adoro cucinare!
Mi sono anche accorta che stavo dando per scontate tante cose e soprattutto le persone che amo.
Stavo dando per scontata anche me stessa in realtà.
Poi sono successe due cose: ho perso il mio lavoro (la crisi ha fatto dare un taglio all'azienda con cui collaboravo) e ho cominciato a stare male fisicamente.
E' stato allora che ho cominciato a rallentare, ad ascoltarmi e ad ascoltare.
E' stata una rivelazione.
Ho capito che, soprattutto noi donne, siamo state cresciute (e cresciamo le nostre figlie) seguendo un modello di vita che ci fa credere che più facciamo più siamo brave: il lavoro in cui dobbiamo eccellere, i figli che vogliamo sempre puliti, ben vestiti e perfetti, la casa che pretendiamo sia lucida e splendente... tutte cose che assorbono il nostro tempo senza lasciarne per noi e per le cose che ci piacciono veramente.
Ho smesso di seguire il modello di perfezione che comunque non raggiungevo mai e mi sono seduta a riflettere.
Abbiamo un vita sola che passa in un soffio.
E io ho deciso di riempire la mia d'amore e di bellezza.



Adesso quando mi sveglio al mattino mi prendo tutto il tempo che mi serve (basta svegliarsi un po' prima...).
La mia colazione è calma e ricca di cose sane.
Mi prendo il tempo che mi serve per me stessa e per dimostrare amore ai miei figli e al compagno della mia vita. Scelgo con cura cosa cucinare, mi preparo una tisana da sorseggiare durante la giornata. Svolgo le mie incombenze con serenità, prendendomi delle pause quando ne sento il bisogno.
Se ho qualcosa di meglio da fare lascio che sui mobili ci sia la polvere e che sul pavimento ci siano i peli di Giotto e Mia.
Mi concedo tempo per apprezzare le cose belle della vita e cerco di affrontare i problemi con determinazione e positività.
Sto vivendo un momento molto appagante e sono una persona fortunata, una mamma felice e una donna molto innamorata.
Ma soprattutto sto imparando ad amarmi e a prendermi cura di me stessa, consapevole che non possiamo sperare che gli altri ci amino se siamo noi per primi a non amarci.
Nei prossimi post, attraverso ricette consigli e condivisione di esperienze voglio raccontarvi nei particolare questo stile di vita lento che sta facendo di me una donna nuova...
(stay tuned)





SPAGHETTI ALLA NERANO


Devo confessare di essere una perfezionista patologica.
E di avere serie manie che spesso mi portano a fare e rifare una cosa finchè non viene perfetta.
Questo si ripercuote nella vita di tutti i giorni e soprattutto in cucina.
Perchè ci sono dei piatti apparentemente semplici che si rivelano invece assolutamente insidiosi.
Metti, ad esempio, la cacio e pepe.
Alzi la mano chi riesce ad ottenere sempre quella splendida cremina che la caratterizza.
Io no.
Giuro che le ho provate tutte, ho cucinato decine di cacio e pepe, ho persino guardato dei video ma la cremina è (nel mio caso) un evento puramente casuale. Eppure seguo la ricetta alla lettera, metto in pratica tutti i trucchetti ma... nulla. La cremina a volte resta splendidamente cremosa e avvolge la pasta alla perfezione altre volte si coagula e finisce con somigliare ad una pasta alla sorrentina però in bianco.
Ora sono certa che qualcuno si starà chiedendo perchè vi parlo della cacio e pepe in un post dedicato agli spaghetti alla Nerano ma è presto detto: il "problema" è simile.
Solo che con la Nerano, grazie anche alla presenza dell'olio, sono riuscita ad ottenere un risultato ottimo mentre sto ancora andando a scuola di cacio e pepe...

Ora, mio marito è (per ora) felice di assaggiare e di dare pure un voto (pover'uomo) alle innumerevoli cacio e pepe che gli propino ma temo che presto inizierà a ribellarsi.
Le figlie non mangiano formaggi quindi sono fuori dai giochi e il figlio è nella sua fase "proteica" e quindi la pasta non la mangia (in compenso mangia chili di pizza ma non rilascia spiegazioni al riguardo...).
Mi resta solo il povero marito ma non so per quanto ancora reggerà...
Quindi, se avete un segreto per la cacio e pepe perfetta ditemelo subito! Io in cambio condivido con voi i segreti per una Nerano davvero meravigliosa (e se lo dico io che non sono mai completamente soddisfatta, dovete credermi).

Prima di cominciare però è doverosa una premessa.
Nessuno conosce la vera ricetta degli spaghetti alla Nerano.
Pare sia stata inventata nelle cucine del ristorante Maria Grazia, appunto, a Nerano e che la sua versione originale non sia mai stata divulgata.
Perciò è una di quelle ricette di cui nessuno ha la verità in tasca.
Possiamo solo cercare di cucinarla nel miglior modo possibile cercando di non snaturarla.



♥ il primo segreto per una Nerano perfetta è il formaggio che deve essere il provolone del monaco, un formaggio tipico campano (io lo trovo in un negozio della zona che vende specialità tipiche campane) ma mi dicono che si può trovare anche nei supermercati più forniti. Qualcuno suggerisce che, in assenza del provolone giusto, si può optare per un normale provolone semistagionato ma io non ho mai provato

♥ le zucchine devono essere tagliate sottili (non più di due millimetri) ed è meglio non utilizzare un robot da cucina per poter avere fettine intere (io uso una mandolina, cercando di non affettarmi le dita)

♥ la frittura delle zucchine deve essere fatta rigorosamente in olio extravergine e non in olio di semi; l'olio deve essere ben caldo e la frittura breve, le zucchine non devono annerirsi; vanno poi lasciate asciugare su carta per fritti, conservando l'olio di cottura perchè se ne aggiungerà un po' alla pasta

♥ la pasta va cotta in poca acqua in modo da avere un'acqua ricca di amido che favorirà la mantecatura finale

♥ la mantecatura va fatta fuori dal fuoco unendo poca acqua di cottura alla volta


INGREDIENTI
(per 4 persone)
380 grammi di spaghetti di ottima qualità
6 zucchine grosse (devono essere circa 800 grammi)
80 grammi di provolone del monaco grattugiato
40 grammi di parmigiano grattugiano
due cucchiai di pecorino grattugiato
un pezzetto di burro
basilico fresco
olio extravergine 
sale
pepe


Ho tagliato le zucchine sottili e le ho fritte in una padella larga poche alla volta in olio extravergine ben caldo per pochi minuti.
Le ho scolate e le ho lasciate asciugare su carta assorbente.
Ho buttato buona parte dell'olio tenendone nella padella solo qualche cucchiaio.
Ho cotto la pasta in poca acqua (salata con moderazione) e l'ho scolata molto al dente tenendo da parte una tazza di acqua di cottura.
Ho rimesso nella padella con l'olio le zucchine, ho acceso la fiamma e ho unito un mestolino di acqua di cottura.
Ho versato la pasta in padella e l'ho portata a cottura aggiungendo poca acqua alla volta.
Ho tolto la padella dal fuoco e ho unito il burro e i formaggi mescolando velocemente con un forchettone unendo ancora un paio di cucchiai di acqua di cottura e il basilico spezzettato.
Ho spolverizzato con un po' di pepe nero macinato al momento.

Se la provate fatemi sapere come vi è venuta! ♥








CARROT CAKE PER SEGUILESTAGIONI




In ritardo con il post di Marzo per Seguilestagioni, sai che novità.
Da tempo è così, non riesco ad organizzarmi, parto bene facendo planning e liste e poi mi perdo inesorabilmente.
Marzo è iniziato da sei giorni e l'ingrediente scelto da me sono le carote che ho odiato profondamente da bambina almeno quanto adesso le amo.
In particolare la torta di carote che ho provato in mille versione ma che voglio proporvi nella versione che ormai è quella "di famiglia".
Di solito questa è la torta che prepara la figlia numero 3, è la SUA torta  ma stavolta mi ha gentilmente concesso la ricetta.
Prima della ricetta però, com'è consuetudine per Seguilestagioni, devo spendere qualche parola per Marzo, mese da me odiato/amato quasi quanto le carote.
E' un Marzo particolare questo che alterna giorni quasi caldi di primavera a mattinate nebbiose quasi novembrine.
Per Marzo avrei delle richieste, se vorrà ascoltarmi tra un raggio di sole, uno scroscio di pioggia e una mattina di nebbia. Ho una lista di "vorrei" caro Marzo...

♥ vorrei ogni mattina avere colazioni profumate di torte e brioches e tazze di caffelatte al caramello
♥ vorrei avere sempre fiori sul tavolo della cucina, vorrei che fossero ranuncoli e tulipani e margherite bianche oppure fiori di campo e anemoni
♥ vorrei che la mia casa profumasse di pane, caffè e bucato steso al sole
♥ vorrei finalmente un giardino in ordine
♥ vorrei giorni pigri e mattinate davanti al lago
♥ vorrei parole d'amore e mani intrecciate
♥ vorrei continuare a sentirmi amata come mi sento adesso
♥ vorrei avere più tempo per leggere
♥ vorrei avere più tempo per scrivere
♥ vorrei un fine settimana fatto di stradine da scoprire, profumo di mare e notti di abbracci
♥ vorrei riuscire a preparare la focaccia perfetta
♥ vorrei riuscire a non preoccuparmi più
♥ vorrei vedere i miei figli sempre felici e sani
♥ vorrei leggerezza e serenità
♥ vorrei sorridere di più
♥ vorrei continuare ad innamorarmi, ogni giorno





INGREDIENTI
(la mia è una tortiera da 18 centimetri)
3 uova
100 grammi di zucchero di canna
180 grammi di sciroppo d'acero
180 ml di olio di semi (io ho usato olio di riso)
190 grammi di farina addizionata con lievito
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di bicarbonato
mezzo cucchiaino di cannella
4 carote piccole (oppure 2 grandi)
180 grammi di noci già sgusciate

Per il frosting:
300 grammi di mascarpone
120 grammi di zucchero a velo vanigliato


Per prima cosa ho imburrato e infarinato la mia tortiera.
Ho acceso l forno a 180 gradi.
Ho tritato nel robot da cucina le carote e le noci.
Ho preparato il frosting semplicemente mescolando in una ciotola il mascarpone con lo zucchero a velo vanigliato, l'ho coperto con pellicola da cucina e l'ho messo a riposare in frigorifero.
Con la planetaria ho montato molto bene le uova con lo zucchero di canna, ho poi aggiunto a filo lo sciroppo d'acero, l'estratto di vaniglia e l'olio.
Ho diminuito la velocità e ho aggiunto la farina, il bicarbonato (precedentemente setacciati) e la cannella.
A mano, usando una spatola di silicone per non smontare l'impasto, ho unito con delicatezza le carote e le noci.
Ho versato nella tortiera e ho infornato nella parte bassa del forno.
La mia torta si è cotta in 40 minuti ma fate sempre la prova stecchino prima di sfornarla.
Attenzione: non aprire il forno per i primi 25-30 minuti e, trascorso quel tempo, controllare la superficie perchè è una torta che tende a colorarsi un po' troppo. Io negli ultimi 10 minuti ho appoggiato sulla parte superiore un foglio di carta stagnola.

Ho sfornato la torta, l'ho lasciata intiepidire e poi l'ho capovolta su un'alzatina per poter avere una superficie liscia da decorare con il frosting.





La lista della spesa di Marzo, per uno stile di vita e una cucina più ecologici e naturali



Le blogger di #seguilestagioni:

Alisa - AliseHomeShabbyChic
Beatrice - Beatitudini in cucina
Ely - Nella cucina di Ely
Enrica - CoccolaTime
Francesca - Crudo e cotto
Ilaria L. - Biologa nutrizionista
Ilaria T. - Soffici 
Lisa - Lismary's Cottage
Maria - La mia casa nel vento
Miria - 2 amiche in cucina
Monica - Fotocibiamo
Simona - Pensieri e pasticci
Sisty - I biscotti della zia
Susy - Coscina di pollo

Seguiteci anche sulla nostra pagina facebook:
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FOCACCIA CON PATATE, ORIGANO E PANCETTA


Sta incredibilmente pubblicando un post!!!
Un evento che già di per sè ha dell'incredibile.
Se poi aggiungiamo che è la ricetta di un cibo che (finalmente) piace anche a me raggiungiamo realmente l'apice dello straordinario.
Cioè l'umana (che ultimamente, diciamoci la verità, cucinava solo schifezze) ha preparato una cosina che contiene la ciccia e ha la consistenza del pane. Peccato per la presenza delle patate che noi cani non gradiamo tantissimo e per quell'erbetta strana che ha sparso ovunque ma in tempi difficili bisogna sapersi accontentare.
Qui di fianco ho la Nera che, come sempre davanti al cibo, sbava in modo vergognoso.
Ancora dopo anni mi chiedo quale terribile malattia mentale abbia portato la mia umana a portare a casa la Nera.
Certo ai tempi era piccola e morbida, una cosetta graziosa insomma.
Nessuno poteva prevedere che sarebbe diventata grande come una poltrona, imbranata e pasticciona in modo insopportabile, sbavante e appiccicosa.
Ha questo problema dell'affetto, lei, nel senso che deve dimostrarlo sempre e a chiunque.
E lo fa nei modi più plateali e fastidiosi, lanciandosi addosso col suo peso da macigno, leccando e sbavando e muovendo quella sua enorme coda capace di spazzolare via ogni oggetto (e piccolo cane) nel raggio di dieci metri.
Una condanna la Nera.
Un peso che mi porto addosso con la dignità e l'eroismo che mi contraddistinguono.
Certo, direte voi, un cagnolino così perfetto dovrebbe essere un esempio da seguire per ogni cane (e pure per molti umani) ma la Nera non ha mai voluto imparare.
Ho cercato di insegnarle a mangiare con lentezza ma lei svuota la sua (enorme) ciotola nei pochi secondi che io impiego per raggiungere la mia. Quasi sempre finisce per ingozzarsi emettendo suoni a dir poco disgustosi.
Ho provato ad insegnarle a bere per benino dalla ciotola ma lei infila tutto il muso nell'acqua grufolando come un porcellino e spargendola tutta intorno. Poi, con la bocca ancora piena, corre per tutta la cucina spargendo acqua e bava ovunque. Uno spettacolo francamente agghiacciante.
Ho tentato di insegnarle ad abbaiare agli estranei ma lei scodinzola e saltella felice davanti a chiunque e sono certa che, se solo le fosse permesso, riempirebbe tutti di baci seminando il terrore in ogni umano che incontra (provate voi ad avere un mostro di quasi quaranta chili che vi si lancia addosso per leccarvi la faccia... sono traumi da cui è difficile riprendersi.
Ecco, mi rendo conto adesso che invece di parlarvi della cosina buona cucinata dalla mia umana vi ho di nuovo parlato della Nera, croce (senza delizia) della mia esistenza.
Vabbè, passo la tastiera all'umana così vi scrive la ricetta.
Cià dal vostro

Giotto ♥



♥♥♥♥♥♥♥♥





INGREDIENTI

300 grammi di farina manitoba
200 grammi di farina di farro
mezza bustina di lievito di birra disidratato
un cucchiaino di miele
300 grammi di acqua appena tiepida
due patate
100 grammi di pancetta coppata (o quella che preferite)
sale
pepe nero
origano
olio extravergine

Una focaccia che è nata per smaltire della pancetta che avevo in frigorifero e un fondo di farina di farro ma che alla fine ci è piaciuta così tanto che ho voluto condividerla con voi.
Ho messo nell'impastatrice le farine, il lievito il miele e ho aggiunto l'acqua a poco a poco.
Infine ho aggiunto il sale.
Ho trasferito l'impasto sulla spianatoia e l'ho lavorato a mano per qualche minuto.
L'ho messo in una ciotola coprendolo con la pellicola da cucina e l'ho lasciato lievitare nel forno spento con solo la lucina accesa per 3 ore.
Ho steso l'impasto nella teglia e l'ho lasciato riposare per mezz'ora.
Intanto ho cotto le patate in padella a fuoco basso con un filo d'olio e poco sale e una volta cotte le ho schiacciate grossolanamente.
Ho distribuito le patate sull'impasto, ho condito con poco olio e origano e ho infornato nel forno preriscaltato a 220 gradi nella parte bassa del forno.
La mia focaccia si è cotta in 25 minuti ma controllatela dopo 20 perchè ogni forno è diverso.
Ho distribuito la pancetta sulla focaccia e ho aggiunto pepe nero macinato al momento.